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Allonsanfan

Regia di Paolo Taviani, Vittorio Taviani vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Allonsanfan

di hallorann
10 stelle

Fulvio Imbriani - liberato dalle prigioni asburgiche - ha origini aristocratiche, un recente passato da ufficiale di Robespierre e giacobino ed un presente da membro di primo piano della setta dei fratelli sublimi. Una setta carbonara guidata da Filippo Govoni, un gran maestro che si è suicidato perché deluso da tutti. Appena uscito dal carcere Fulvio viene “catturato” dai compagni per essere processato di tradimento. In realtà egli non ha rivelato nessun nascondiglio del maestro ma insieme, durante l’improvvisato processo scoprono appunto il gesto estremo.  A questo punto Tito, il più fedele e razionale dei fratelli accompagna Fulvio nella dimora familiare. Qui, come l’Ulisse di Omero, riconosciuto dal vecchio cane si finge dapprima per un frate conoscente di Fulvio alla sorella Ester e al fratello Costantino. Febbricitante e provato si lascia vincere dalla nostalgia e rivela la sua identità. Sono un grande attore, aveva detto poco prima Imbriani al fido Tito. Da quel momento la vita dell’ex rivoluzionario cambia, subisce la Restaurazione dei suoi ideali. Fulvio, per dirla con Scerbanenco, diventa un “traditore di tutti”. L’arrivo della compagna di origine ungherese Charlotte non travolge gli affetti appena riconquistati (il canto corale l’uva fogarina ne è la summa). Lei portatrice di fondi crede nella lotta e annuncia l’arrivo dei f.lli camuffati da cacciatori. Lui li giudica uno ad uno: Dio mio come mi siete venuti a noia!

 

Locandina

Allonsanfan (1974): Locandina

 

Il desiderio di rivedere e riprendersi il figlioletto Massimiliano lo porta a fare un doppio gioco, anticipato da Ester se ne sfila scappando con la compagna morente. Le tremende abitudini dei fratelli sublimi lo raggiungono per seppellire Charlotte. Fulvio li raggira ancora con la promessa di comprare le armi per fare una spedizione al sud. La nuova vita di Fulvio è una continua corsa, non fa in tempo a godersi Massimiliano che di nuovo viene braccato da Lionello, il più fragile e imbecille dei sublimi. Lo condurrà alla vocazione interiore alla morte con l’inganno. Francesca, la ex di Lionello è la tentazione dei sensi, una nuova vittima sacrificale. A Genova gli inganni si accavallano e Fulvio viene imbarcato a sua insaputa senza le armi promesse. Due nuove figure emergono: il primo è Allonsanfan Govoni, figlio di Filippo e Vanni Peste, il danzatore di tarantella che li condurrà dai suoi conterranei per liberarli. Siamo all’epilogo: Fulvio tradisce subito la causa ma stavolta sarà il giovane Allonsanfan dagli occhi di ghiaccio a illuderlo e prenderne il posto quale erede (im)morale e politico.

 

I fratelli Taviani concepirono una prima stesura del film a metà anni sessanta più ideologica, alla Prometeo. Nel ‘73/74 realizzarono invece un film che avrebbe scandalizzato e che sarebbe rimasto come testamento politico da consegnare a futura memoria. Le suggestive metafore dei Taviani prendono forma e sostanza in “Allonsanfan”: il trasformismo italiano, gli ideali traditi, il ’68 tradito, i terroristi degli anni settanta, i pentiti, la chiesa dogmatica, il sud superstizioso e ignorante (non sanno chi siete e cosa volete).

 

Bruno Cirino, Marcello Mastroianni, Mimsy Farmer

Allonsanfan (1974): Bruno Cirino, Marcello Mastroianni, Mimsy Farmer

 

La figura di Fulvio Imbriani si staglia potente e persuasiva: guarito dalla malattia del carcere cambia prospettiva e nel tentativo di rifarsi una nuova vita resta impigliato in un passato eterno presente e in una lotta in cui non crede più. Non mi va di aspettare la felicità universale e preferisce curare gli affetti familiari (in una delle scene finali il carrello all’indietro segna l’allontanamento definitivo del protagonista da questi simboli rassicuranti, un must dei Taviani)). Diventa un grande ingannatore di parenti, amici e compagne, infine di se stesso. Marcello Mastroianni dona al personaggio quel tanto di disillusione mista a malinconia cechoviana che lo rende dolcemente sublime. La recitazione naturale del grande attore viene esaltata dai due registi di San Miniato. Questi ultimi sanno dosare con acume e sapienza l’impegno, la lungimiranza politica, la fiaba che qua e là affiora, l’onirico incarnato dai colori degli affetti di Fulvio, la ricerca di un’altra vita incompatibile con la passione politica e gli ideali rivoluzionari, le apparizioni quasi visionarie dei carbonari seguaci e inseguitori dell’Imbriani rivoluzionario annoiato e sconfitto. Tito nell’interpretazione delicata di Bruno Cirino rappresenta un sopravvissuto a qualcosa che è finito da tempo, oggi come ieri. Lionello, l’imponente e dimenticato Claudio Cassinelli, è un compagno sprovveduto tutto istinto e insipienza - come una causa sposata senza cognizione. Laura Betti, sempre ispida e mordace. Ottima Lea Massari. Intrigante e al contempo inquietante Mimsy Farmer. Le musiche di Ennio Morricone, con la celebre tarantella, sono inedite e decisive per cristallizzare un’opera già di per sé memorabile.

 

Claudio Cassinelli

Allonsanfan (1974): Claudio Cassinelli

 

 

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