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Ostinato destino

Regia di Gianfranco Albano vedi scheda film

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La recensione su Ostinato destino

di mm40
2 stelle

All'apertura del testamento di un'anziana ricchissima, si scopre che l'erede della fortuna sarà, fra i tre figli della donna, quello o quella che per primo riuscirà ad avere un figlio. Ma dei tre, essendo uno omosessuale e un'altra donna in carriera, Marcello sembra l'assoluto privilegiato. Peccato che sia un pigro single: ma trovare una compagna con cui riprodursi alla svelta non gli sarà tanto difficile. Ovviamente intanto il fratello e la sorella non staranno a guardare.

 

In una carriera ultraventennale (la sua prima regia è del 1968), Gianfranco Albano ha sempre e solo diretto lavori per il piccolo schermo. Quando, nel 1992, si propone una 'scappatella' per la sala cinematografica, sceglie quindi di mettere in scena questo Ostinato destino, commediola frizzante, ma dai contenuti blandi e scritta superficialmente, zeppa di luoghi comuni insipidi (le disposizioni testamentarie bizzarre, lo scambio di identità fra gemelle...). Soggetto di Antonio Nibby e sceneggiatura di Francesco Costa, la pellicola fa leva essenzialmente sulle interpretazioni di un cast composto da nomi di una certa risonanza, ma non tutti di pari livello in quanto a riuscita sullo schermo: due giovani dal radioso futuro (Alessandro Gassman e Monica Bellucci), non ancora del tutto maturi, e una buona spalla comica (Angela Finocchiaro) che però presa da sola non lascia il segno, vengono affiancati a una 'vecchia gloria' come Lauretta Masiero e a un anonimo Gustavo Frigerio, chiamato - ahilui - a rivestire il ruolo peggio articolato di tutto il copione, cioè quello del gay superstereotipato tutto moine infantili. Non sorprende quindi notare che Albano tornerà immediatamente alla televisione, per ritentare la strada del cinema solamente nel 1999 con La vera madre: per usare un eufemismo, neppure questo un successo. 2/10.

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