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La mano sinistra di Dio

Regia di Edward Dmytryk vedi scheda film

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La recensione su La mano sinistra di Dio

di degoffro
8 stelle

Da un romanzo di William E. Barrett, sceneggiato dall'esperto Alfred Hayes e diretto con sicuro mestiere dall'ottimo Dmytrik un avventuroso e piacevole film bellico di ambiente cinese, che può contare sulla forte presenza di Bogart, nelle inedite ma lo stesso convincenti vesti di sacerdote e sul fascino, piuttosto castigato a dire il vero, per lo meno in questo film, della comunque sempre avvenente Gene Tierney. Bogey qui interpreta un aviatore americano, che, caduto nelle mani di un generale cinese, (il solito efficace e rabbioso Lee J. Cobb) riesce a fuggire da un campo di prigionia, assumendo il nome e le vesti di un missionario cattolico ucciso proprio dagli uomini del generale. Giunto in una missione, grazie alla sua disponibilità, bontà d'animo e benevolenza riesce a conquistare i cuori della popolazione. Anche una giovane vedova, in quella missione come volontaria, dopo la scomparsa del marito in guerra, non rimane insensibile al fascino magnetico del finto sacerdote, pur essendo profondamente combattuta ("E' un prete: non posso pensare a lui come uomo, non devo!). Ma "la donna è un meccanismo biologico semplice: il cuore non dà ascolto alla mente" e la ragazza non potrà non dichiarare il suo amore a quell'uomo, non sempre capace di essere in ogni occasione come la gente lo immagina (il passato da soldato, tenuto a fatica nascosto, emerge a volte in improvvisi ed eccessivi gesti di violenza e rabbia), ma comunque in grado di trasmettere serenità ad un ambiente travagliato e sofferente ("Fede e medicina: la gente di questo villaggio ne ha bisogno", dice il medico al sacerdote). Con la sua tempra decisa e determinata l'uomo riuscirà anche a salvare il villaggio dalla prepotenza violenta e vendicativa del generale cinese di cui era stato prigioniero, giocandosi 5 anni della sua vita e la sorte del villaggio ai dadi ("Non voglio trasformare la missione in un forte"). Molto interessante e a tratti ironico ("Quando la medicina potrà dire che nessun male è incurabile, solo allora potrà criticare la Chiesa per non avere curato un male dello spirito"), il confronto tra professione medica e sacerdotale, ognuna con la medesima trinità: diagnosi, prognosi e cura ed un legame consequenziale inevitabile, in quanto dove finisce il lavoro del medico, inizia quello del prete. Il film è poi un riuscito ed appassionato apologo capace di "confutare il noto proverbio l'abito non fa il monaco." (Morandini). In fondo il personaggio di Bogart, nel finale, mentre si giustifica con i suoi superiori ecclesiali, sostiene a ragione che "in ogni uomo c'è un pò di quanto serve per fare il sacerdote". E se è pur vero che "E' facile cascare in un pozzo, ma poi è difficile uscirne", come si dice il protagonista in relazione alla sua complicata situazione, è anche vero che quell'avventura sarà l'occasione per dimostrare che anche un uomo, all'apparenza poco raccomandabile, può riuscire nella difficile missione di rafforzare la fede.
Voto: 7

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