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Dumbo

Regia di Tim Burton vedi scheda film

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La recensione su Dumbo

di cantautoredelnulla
8 stelle

È solo quando ci si libera degli stereotipi abusati del mercato che nascono le idee vincenti e le identità personali e l'affermazione di un circo assolutamente moderno, avveniristico, dove l'uomo torna a essere sogno e il circo l'espressione artistica che porta alla conoscenza di sé. Questo è per me Dumbo di Tim Burton.

Fare il live action di un film d'animazione è sin dall'idea un campo minato: al minimo passo falso si rischia di perdere l'unicità o l'originalità che dovrebbe dare un senso a una pellicola e che dovrebbe quantomeno tenere testa all'originale. Del resto il compito complesso lo si affronta anche nelle trasposizioni dei libri, ma in quel caso il mezzo espressivo è diverso. Quando invece si riversa un'immaginifica pellicola animata in una realtà di celluloide il mezzo espressivo è lo stesso, solo che gli strumenti sono diversi. Dumbo è un caposaldo della Disney, un cartone assolutamente datato nei contenuti, ma attualissimo nella poesia. Un cartone che non solo ha sancito l'affermazione del sogno americano Disney, ma che a cavallo tra il cinema muto e quello parlato ha scritto una pagina indimenticabile del cinema d'animazione. La tecnica originale era chiara: disegni, tripudio di musiche e colori, sogni e allucinazioni che evadono da ogni possibile collegamento alla realtà. Tutto questo era il punto di partenza di Burton: era una sfida sensata riproporlo trasposto? Da un punto di vista contenutistico secondo me no e da un punto di vista stilistico il grande regista non poteva di certo non dargli una sua impronta. Sono d'accordo con chi dice che sia rimasto un passo indietro senza dare un prodotto tipico nel suo stile, ma in questo film Burton ha richiamato il suo passato filmografico senza scimmiottarlo, ha riproposto il tema del diverso, fil rouge della sua produzione, e ha addirittura riusato vecchi attori invertendone i ruoli (i cattivi ora sono buoni e viceversa) e riportando in scena la sua ultima musa, Eva Green, che dopo Miss Peregrine torna a farci sognare in questo film. Ed è questo il punto di partenza rimarcato apertamente nella sceneggiatura del film: il circo è sogno. Ed essere all'altezza del sogno non è di certo facile. Il primo regista con cui competere è senza dubbio Fellini che del sogno ha fatto la sua firma. Ma non manca il richiamo della Marion di Wenders nel volteggiare della Colette burtoniana e vanno aggiunte le ispirazioni più felici, leggere come una piuma, mostruosamente leggiadre e regali nella ricerca di un amore materno riempito dall'acrobata che al suo ego affianca una spiccata sensibilità. E l'empatia è la forma di relazione vincente nel parallelismo tra ragazzi,mentre lo sfacelo del mondo degli adulti che non sanno più sognare e si sono confusi è la disfatta del diventare grandi. I vecchi artisti vedono nascosta se non perduta la loro arte e la loro capacità di stupirsi per comprendere e scoprire. Perché poi è solo quando ci si libera degli stereotipi abusati del mercato che nascono le idee vincenti e le identità personali e l'affermazione di un circo assolutamente moderno, avveniristico, dove l'uomo torna a essere sogno e il circo l'espressione artistica che porta alla conoscenza di sé. Tutto questo è stato il Dumbo di Tim Burton per me e lo consiglierei a chiunque perché la storia che ne esce è a mio parere pure più riuscita e importante dell'originale a cui si ispira.

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