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Ladro lui, ladra lei

Regia di Luigi Zampa vedi scheda film

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La recensione su Ladro lui, ladra lei

di lamettrie
7 stelle

Un bel film, sottovalutato, come tutti quelli di Zampa: di quelli cui Sordi aggiungeva un valore unico. Valore che, secondo me, sta soprattutto in questo: stare dalla parte dei poveri; e, tra questi, dalla parte di coloro che sono costretti a delinquere, per sopravvivere. E con questo pregio in più: Zampa, autore anche del soggetto, non indulge nel facile perdono del delinquente, vittima di un contesto socioculturale degradato. No. Semplicemente, e più correttamente, mostra quella realtà, che è stata, ed è (in tutte le periferie del mondo), una realtà di devianza assai comune. Purtroppo, certo. Zampa non assolve il reo, ma condanna la società che non dà grandi alternative al reo. Punto tipicamente italiano, quello di un volgo offeso, che è storicamente condannato dalla sua classe dirigente all’abiezione.

Insomma, è una biografia sui delinquenti comuni. Che Sordi dipinge a tinte uniche, straordinarie: la sua vitalità si sposa con la cialtroneria, la sua creatività si esplica proprio attraverso la truffa. Simpaticissimo, in questi ossimori della realtà: la classica canaglia adorabile, che spopola ovunque. Amato dappertutto, in carcere e nel quartiere. Un idolo romano.

E questo è un altro valore aggiunto del film: la romanità, quella del popolaccio. Viva, intensa, ancora al di fuori delle logiche relativamente nuove del progresso, arcaica, quasi primitiva, libera, originale. E soprattutto umanamente calda. Simpatica, appunto.

Altro merito di Zampa è quello di mostrare l’analogia tra il crimine dei poveri e quello dei ricchi. Se la commedia all’italiana (di cui questo film del ’58 è un tipico esempio) sferzava i difetti degli italiani, qui lo si fa con i poveri, i cosiddetti “limitati”, i sempliciotti; ma anche con i ricchi. Gli imprenditori qui affrescati sono laidi moralmente, per come agiscono violenza sulla bella povera, che è lodevole nel non piegarsi a tale villania, a non farsi insomma condizionare dalla povertà in cui ella è nata e cresciuta (quanto volte tante donne hanno ceduto per motivi economici, e quante altre no! Argomento più taciuto del dovuto, quello del ricatto sessuale che fa leva sulla povertà della vittima, quanto importante). Ma Zampa ha anche il merito di mostrare la grossolanità popolare (non solo quella “facoltosa”), che a suo  modo offende la femminilità della protagonista, non certo di meno. Tali imprenditori sono poi anche ladri: così uno di loro confessa, citando le sue strategie di marketing volte a ingannare il pubblico, e quindi a derubarlo, in quanto lo si condiziona e per portargli via più del dovuto.

I tantissimi attori recitano bene, specie i grandi caratteristi: la Merlini, Carotenuto, Delle Piane… Si sorride parecchio delle trovate geniali, e alla fine tutte invariabilmente perdenti, del mariuolo Sordi. Il film a volte si dilunga un po’, specie nella prima parte, ma resta sempre godibile.

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