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Gutland

Regia di Govinda Van Maele vedi scheda film

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La recensione su Gutland

di michemar
8 stelle

Un thriller surreale, psicologico e patologico, che si colora di noir assoluto, che insinua nella mente la lotta che nasce ogni volta in cui un individuo si ribella alla omologazione che gli viene imposta dall’opinione pubblica, dalla società, minuscola o universale che sia.

Per inquadrare subito l’ambiente in cui ci troviamo ad osservare lo sviluppo di questa straniante storia si potrebbe andare con il pensiero al misterioso The Village di M. Night Shyamalan, un luogo (non luogo) dove sorge un borgo abitato da gente che vive isolata, che si è dettata regole ferree (che rispetta), che vive in maniera autogestita e autonoma, che non ha bisogno di nessuno (o almeno vive in modo tale che) e che si è voluta isolare dal resto del mondo e per mantenere questo piccolo universo intatto e incontaminato, soprattutto dal punto di vista sociale, rispetta la prima regola assoluta: nessuno deve uscire dal villaggio ed entrare nel bosco circostante. Ecco, osserviamo questa situazione, totalmente, e troveremo l’aria che si respira a Schandelsmillen, un villaggio rurale in cui è tanto facile entrarvi ma uscire può diventare problematico.

Frederick Lau

Gutland (2017): Frederick Lau

 

Schandelsmillen è un villaggio lussemburghese posto in una zona non lontana dai confini con la Germania e la Polonia, in cui un giorno, al calar del sole, un abitante nota l’arrivo di uno straniero e gli chiede se sia polacco, gente che quando arriva in quella zona si offre di lavorare senza molte pretese di salario. Lui è Jens, un uomo apparentemente trasandato e sicuramente fuggitivo: capelli lunghi, barba incolta, vestiti in disordine. Che non conosca la zona è palese e la sua prima sorpresa è dovuta al fatto che invece di essere respinto – come piuttosto si attendeva - o perlomeno guardato con sospetto viene ben accolto e quasi immediatamente il sindaco del paese, che è anche il proprietario più ricco, con estesi campi coltivati e tante mucche da latte, eccetta di farlo lavorare nell’azienda e di pagarlo anche bene. Jens ha già di suo una faccia che esprime costantemente un misto di perplessità e stupore, con la fronte sempre corrugata come se tutto quello che gli accade sia una continua sorpresa, ma non può immaginare minimamente quello che gli accadrà solo dopo qualche ora e che lo stupirà ancor di più. La figlia del sindaco, la bella Lucy, madre single, che gli si è immediatamente avvicinata nel bar dove si è recato (unico passatempo del paesello, oltre a quello di suonare nella banda locale, ovviamente diretta dal magnate del luogo, cioè il sindaco) e in quattro e quattr’otto lo invita con inaspettata facilità a letto. Lui, un forestiero sporco, puzzolente, sconosciuto e senza dimora. Strano e tutto vero. Incredibilmente vero!

Frederick Lau

Gutland (2017): Frederick Lau

 

Cosa sta succedendo? E soprattutto cosa gli sta succedendo? Che posto è mai questo Schandelsmillen? È facile intuire che il film tenebroso, misterioso, in cui la gente lo tratta troppo bene (non tutti eh! qualcuno lo guarda male e Jens non si aspetta nulla di buono da queste persone e quindi è sempre in guardia) gira tutto intorno a questa strana atmosfera, al modo di vivere delle persone. In alcuni momenti ho creduto di rivivere quell’atmosfera che si appesantiva sempre più in Scappa - Get Out, dove i sorridenti ospiti della festa nella villa destano non poche perplessità al protagonista. È la stessa aria che si respira, è l’identico mood che spaventa: è ciò che incombe che è pesante e pieno di suspense, anche se Jens si è ben ambientato e lavora così duramente che viene ben apprezzato dalla gente. Ma non tutto è chiaro, troppi misteri girano intorno ad alcune fotografie di donne nude trovate per caso. E poi ci sono domande a cui lui non sa rispondere: che fine ha fatto l’uomo di Lucy? È vero che è sparito un giorno lontano e non ha dato più notizie lasciandola sola con il figlio?

 

scena

Gutland (2017): scena

 

Jens non è uno stupido, anche lui è un fuggiasco, con un borsone pieno di banconote che ha dovuto sotterrare per timore che venga fortuitamente trovato. Non è uno sprovveduto e conosce la (mala)vita ma quella troppo esplicita disponibilità di Lucy è troppo bizzarra, è spiazzante e non è giustificabile. Ed è perfino imbarazzante la sua voglia di sesso e per il modo in cui ama farlo. Più succedono fatti stravaganti, più Jens si insospettisce. Quello che sta intuendo lo spaventa e prova a scappare. Dentro al villaggio non è più sicuro ma anche dileguarsi è impossibile. Jens si ritrova prigioniero di un destino che non cercava. Qual è lo scopo del comportamento di questi contadini, che passano il tempo solo a bere birra e a suonare nobili strumenti musicali ma anche a nascondere i misteri del luogo? Cosa nasconde la loro ospitalità? Cos’è questo connubio tra ruralità e senso di horror che aleggia nell’aria?

 

Frederick Lau

Gutland (2017): Frederick Lau

 

Notevole, notevolissimo è quindi l’esordio del lussemburghese Govinda Van Meale (con il fratello Narayan alla direzione della fotografia): ha avuto il coraggio di girare in 35 mm nel paesello in cui è cresciuto, ispirandosi in parte proprio alle difficoltà d’integrazione della sua infanzia. Un esordio più che riuscito che desta ammirazione nello spettatore e che porta in evidenza non solo la bravura di Frederick Lau, un attore che abbiamo conosciuto da giovane studente in L’onda di Dennis Gansel, attore adatto al ruolo e che si adegua ad entrambe le sembianze con cui lo vediamo: prima capellone come un rocker degli anni ’60 e poi ripulito, senza barba e con i capelli tagliati. E chi fa un figurone è un’attrice che conoscevo poco, nonostante i numerosi film a cui ha preso parte, e che avevo scoperto nel meraviglioso e unico Il filo nascosto (qui la recensione) di P.T. Anderson: la lussemburghese e ormai tedesca Vicky Krieps. Bellezza particolare, ha una dote di attrice che si adatta a diversi ruoli e, cosa fantastica, meraviglia e colpisce ogni volta.

Un thriller surreale, psicologico e patologico, che si colore di noir assoluto, che insinua nella mente la lotta che nasce ogni volta in cui un individuo si ribella alla omologazione che gli viene imposta dall’opinione pubblica, dalla società, minuscola o universale che sia. Chi soccombe e si adegua sparisce nel colore di fondo e magari te lo ritrovi a suonare la tromba nella banda del paese, dove ogni donna vuol saltarti addosso. È un incubo o un sogno da cui ci si può risvegliare?

 

(Pubblicata su https://michemar.wixsite.com/website)

 

 

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