Espandi menu

cerca
Sami Blood

Regia di Amanda Kernell vedi scheda film

Recensioni

L'autore

Kurtisonic

Kurtisonic

Iscritto dal 7 agosto 2011 Vai al suo profilo
  • Seguaci 85
  • Post 2
  • Recensioni 407
  • Playlist 4
Mandagli un messaggio
Messaggio inviato!
Messaggio inviato!
chiudi

La recensione su Sami Blood

di Kurtisonic
8 stelle

Quando l'uomo non coglie più i cambiamenti in atto, si rifugia nell'identità e ne fa un valore assoluto. La piccola grande storia di una donna appartenete ad una etnia minore che si ribella al suo stato, anche se si presenta alla sua porta un prezzo da pagare.

Maj-Doris Rimpi

Sami Blood (2016): Maj-Doris Rimpi

Christina, un'anziana insegnante ormai in pensione si reca al funerale della sorella, la loro comunità d'origine appartenente ad una minoranza lappone, i Sami, è ancora separata e discriminata dalla società svedese. La donna assiste con apparente distacco dalla sua gente alle esequie e si dimostra integrata nella realtà predominante disconoscendo le sue origini. In un lungo e appassionato flashback assistiamo alla mutazione che ha trasformato la ragazzina lappone nella donna che vediamo. Sami Blood è un piccolo e potente film dall'anima divisa in due, che spazia dal più classico percorso di formazione alla ricerca di un'identità che ha a che fare con un preciso gruppo sociale di riferimento, alla perdita e alla riconquista degli affetti, dal recupero della memoria al senso innato dell'appartenenza. I Sami vivono nelle tende, a contatto con la natura dove si respira aria di libertà, allevano renne e fanno riti sciamanici di devozione alla terra, ma Elle-Marja, questo è il vero nome della donna, sente una forte attrazione per una diversa visione del mondo che esercita su di lei un irrefrenabile richiamo a cui non vuole in nessun modo sottrarsi. La giovane regista Amanda Kernell di origini Sami racconta quella che è stata la vera storia di sua nonna, del possibile cammino verso l'emancipazione di una donna e del suo popolo. La vicenda ha inizio negli anni trenta ed essendo da pochi decenni nata la nuova scienza antropologica non deve apparirci così fuori luogo il confronto e il rapporto che gli studiosi svedesi sviluppavano con una etnia che consideravano primitiva e arretrata, tanto diversa e allergica alle regole comuni dal discriminare i Sami come dei soggetti inferiori. Allo stesso modo assistiamo alla diffidenza e alla chiusura dei Sami verso la società nord europea che reputano troppo diversa dai loro riti e dalle loro abitudini. Elle-Marja essendo una scolara dall’ottimo profitto cerca di rompere questo cortocircuito e il suo percorso di crescita e di ribellione la porterà a compiere i primi passi di una vita autonoma anche al costo di sopportare qualche sopruso. Non sarà tanto il rapporto con la madre a crearle qualche disagio ma quello con l'amata sorella che però si rivela rassegnata e affatto incline alla ribellione come lei. Dal punto di vista dell'approfondimento la regista ci offre lo scenario piuttosto esaustivo del passaggio di Elle-Marja a Christina in età giovanile ma non sapremo quasi nulla di quella lunga vita di mezzo che ha caratterizzato la nuova ed ora vecchia donna che vediamo.  Rifiuta di parlare la sua antica lingua, non riconosce le persone del posto, lascia che i luoghi comuni sul suo popolo ancora affiorino nelle chiacchere delle persone senza ribellarsi od opporsi in qualche modo. La morte della sorella che in tutti quegli anni aveva mantenuto lo stesso tipo di vita e allevato le sue renne simboleggia la scomparsa definitiva della parte Sami di Elle-Marja, e in un finale molto forte si valuterà se il legame profondo con la sua terra è irrimediabilmente perso. La chiave di lettura del film risiede proprio nel dualismo profondo tra il rispetto e la dignità di una scelta con un prezzo da pagare e quello che semplificando potremmo individuare come il mito dell'identità, quest’ultimo un argomento molto attuale che sembra potersi sostituire ad ogni possibilità di relazione al di fuori del proprio ambito. Il messaggio umano di Christina ci dà un'altra indicazione, in misura maggiore di coraggio e di apertura verso il mondo e non solo rivendicando un diritto identitario che porta a catalogare chi è diverso da sé come di una categoria secondaria. Il piccolo film della Kernell ospitato tra festival famosi e minori ha mietuto consensi unanimi del tutto meritati.

Ti è stata utile questa recensione? Utile per Per te?

Commenta

Avatar utente

Per poter commentare occorre aver fatto login.
Se non sei ancora iscritto Registrati