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La valigia dei sogni

Regia di Luigi Comencini vedi scheda film

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La recensione su La valigia dei sogni

di OGM
8 stelle

Nell’Italia degli anni cinquanta si rideva del cinema muto, delle pose melodrammatiche delle sue dive dagli occhi bistrati, come Lyda Borelli, Pina Menichelli, Helena Makowska e Francesca Bertini, al secolo Elena Seracini Vitiello. E forse soltanto in qualche collegio femminile ci si istruiva ancora con le pellicole storiche dei primi anni del secolo, guardando Attraverso i secoli (1916) di Enrico Guazzoni o La presa di Roma (1904) di Filoteo Alberini. I registi di allora avevano nomi ricercati e improbabili, come Febo Mari, Amleto Palermi e Gero Zambuto, e dirigevano film tratti dai libri di scrittori famosi, come Alexandre Dumas, Emilio Salgari, Grazia Deledda e Salvatore di Giacomo. Il cinematografo era allora un sollazzevole spettacolo per il popolo, ed un sogno dorato per  fanciulle piacenti e giovanotti scapestrati; eppure anche i leggendari interpreti del teatro ottocentesco, da Eleonora Duse ad Ermete Zacconi, avevano dovuto, al volgere del secolo, prestare le loro doti recitative al frivolo mercato della celluloide. Quest’ultima, lungi dall’essere considerata un mezzo di espressione artistica, bruciava la sua effimera esistenza in una precoce forma di consumismo: i film, visti come articoli usa e getta, venivano per lo più distrutti dopo una stagione, vuoi per onorare i vincoli contrattuali imposti dalla distribuzione, vuoi per impedire che, stipati nei magazzini, potessero provocare incendi o sviluppare, col tempo, uno sgradevole odore. A volte la loro definitiva sparizione era un regalo dei mariti produttori alle loro spose attrici, in omaggio al nuovo decoro acquisito da queste ultime col passaggio ad un più rispettabile stato sociale. Eppure la letteratura, la pittura, e la creatività avevano già investito il grande schermo, anche sul nostro territorio nazionale, del loro gusto estetico e del loro spessore intellettuale, se è vero che Gabriele D’Annunzio poteva figurare come sceneggiatore e addetto al casting (come in Cabiria di Giovanni Pastrone, per cui il Vate, autore dei titoli, scelse Italia Almirante-Manzini come interprete di Sofonisba) e che esistevano pellicole a colori, dipinte a mano fotogramma per fotogramma (Le farfalle meravigliose), mirabilmente costruite intorno a coreografici effetti speciali (Le uova di Pasqua), o caratterizzate da un audace sperimentalismo d’avanguardia (vedi il cortometraggio Amor Pedestre, girato nel 1914 a Torino dal comico spagnolo Marcel Perez, alias Robinet). Nel film di Comencini - realizzato con lo scopo dichiarato di sensibilizzare il pubblico sul valore della memoria storica nel cinema – il Grand’Ufficiale Ettore Omeri dedica le sue giornate di attore in pensione a recuperare le vecchie bobine destinate al macero, e si vanta, tra l’altro, di aver salvato l’unico documento cinematografico relativo ad Eleonora Duse (un frammento di Cenere, film del 1917 rimasto incompiuto). Nella sua attività amatoriale di collezionista, e professionale di proiezionista a domicilio, Omeri ci mostra un ricco repertorio di filmati d’epoca, tra cui ci capita anche di scoprire le insospettabili origini “divistiche” del cinema di Carmine Gallone (che, tra il 1954 ed il 1961, dirigerà Casa Ricordi e due episodi della serie di Don Camillo). 

Comencini ci propone, è vero,  un film contenitore, che non è né un documentario, né un racconto, perché è una semplice rassegna antologica (o, per dirla col linguaggio del tempo, un florilegio) di immagini di repertorio, accuratamente selezionate, però organizzate con superficialità, e incastonate in una storiella sfilacciata e striminzita, affetta da un  didascalismo ingenuo e a tratti inutilmente paternalistico.  Si direbbe la classica opera di propaganda popolare, una sorta di edizione speciale di Carosello in cui l’oggetto da pubblicizzare è spalmato lungo l’intera durata della réclame, ed è tutt’uno con lo slogan e lo show.  Eppure La valigia dei sogni ha dalla sua parte la forza con cui,  ancor oggi, riesce a farci spalancare gli occhi su un tesoro che poteva essere perduto, e invece, a distanza di un secolo, ci fa riflettere su quanto grande e preziosa sia l’impronta della Storia che, vada come vada,  resta comunque eternamente impressa nei prodotti della tanto vituperata “industria del divertimento”.  

 

Su Cinerepublic i video de La presa di Roma

 

http://cinerepublic.film.tv.it/il-primo-lungometraggio-italiano-a-soggetto-ed-il/3742/

 

e di Cenere

 

http://cinerepublic.film.tv.it/l-unico-film-con-eleonora-duse/3741/

 

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