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Aladdin

Regia di Guy Ritchie vedi scheda film

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Fanny Sally

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La recensione su Aladdin

di Fanny Sally
6 stelle

Colorata e divertente riedizione dell'amato classico Disney, nobilitata dalla frizzante regia di Guy Ritchie e da protagonisti azzeccati.

Soprassedendo sulla necessità o sul valore artistico ricercato nel voler replicare i classici Disney più amati con versioni rivedute e aggiornate e attori in carne ed ossa, a questo Aladdin almeno si può riconoscere il merito di aver mantenuto quasi inalterati la magia, la spensieratezza e il divertimento che ci si aspetta di ritrovare in un prodotto del genere, rivolto soprattutto ad un pubblico di famiglie, il che era il minimo richiesto.

 

La dinamica regia del buon Guy Ritchie offre un notevole contributo, garantendo un ritmo sciolto e incalzante ad una sceneggiatura che devia leggermente dall’originale del 1992, pur edulcorandone alcune scene e dialoghi, che talvolta risultano meno incisivi e perfino più bambineschi.

 

Se il protagonista impersonato dal simpatico Mena Massoud per fattezze e carisma rispecchia abbastanza fedelmente la sua controparte animata, la principessa Jasmine della bellissima Naomi Scott guadagna maggiore spazio, sull’onda di un femminismo 2.0 oramai imperante ad Hollywood e nella Disney, che tuttavia qui non stona in maniera eccessiva. I due giovani attori insieme hanno una buona chimica, pur risultando forse meno sensuali della versione animata.

Brillante l’interpretazione di Will Smith nei panni di un genio un po’ meno esuberante e logorroico e un po’ più fraterno e compassato rispetto a quello cui diede ispirazione Robin Williams, che tra l’altro si trova ad interagire con un inedito personaggio femminile, l’accorta ancella della principessa. A deludere è invece la scelta dell’antagonista Jafar, al quale si è voluto dare un volto più giovane, quello di Marwan Kenzari, e delle motivazioni più circostanziate, ma che pecca di scarsa presenza scenica, non trasmettendo quella stessa viscida cattiveria del suo alter ego a disegni.

 

La memorabile colonna sonora di Alan Menken è riproposta con qualche riarrangiamento e una nuova canzone, poco incisiva, affidata alla coprotagonista, ma c’è anche uno spassoso momento che omaggia il cinema bollywoodiano, sfociando in una coreografica sequenza di ballo.

 

Per il resto, costumi e scenografie la fanno da padroni, abbagliando per sfarzosità e brillantezza dei colori, mentre la fotografia nelle scene meno luminose è poco nitida, e la CGI perde qualche colpo nelle più frenetiche scene d’azione. A tal proposito la volontà di non usare animali veri se da un lato è apprezzabile e comprensibile per via di costi, tempi e difficoltà, dall’altra fa un po’ storcere il naso, anche perché il lavoro fatto al computer non è del tutto impeccabile, e forse si sarebbe almeno potuto evitare di rendere la scimmietta Abù o il pappagallo Iago totalmente digitali, vista la loro importanza ai fini della trama.

 

Nell’insieme la pellicola è comunque gradevole e si lascia seguire senza tanti problemi, a patto che si sia disposti a lasciarsi trasportare dalla fantasia e regredire di qualche anno.

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