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Four Rooms

Regia di Quentin Tarantino, Robert Rodriguez, Alexandre Rockwell, Allison Anders vedi scheda film

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La recensione su Four Rooms

di chinaski
6 stelle

Lasciamo perdere il primo e il secondo episodio e passiamo agli altri due.
Quello diretto da Rodriguez è un concentrato di stranezze e bizzarrie varie. I due bambini protagonisti fanno di tutto. Bevono, fumano, trovano siringhe giganti. E poi programmi erotici (con il corpo danzante di Salma Hayek), feticismo dei piedi e un cadavere in decomposizione. Senza scordare Antonio Banderas, padre mariachi con moglie cinese (o giapponese?) in grado di controllare ogni situazione, capello impomatato all’ indietro e classe da vendere. Rodriguez costruisce l’ episodio con ironia e la giusta dose di cattiveria, scompiglia tutti i tabù sui bambini e ci mostra la vera essenza del grottesco. Situazioni ordinarie che si decompongono in un insieme di impossibili e bizzarri eventi.
Gran lavoro sul montaggio e attenzione ai particolari (primi piani di oggetti, visi, corpi) per creare quel ritmo visivo che fa da collante all’ evoluzione della storia.
Nell’ Uomo di Hollywood, Tarantino si regala una parte degna del suo nome. Ubriaco di Cristal (su cui attacca uno dei suoi incontrollabili pipponi) Quentin decide di fare una scommessa con un suo amico. La scommessa è presa para para da un film di Hitch. L’ intero episodio è una unica, grande lezione di cinema, dove Quentin snocciola nel suo inconfondibile stile alcune delle sue passioni cinematografiche. Girata come fosse una performance (e infatti lo è) l’ episodio lascia spazio alle interpretazioni di tutti gli attori (lo stesso Quentin e Bruce Willis, sopra a tutti). Un cinema che più che mai si nutre di cinema, con una passione e un amore unici. Mangiare quello di cui il cinema è fatto diventa un atto creativo. Quentin non copia, prende tutto quello che ama e lo trasforma, lo fa diventare suo. I dialoghi dei suoi film sono unici, capolavori postmoderni di frammentazione e ibridismo, dove tutto si mescola e si confonde, ma dove tutto trova anche un suo senso e una sua posizione.
E poi Tim Roth, protagonista (sfortunato) del film, capace di creare un personaggio lontano dalle sue solite interpretazioni, esagitato e iperbolico, vicino al mondo dei cartoons. Non è un caso che i titoli iniziali ce lo raffigurino proprio così.
Camei, infine, per Lawrence Bender (è quello della stanza 404 e quello che collassa dalla finestra) e le Red Apple, marca di sigarette inventata dalla stesso Quentin per Pulp Fiction.

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