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C'era una volta a... Hollywood

Regia di Quentin Tarantino vedi scheda film

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_Kim_

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La recensione su C'era una volta a... Hollywood

di _Kim_
8 stelle

L'altra faccia del pianeta pulp. Il preludio al canto del cigno che verrà.

 

 

 

Preambolo:

 

C'era una volta...
Non inganni troppo la formula utilizzata per intitolare il film.
Beh sì, come non pensare alle fiabe...
Ma ogni fiaba ha la sua morale, e ogni racconto - non solo le fiabe - ha il suo c'era una volta...
Con annessi puntini di sospensione.
Già...
E allora, c'era una volta...un re del regno di celluloide, il re della remota terra del pulp.
Come tutti i re, era amato e odiato. Come tutti i re, ogni suo proclama generava sostegni e malcontenti. Ma questo re era anche accusato di attuare la sua politica con favoritismi e iniquità varie e soprattutto con....la violenza.
Arriva però il momento in cui questo re, anche se non è nudo, vuole uscire lo stesso tra la folla a dimostrare che "l'abito fa l'uomo, ma il re fa lo stile".
E indossa un vestito diverso (ha appeso al chiodo...ehm.. alla gruccia il suo evergreen marrone???), approccia uno stile nuovo, affinché anche lui possa essere finalmente "visibile" a tutti, anche agli "stolti" -> adesso non cominciate ad offendervi voi che non stimate QT, l'ho scritto solo per poter usare la favola "I vestiti del Re", altrimenti col piffero che sarei riuscito ad intavolare una rece..mica tutti ce l'hanno magico eh                                                                                                                                                                                                                    

Fine preambolo.                                                                                                                                                                                                                                                           

                                                                                                                                     

Il Tarantino 9.0 è un tizio insolito: con pacata tristezza e - solo in apparenza - tranquilla mestizia, mette in mostra lo stato d'animo di chi si avvia a "spegnersi in un mite e lunghissimo crepuscolo" (ha dichiarato infatti di essere al suo penultimo film).

Tra la malinconia e l'ironia, canta ancora l'amore per quel cinema che ha dettato - più che ispirato - il suo. E, nel farlo, rivendica il diritto di poterlo amare come vuole. L'ha sempre fatto, è vero, ma questa volta vuole essere capito, cerca un "ok, amico" con a seguire rassicurante pacca sulla spalla.
Con un raccapricciante incantesimo, si impossessa del sorriso dolce e dello sguardo avvinto (eufemismo) di Margot Robbie per scortarci nella sua tana nascosta tra le poltrone di un cinema, e ci invita a scivolare comodamente nel suo paese delle meraviglie.

 

Ma sente che stavolta non può bastare "solo" questo.


In un gioco di specchi e di doppi, quindi, rompe la quarta parete e si convince che...sì, può farlo, può mostrarci la profondità della sua dedizione e delle sue intenzioni.

.. "in un gioco di doppi"...umhh..com'è che inizia il film?
Eh già!
(teorico spoiler alert)
"Hello, everybody. Now, if you think you're seeing double, don't adjust your television sets because, well, in a way, you are."
altre battute sparse:
"Stuntman. That's way better. Actors are phony. They just say lines that other people write and pretend to murder people on their stupid tv shows. Meanwhile, real people are murdered every day"
E non sorvoliamo su questa:
"Sono loro che ci fanno vedere ogni volta nei loro film gente che ammazza, allora perché non lo possiamo fare veramente anche noi?" (più o meno così me la ricordo la battuta, non l'ho trovata in nessuno script, aish!)

Buoni e Cattivi. Bene e Male. Visibile e Nascosto.
Realtà e finzione.

I loro confini. La loro commistione. La loro intercambialità.
Concetti così distinti, eppure così confondibili.
Tutto questo giochino è alla base del film.
(teorico spoiler alert a seguire)
Con e in un upside down, Tarantino scambia, confonde e sovrappone l'attore con lo stunt double. Quello che sta al di qua dello schermo con quello che sta al di là.

Chi influenza chi? Chi finge davvero? Alla fine lo sapremo (ma lo sappiamo già, dai... eehh ma Quentin le campane le deve far suonare comunque per i duri di orecchie)
In una Pleasantiville ipercolorata e luminescente, la vita trascorre secondo i ritmi costanti e lineari di una qualsiasi serie tv; le controfigure non hanno bisogno qui di miti ed eroi per farsi forza e ridicolarizzano persino colui nei cui panni (letteralmente) ha preso vita La Sposa, il mito tarantiniano per eccellenza * (sempre sia lodato Kill Bill); il Male viene azzannato ai coglioni e passato al barbecue; la bellezza e il candore sono ammirati, custoditi e preservati.
Ma attenzione, perché alla fine, dall'alto di un dolly, il narratore si allontana sempre di più da quel quadretto fiabesco, dorato come gli deve essere sembrata una volta quella Hollywood camuffata da Pleasantiville patinata.

E ne veniamo allontanati anche noi, proprio come faceva una voce fuori campo nel finale di quei film fantasy che guardavamo da piccoli, avete presente? Le figure e i loro reami si facevano piccini piccini fino a scomparire. Percepiamo che l'irreale a questo punto non è più sinonimo di "fantastico", ma di "impossibile".

Il finale delle vere storie non è influenzato dai c'era una volta: né da quelli negativi, né tantomeno da quelli positivi...siamo ad una tale distanza oramai che non li possiamo più cogliere, se non in una visione alterata da noi stessi.
È la realtà, inoltre, l'unica dimensione ad essere messa in scena con prove attoriali prive di verità.

 

* (io ho interpretato la scena su Bruce Lee anche come un voler sottolineare l'ulteriore merito del Cinema di far rivivere i miti e con essi i valori di cui sono portatori, mentre nella realtà li demoliamo con le nostre azioni).

Ma parliamo di cose più positive adesso: 

Me ne sono accorto solo dopo giorni dall'averlo visto: questo film è tante cose infatti. O meglio, può essere tante cose.

E allora, c'erano una volta...nah, tranquilli, ne dico una sola

                                                                                                 ↓
C'era una volta a..Hollywood potrebbe essere la melodia di apertura all'ultimo atto dello spettacolo tarantiniano, così come C'era una volta il West avrebbe dovuto essere (nelle intenzioni del regista) quella per C'era una volta in America nell'opera leoniana.

Robert De Niro

C'era una volta in America (1984): Robert De Niro

 

Se il trascorrere del tempo in avanti e indietro scandisce la "richerche du temps perdu" di Leone, Tarantino ferma le lancette: non ci sono "porte del tempo"; tutto è cristallizzato in una bolla di sapone che rimbalza su e giù tra boulevard e drive in, accendendo al suo passaggio insegne al neon che sembrano essere il segnale per passare dalla realtà alla finzione (e viceversa), così come - in una originaria scena molto cara a Leone - un angolo di strada svoltato metaforicamente tra un'epoca e un'altra da Noodles segnava il passaggio dalla realtà al sogno.

 

Oh, il piccolo C'era a Hollywood che stringe finalmente la mano al suo vicino di casa, il grande C'era in America. Il vecchio e il nuovo. Il maestro e l'allievo. Il padre dello spaghetti western e il divoratore di spaghetti western....

Storia di altri doppi.

Solo che questi possono benissimo convivere anche nella nostra di realtà e non solo in quella che inizia con un c'era una volta...

N'est-ce pas?

 

Robert De Niro, Elizabeth McGovern

C'era una volta in America (1984): Robert De Niro, Elizabeth McGovern




P.S. il titolo di lavorazione era #9...d'altronde, se prima c'è stato l'ottavo, questo dovrebbe essere il nono...
E se fosse invece il suo piccolo, personale "ottavo e mezzo"?
Ogni grande regista ha il suo in fondo, fosse anche solo nella sua testa. E Tarantino, dai, è un grande regista (Emoticon mood: faccina sorridente e ammiccante)!

Quentin Tarantino

C'era una volta a... Hollywood (2019): Quentin Tarantino

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