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Joker

Regia di Todd Phillips vedi scheda film

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Barone Cefalu

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La recensione su Joker

di Barone Cefalu
3 stelle

Todd Phillps è riuscito dove tanti, tra sceneggiatori e registi hanno fallito: è riuscito a banalizzare su più fronti sia gli aspetti drammatici che quelli patetici della violenza e delle miserie umane; nel suo Joker ogni personaggio sembra indossare (letteralmente) una rigida maschera di sentimenti costruiti. Un susseguirsi di forzature e volute casualità riescono a spingere, ma non a far fluire, la storia.
Non mi aspettavo molto dal creatore della trilogia "Una notte da leoni", cinema furbo, debole e condiscendente, ovviamente osannato dalla massa ormai abituata a facili stereotipi e da emozioni consolatorie U.S.A. e getta e per questo fortemente voluto dal mercato hollywoodiano; ma devo risconoscere che il regista ha superato se stesso anche nella presunzione di (citare? omaggiare?) copiare a man bassa lunghe scene dal bellissimo "Re per una notte" di Scorsese. È complice anche un Robert De Niro stavolta superfluo ed insignificante che passa, nel gioco di inversione dei ruoli, da essere l'aspirante comico Rupert Pupkin del film di Scorsese, a far le veci di Jerry Langford (stupendo Jerry Lewis) conduttore dello show più seguito d'America.

Anche dal lato della rappresentazione del fantastico ed imaginifico, come la nascita di un super villano che lotterà contro un supereroe come Batman, il film di Phillips fallisce miseramente e nemmeno sfiora il dramma multisfaccettato, complesso ed oscuro voluto da Nolan nella sua trilogia.
Ciò che più preoccupa è la descrizione di una società, quella di Gotham in questo caso, che indossa una maschera da pagliaccio, uso che ricorda fin troppo "V per Vendetta", una società totalmente insensibile alla pietà umana e alla comprensione che, se Miller in "Sin City" è stato estremamente abile nel realizzarla, Phillips ne abbozza goffamente una idea che è priva di colore ed insipida. Si, la società soprattutto nei tempi di crisi si accanisce nella lotta di classe pilotata da criminali carismatici e psicolabili eleggendoli eroi. È dalla Grande depressione del 1929 che il cinema si prodiga nella descrizione degli avvenimenti e dei personaggi negativi visti come liberatori.
Ma lo sceneggiatore è furbo perché non si sbilancia dando una connotazione o identità  forte all'ambientazione, ma naviga superficialmente tra labili atmosfere fumettose ed una pseudo realtà, abbandonata la gotica, oscura e fatiscente Gotham City, in favore di una società che si avvicina più ai giorni nostri, forse monito di un mondo che non sa più ridere e che trasforma la figura patetica di un clown, ad eroe una volta impugnata la pistola.

Anche l'interpretazione di Joaquin Phoenix, uno dei migliori attori in circolazione, che aveva interpretato un personaggio con caratteristiche simili nel bellissimo "Two Lovers" di James Gray, mi è sembrato questa volta ingabbiato e falso in una struttura troppo fragile che non gli ha permesso di osare di più e calarsi un una mutazione più torbida ed oscura.

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