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Judy

Regia di Rupert Goold vedi scheda film

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La recensione su Judy

di alan smithee
4 stelle

locandina

Judy (2019): locandina

FESTA DEL CINEMA DI ROMA 2019 - SELEZIONE UFFICIALE
La smania del biopic canoro sembra non finire mai, trascinata dal successo travolgente di quello incentrato sui Queen e Freddie Mercury, ed è strano che si sia arrivato solo ora a concepire una cinebiografia sulla versatile cantante ed attrice Judy Garland, carriera alle stelle e vita privata inversamente proporzionale all'ascesa professionale, nel pieno rispetto dei canoni drammatici utili per farne una storia appetibile ai canoni commerciali più attesi. 

Darci Shaw

Judy (2019): Darci Shaw

Attrice bambina non bellissima ma dalla voce senza eguali sin da quando sapeva appena muovere i primi passi, la ritroviamo nel film a trent'anni di distanza da quel Mago di Oz che la rese una stella del firmamento hollywoodiano da una parte, ma anche una donna fragile completamente dipendente da una esigenza di famiglia che non ha mai potuto né saputo gestire adeguatamente o con il criterio di una buona madre di famiglia.
Cinque matrimoni, cinque fallimenti; tre figli adorati ma anche trascurati per la necessità di impegnarsi a garantire loro quella sostenibilità che la mettesse in grado di aggiudicarsene l'affido.

locandina

Judy (2019): locandina

La vicenda, che scorre nella più consueta prevedibilità (e piattezza) di scrittura e con un apporto di regia tutt'altro che innovativo, opera di un regista di stampo televisivo che risponde al nome di Rupert Goold, si trincera dietro la melodrammaticità del caso per fare breccia sulla sensibilità del pubblico, alterna il ritorno sulle scene nella Londra del 1968 della celebre cantante ed attrice ormai 45enne, dipendente da farmaci che la portarono alla fine, insicura e vulnerabile di fronte all'ipotesi sempre più concreta di perdere del tutto l'affidamento dei due figli minori, e la Judy poco più che bambina impegnata a resistere alle pretese voraci di un Victor Fleming inflessibile e possessivo, quasi una malsana ossessione per la ragazzina privata di ogni gioia e costretta ad impegnarsi intere giornate sul set, ai tempi in cui la giovane, già star con il collega pressoché coetaneo Mickey Rooney, ottenne la consacrazione con il film culto Il mago di Oz.

Renée Zellweger, Finn Wittrock

Judy (2019): Renée Zellweger, Finn Wittrock

Renée Zellweger

Judy (2019): Renée Zellweger

Ad interpretare la Garland del tramonto, è stata chiamata una sempre più irriconoscibile Renée Zellweger, esile come una canna di bambù, che si cimenta nel solito repertorio di moine e fissità facciali con supporto di sorriso ebete ed un pò equino, che le hanno portato fortuna e gloria da paffuta e comica col personaggio dell'imbranata cronica e divertente di Bridget Jones. 
La sua già tanto, e me quel che mi riguarda a sproposito, conclamata interpretazione da Oscar, mi pare una ipotesi completamente priva di valore, ma non di verosimiglianza, considerando le scelte a volte davvero incomprensibili e stravaganti, ma anche prevedibili, dell'Academy.
Ma il biopic appare spesso patetico e prevedibile, insostenibile man mano che la storia procede zuccherosa e scontata fino al suo triste epilogo, fino a raggiungere momenti imbarazzanti svenduti per toccanti, nel momento del concerto finale improvvisato (probabile come la circostanza fantascientifica - accennata proprio nel film - di far duettare la cantante coi Beatles), ove come per magia si sceglie di far ascoltare al pubblico proprio la struggente Over the rainbow, con tanto di soccorso canoro da parte della ahimé ridicola e patetica coppia gay spuntata nella vicenda in modo malandrino e ruffiano per controbilanciare con l'arma della tolleranza, le negatività di un personaggio controverso ed irrisolto dal punto di vista umano e di genitore.  
 
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