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A doppia mandata

Regia di Claude Chabrol vedi scheda film

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La recensione su A doppia mandata

di degoffro
8 stelle

Ritratto di borghesia in nero: il giovane Chabrol indaga e analizza con uno sguardo spietato, lucido, glaciale, amarissimo e sconsolato il lento sfasciarsi e disgregarsi di una famiglia come tante, ricca di possedimenti e di averi ma del tutto incapace di restare unita, distrutta da odi, paure, rancori, segreti, inganni e tradimenti per troppo tempo tenuti nascosti ed esplosi improvvisamente in tutto il loro fragore generando dolore e morte. Enrico è il capofamiglia: padre di due figli Elisabetta e Riccardo, ormai è completamente disinnamorato della moglie Teresa per la quale prova solo ripugno e pietà (nella sequenza più crudele, dura e disperata del film, ma forse anche di tutto il cinema di Chabrol, le rinfaccia con disprezzo e cattiveria, con rabbia e disgusto quanto la trovi ignobile, sfatta, ignorante, vile ed ipocrita: "Dormiamo nello stesso letto: l'idea mi rivolta". Tu non sei niente: specchiati non vedi come sei! Mi fai vomitare! Il tuo regno è finito e fai tanta pietà: povera vecchia") ha una relazione con una ragazza molto più giovane di lui, bella, sensibile, dolce con la quale ritrova la sua innocenza e serenità (le uniche immagini solari e rilassanti del film sono gli incontri tra i due amanti in campi fioriti dai colori primaverili sgargianti e avvolgenti). L'uomo inizialmente è profondamente combattuto: "Se lascio Teresa devo lasciare anche queste case, i miei figli, i vigneti. Ho paura del domani: ho 45 anni ed un giorno potrei trovarmi senza niente". "Sei da compiangere" gli dice l'amico Lazslo (un convincente e perfetto Jean Paul Belmondo). Poi Enrico prende la decisione definitiva di lasciare la sua famiglia ed iniziare una nuova vita con la compagna. Lazslo invece è un burino volgare e parassita, uno scroccone sfacciato e arrogante, uno scansafatiche che "adora mangiare, bere, fumare e quant'altro", un fannullone con tutti i vizi, che trascorre le giornate al bar, ubriacandosi con gli amici e osservando le ragazze che passano per strada. Fidanzato con la figlia di Enrico, Elisabetta, è detestato da Teresa che cerca di mettere in guardia la figlia circa le reali intenzioni dell'uomo. "Che cosa speri da lui? Se aspetti che ti sposi, sei una povera illusa!!": nonostante le apparenze, alla fine sarà il personaggio che si rivelerà più intelligente e sincero. Elisabetta è una ragazza semplice e genuina, innamorata di Lazslo, ma indecisa sul suo futuro con lui, a causa del suo atteggiamento ribelle, sprezzante e privo di rispetto, specie nei confronti della madre, che continua a farle pressione affinché si decida ad abbandonare quell'uomo sudicio e maleducato, stanca, inoltre, di una situazione familiare sempre più insostenibile e difficile. Infine c'è Riccardo un ragazzo timido, con la passione per la musica lirica e con il vizio di osservare dal buco della serratura la provocante e sensualissima donna di servizio, ragazza che, con i suoi atteggiamenti osè e i suoi vestiti succinti, si diverte a stuzzicare il giardiniere e il ragazzo che porta il latte alla villa dei suoi padroni. La situazione degenera con l'omicidio dell'amante di Enrico. Ma a Chabrol, come sempre, non interessa scoprire chi è il colpevole (anche lo spettatore meno attento potrebbe scoprirlo fin dalla sequenza in cui viene annunciato il delitto): il regista francese scruta come un bisturi tagliente la meschinità, l'ipocrisia, la viltà, l'orrore, la negazione, la turpitudine di un ambiente squallido, depravato, malato, succube dei piaceri e delle ricchezze, composto da persone volgari e banali, sciocche ed inutili, incapaci di specchiarsi, perché vedrebbero solo "il volto di un morto che vive". E l'orrore raggiunge l'apice nello spietato finale: Riccardo cerca disperatamente il conforto, l'appoggio, l'affetto e l'aiuto della sua famiglia, quella per cui in fondo, ha compiuto un gesto estremo e si rivolge al padre, chiedendogli: "Papà mi perdoni?" "Vorrei farlo, ma non posso". Poi la madre a rincarare la dose, mentre Riccardo si avvia verso la polizia per confessare: "Se vai là non sei più mio figlio!!" Cupo, senza speranza, angosciante e molto più spiazzante di gran parte dei pur pregevoli ultimi film del maestro francese. Presentato alla Mostra di Venezia ottenne la Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile a Madeline Robinson, davvero straordinaria nei panni di Teresa.
Voto: 7+

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