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In viaggio con Adele

Regia di Alessandro Capitani vedi scheda film

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La recensione su In viaggio con Adele

di mm40
5 stelle

Aldo, 65 anni, famoso attore teatrale, è atteso a Parigi da un importante produttore cinematografico. Se non fosse che una chiamata improvvisa lo porta in Puglia al funerale di una sua ex. E qui conosce Adele, la figlia malata di mente di cui non sapeva nulla.

Il primo vero e proprio film (dopo alcuni corti, lavori televisivi e collaborazioni: tutte occasioni per allungare e approfondire la ‘gavetta’) di Alessandro Capitani è questo In viaggio con Adele. Ed è un lavoro che merita applausi e incoraggiamenti, seppure non privo di ingenuità e ammiccamenti eccessivi a favore del pubblico. Nella sceneggiatura di Nicola Guaglianone, che riprende un soggetto da quest’ultimo scritto insieme a Tonino Zangardi e Alessandro Haber, il fulcro essenziale è il classico espediente del viaggio inatteso che mette insieme due personaggi differenti e destinati, fra una peripezia e l’altra, a simpatizzare nel lieto fine sentendosi finalmente accomunati da qualcosa di concreto; le dinamiche fra i protagonisti funzionano e l’andamento ‘a strappi’ della narrazione, che salta in maniera netta da una disavventura all’altra, può risultare forse un po’ troppo semplice, ma non disturba nel complesso. Anche perché le scelte di casting pagano, eccome: non è certo una novità quella relativa al già citato Haber (sebbene piacerebbe vederlo sul grande schermo anche in un ruolo differente da quello dell’egocentrico nevrotico tremolante), ma sorprende la straordinaria bravura della sua partner di set Sara Serraiocco, che ruba la scena di continuo con un personaggio molto complicato, lasciando l’impressione di potersela cavare egregiamente in una moltitudine di sfumature caratteriali. In una parte laterale c’è poi Isabella Ferrari, a cui è affidato il personaggio più pretestuoso dell’opera, sorta di Grillo parlante che continuamente richiama all’ordine Aldo, senza ovviamente riuscirci. A proposito delle citate ingenuità, è perfino poco definire ‘sbrigativo’ il pre-finale, con quell’abbandono in convento buttato lì e la fuga dal provino assolutamente inverosimile; ma il finale vero e proprio è davvero ben architettato, con un colpo di scena (il gatto) eccellente che aiuta a digerire quell’inevitabile tocco di speranza, di positività conclusivo. 5,5/10.

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