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Trainspotting

Regia di Danny Boyle vedi scheda film

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La recensione su Trainspotting

di Genga009
8 stelle

[...] Trainspotting è un saggio sulla dipendenza, non sulla droga. E' un racconto sull'intrattenimento, non sull'eroina. [...]

Tra ormai qualche mese uscirà il tanto atteso sequel, diretto, prodotto e voluto da Danny Boyle. Meglio chiamarlo forse "atto secondo" che sequel...

 

Trainspotting, tratto dal romanzo omonimo di Welsh, si discosta da qualsiasi altro film drammatico a tema centrale "droga", in quanto l'universo d'indagine sociale presente nella pellicola analizza personaggi, vicende e rapporti in modo difficilmente interpretabile, sviluppando però la trama in modo meno meccanico di Noi i ragazzi dello zoo di Berlino. Boyle mette in scena quadri ben definiti delle esperienze di Mark&co, le quali fin da subito vengono descritte come scelte e non come costrizioni sociali o psichiche. Nell'opera, tra paura, sesso, imbarazzo, delirio, disgusto, coraggio e confusione, ogni sequenza viene girata per seguire un intreccio memorabile, godibile nei suoi momenti più spensierati e, nei momenti seri, diviso in due: o profondamente riflessivo, suggestivo (anche grazie ai monologhi del protagonista e ad una stupenda colonna sonora, di cui si parlerà poi) oppure spiazzante, che non accetta approcci emotivi di fronte a drammi o, peggio, di fronte a tragedie. I personaggi agiscono per noia e, talvolta, per scacciare fantasmi o dolori da cui, altrimenti, verrebbero soffocati.

 

1. La personalità gioca scherzi di cattivo gusto.

2. La responsabilità non è ben accetta, nemmeno rispetto a se stesso.

3. L'essere sobri limita le possibilità di divertimento

 

 

 

 

L'eroina, infondo, è il miglior strumento con cui seguire queste tre considerazioni/indicazioni, senza lasciare troppo spazio a ciò per cui un uomo, forse, dovrebbe vivere. Almeno per se stesso, per il suo bene, prendendo la forma più egoista di esistenza come esempio. La droga, ai livelli descritti nel film, aliena chi ne fa uso sia dalla realtà fisica che da quelle astratte, limitando queste ultime a sensazioni estreme di piacere, desensibilizzando corpo e mente fino a distruggerle. 

Trainspotting è un saggio sulla dipendenza, non sulla droga. E' un racconto sull'intrattenimento, non sull'eroina.

Parla delle dipendenze dai vari intrattenimenti, oltre che analizzarne quelli che danno dipendenza:

eroina --> alcol --> anfetamine --> fumo; e come espediente il sesso, l'unico svago naturale che può dare assuefazione... e che può competere con l'eroina!

(paragone fatale)

 

"La gente pensa che si tratti di miseria, disperazione, morte, merdate del genere, che pure non vanno ignorate. Quello che la gente dimentica è quanto sia piacevole, sennò noi non lo faremmo. In fondo non siamo mica stupidi! Almeno non fino a questo punto, e che cazzo! Prendete l'orgasmo più forte che avete mai provato. Moltiplicatelo per mille. Neanche allora ci siete vicini."

 

 

Ewan McGregor

Trainspotting (1996): Ewan McGregor

 

 

Boyle gira in modo pressocché perfetto, finalizzando ogni inquadratura, fosse anche solo di raccordo. Mantiene le dovute distanze dalla sceneggiatura, adottando una tecnica ed un ritmo, unito allo stupendo lavoro di montaggio per cui, anche se certe sequenze risultano memorabili, la mano (o l'occhio) del regista non non si rivela mai invadente.

La Scozia ripresa nel lungometraggio è grigia e spenta di giorno. Sporchi e marci sono gli interni dei vari set in cui i personaggi si spostano non tanta facilità senza chiamare nessun posto "casa" ("madre superiora", al massimo, qualcosa/qualcuno di simile). A quasi tutto e tutti vengono affibiati soprannomi, come per rimarcare la realtà dell'astinenza e del piacere, collegata inesorabilmente al tema dell'esistenza fittizia, del limbo tra lucidità ed incoscienza, vita e morte (magistrali la scena della crisi e dell'overdose). Di notte la città e l'instinto si tingono di rosso, la passione regna negli animi come nella fotografia di Tufano, le musiche accompagnano le vicende, queste, invece, durante tutta la pellicola, trasformando la vista in visione e la visione in incubo. La fusione tra alternative rock, post-punk, glam rock ed elettronica trasforma l'opera in monumento artistico degli anni Novanta, punto di riferimento per la descrizione dell'Edimburgo invisibile di quegli anni (vent'anni fa ormai). Iggy Pop, ammirato da uno dei personaggi principali, Joy Division, Lou Reed, Blur coronano questo cult, mentre Brian Eno, Bedrock e gli Underworld lo avvolgono in una suggestiva atmosfera, elevandolo a capo d'opera.

 

 

 

 

"Scegliete la vita; scegliete un lavoro; scegliete una carriera; scegliete la famiglia; scegliete un maxitelevisore del cazzo; scegliete lavatrici, macchine, lettori CD e apriscatole elettrici. Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita; scegliete un mutuo a interessi fissi; scegliete una prima casa; scegliete gli amici; scegliete una moda casual e le valigie in tinta; scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del cazzo; scegliete il fai da te e chiedetevi chi cacchio siete la domenica mattina; scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio ridotti a motivo di imbarazzo per gli stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi; scegliete un futuro; scegliete la vita. Ma perché dovrei fare una cosa così? Io ho scelto di non scegliere la vita: ho scelto qualcos'altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni. Chi ha bisogno di ragioni quando ha l'eroina?"

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