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DolceRoma

Regia di Fabio Resinaro vedi scheda film

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La recensione su DolceRoma

di Furetto60
6 stelle

Tragicommedia grottesca, a tratti farsa cupa. Mix di vari generi. Nel complesso non male

Andrea Serrano è un giovane aspirante scrittore alle prime armi, nel cassetto ha un libro intitolato “Non finisce qui” e il sogno di poterlo pubblicare. Nel frattempo, per tirare a campare, è costretto a fare l’inserviente in un obitorio, aspettando la grande occasione della sua vita. Un giorno sconsolato e disilluso, Andrea, a sorpresa, viene convocato da un famoso produttore cinematografico, tale Oscar Martello, un pirotecnico e cialtrone impresario del cinema, cinico e arrogante, che ha sposato per interesse una donna ricca, con la speranza di incrementarne il comune patrimonio, lo accoglie nella sua villa barocca, gigioneggia alla grande, ostentando le sue stravaganti intuizioni cinematografiche, tratta tutti a pesci in faccia ed è sempre sopra le righe, vive al top ,tra party e cocaina, va spesso fuori giri. Oscar dice di aver letto e apprezzato il suo libro, ma in realtà lui i libri non li legge mai, ha solo dato una occhiata alle prime pagine, che però gli sono piaciute e ha deciso di trasporlo sul grande schermo per farne un film di successo. Ma i capitali a disposizione sono modesti, il regista è inconcludente e il risultato è disastroso. Alla prima, in proiezione privata, tutti si accorgono che è un flop annunciato. Sembra proprio che non ci sia niente da fare. L’attrice protagonista per non rovinarsi la reputazione decide di distruggere tutti gli hard disk che contengono il montato del film. Oscar Martello però non può proprio permettersi questo fallimento, il distributore Remo Golia nonché la sua consorte, gli stanno alle costole e non gli fanno più credito. Andrea allora ha la grande idea, in combutta con Oscar, per attirare attenzione sul film, architetta un apparente sequestro operato dalla camorra, ai danni dell’attrice protagonista del film, per far credere all’opinione pubblica, che l’opera è talmente dirompente, da spingere la malavita organizzata ad un’azione di rappresaglia e il piano sembra funzionare, nonostante il poliziotto Raul Ventura, subodori una truffa, peraltro tre veri camorristi, si mettono sulla loro strada. Ma l’improvvisa e reale, scomparsa di Jacaranda scompiglierà le carte. Scritto dallo stesso Resinaro, con un soggetto di Fausto Brizzi, tratto liberamente dal libro di Pino Corrias, “Dormiremo da vecchi “Dolceroma” è un mix di generi, ma soprattutto una “farsa” cupa, che descrive la fauna umana, che gravita attorno e dentro al mondo del cinema, usando un tono smodato e grottesco, con un ritmo frenetico e un montaggio convulso. Originale il passaggio in cui il set del film nel film, quello dove Jacaranda/Tomb Raider sotto la pioggia in pieno delirio action uccide camorristi come fosse la Jolie, di volta in volta viene spogliato, fino a diventare in pochi secondi un patetico paesaggio da borgata di periferia. Barbareschi che personalmente non mi è mai piaciuto molto, qui è un mattatore strepitoso, perché in realtà non fa altro che interpretare se stesso in tutta la sua esagerata e istrionica verve artistica, personaggio chiave dell’intreccio, diabolico e ripugnante anche troppo, ma tuttavia dotato di un suo sinistro carisma, si muove in ambienti altrettanto sordidi e ambigui ed è in buona compagnia. Il film propone una prima parte più chiara e diretta, mentre nel prosieguo la storia assume un senso più metaforico e un tono caricaturale, con un finale decisamente estremo. Interessante la caratterizzazione del giovane, promettentissimo Richelmy che comincia “buono” per diventare un machiavellico “cattivo”, indovinato l’uso ironicamente didascalico di brani come Roma brucia di Venditti e Vivere senza malinconia di Tito Schipa. Quando Martello e Serrano inventano la fake dell’attrice rapita che deve nascondersi per un anno senza lasciare traccia di sé, Barbareschi non fa altro che autocitarsi, rievocando l’espediente cinematografico, adoperato nel 1979 da Ruggero Deodato e dalla produzione, nel film “Cannibal Holocaust” . Da menzionare anche la spassosissima interpretazione di Libero De Rienzo e dei due compagni, che connotano i malavitosi, con un impronta decisamente sarcastica.

 

 

 

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