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Cities of Last Things

Regia di Wi Ding Ho vedi scheda film

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alan smithee

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La recensione su Cities of Last Things

di alan smithee
8 stelle

 CINEMA OLTRECONFINE

Un giovanotto viene arrestato assieme ad una donna bella e matura, catturata assieme a lui ma coinvolta in un differente reato. Arrestati ed incatenati assieme, i due scopriranno con estrema sorpresa, di essere accomunati da una linea di sangue molto precisa e delineata. Un atto estremo li separerà per sempre, riuscendo tuttavia a legarli per sempre nel ricordo di quei brevi momenti trascorsi assieme.

Un decennio dopo, troviamo il medesimo ragazzo cresciuto e divenuto un poliziotto, nell'atto affannato di cercare di discolparsi da una pesante accusa di corruzione che un suo collega fa gravare su di lui dopo che il ragazzo lo ha sorpreso con la sua donna. Distrutto dal tradimento, travolto da sospetti che ne infangano la carriera, il poliziotto inizierà un cammino diretto verso una deriva incontrovertibile.

In un futuro non lontano, seguiamo le vicende di un ormai anziano e solitario poliziotto, che scopriamo trattarsi sempre del medesimo personaggio dei due precedenti episodi, ossessionato dalla ex moglie che, al contrario di lui, se la spassa e frequenta un uomo che la rende felice, senza tuttavia essere in grado di sposarlo, a causa del marito che non ne autorizza il divorzio. Finirà nel peggiore dei modi, in un mondo dove il libero arbitrio e la capacità di ritagliarsi spazi personali a favore di una propria privacy, saranno sempre più sporadici e compromessi dal progresso tecnologico imperversante.

Queste, per vie sommarie, le vicende che contraddistinguono l'interessante lungometraggio del regista taiwanese Wi Dong Ho, che tuttavia destruttura il racconto e nel suddividerlo in tre distinti episodi, ne inverte l'ordine temporale, lasciando quindi allo spettatore l'intuizione ed in compito di ricostruirne, in modalità post visione, il filo narrativo, procedendo con la mente a ritroso a farsi un'idea compiuta del carattere del protagonista, dalla età post adolescenziale, sino a quella della piena maturità fino alla vecchiaia.

Ne emerge un ritratto amaro riuscito e coinvolgente, grazie al quale lo spettatore riesce a raccogliere i dettagli utili per ricostruire le dinamiche di una personalità controversa, di fatto onesta e sincera, resa disillusa e privata si speranze da un accanimento del destino crudele che lo rende vittima di una mancanza di affetto e sentimento in grado di portarlo ad una forma di pazzia senza possibilità di contenimento.

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Tasselli che la mente dello spettatore può rielaborare solo al termine della visione, riuscendo a ricostruire i dettagli di un personaggio complesso e sfortunato, malinconico e perdente che difficilmente può lasciare indifferenti.

Un cinema che trasuda sentimenti ed urgenze emotive, e si contraddistingue per singole inquadrature altamente poetiche e incisive che, accompagnate da un sottofondo musicale accattivante e ricorrente, ricorda un po' lo stile eccelso ed algido del magnifico cineasta cinese Wong Kar wai.

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