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Die Bad - Morte dolorosa

Regia di Seung-wan Ryoo vedi scheda film

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AndreaVenuti

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La recensione su Die Bad - Morte dolorosa

di AndreaVenuti
8 stelle

Die Bad è un film sudcoreano del 2000, scritto e diretto da Ryoo Seung-wan.

 

Sinossi: Sung-bin durante una rissa fra coetanei in una sala di biliardo, uccide accidentalmente un suo coetaneo. Il ragazzo viene ovviamente riconosciuto colpevole e sconta 7 anni di galera. Una ottenuta la libertà, nonostante la buona volontà ed impegno non riesce ad integrarsi nella società; la polizia lo reputa ancora un criminale, la famiglia pure inoltre non trova appoggio neppure dal suo migliore amico, inizialmente bullo di quartiere irascibile ora novello poliziotto che decide di prendere le distanze dall’ex galeotto.

Sung-bin è dunque abbandonato se stesso e l’unica soluzione per sopravvivere è legarsi ad una gang criminale…

locandina

Die Bad - Morte dolorosa (2000): locandina

Die Bad è un film fondamentale per l’industria cinematografica coreana e segna l’esordio di uno dei suoi massimi autori, ossia Ryoo Seung-wan. 

Die Bad viene inoltre considerato dalla critica locale, insieme a Shiri dell’anno prima di Kang Je-gyu, l’opera «che ha inaugurato il new korean cinema» almeno così scrive il noto critico Kyu Hyun-kim.

 

Il progetto in esame non è semplicissimo da analizzare visto soprattutto la sua genesi produttiva assai particolare. Ryoo Seung-wan intorno alla seconda metà degli anni Novanta grazie all’aiuto del suo amico e mentore Park Chan-wook, incomincia a calcare un po’ di set cinematografici; nel 1997 svolge la mansione di aiuto-regista proprio nel secondo lungometraggio di Park (Trio) mentre l’anno successivo replica con  Whispering Corridors, horror firmato da Park Ki-Hyung. 

 

In questo periodo fra una pausa e l’altra, inizia a girare in maniera assolutamente indipendente e quasi amatoriale un cortometraggio intitolato Rumble; il lavoro incredibilmente ottiene un importante successo in patria al punto da spingere il giovane Ryoo a trasformarlo in un film aggiungendoci altri 3 corti narrativamente coesi ed incentrati sull’evoluzione e trasformazione di un soggetto oppresso ed abbandonato dalla società, il tutto inserito in un contesto puramente di genere (gangster-movie).

Il primo frangete è il già citato Rumble.

L’inizio del corto presenta una complessità tale da indurci a pensare che il regista sia un veterano e non un ragazzo alle prime armi. Ryoo parte con un montaggio connotativo sbalorditivo: nei titoli di testa introduce un fuori campo sonoro riconducibile ad una rissa/ combattimento che poi scopriremo essere una partita fra due ragazzi a Street Fighter, nella scena successiva -che poi è la prima vera inquadratura- la macchina da presa si focalizza in slow-motion con un’obliqua dal basso sul volto di un ragazzo gravemente ferito pronto a crollare a terra. Non sono passati neppure 60 secondi e violenza e sopraffazione sembrano essere gli assoluti protagonisti.

 

Il corto poi prosegue fino a collegarsi all’inizio criptico; siamo in una sala da biliardo e due gruppi di liceali dal nulla iniziano una rissa. Il combattimento è introdotto nuovamente da un velocissimo montaggio connotativo dove il regista inserisce brevi fotogrammi di un film di Bruce Lee; la lotta è davvero selvaggia, Ryoo Seung-wan alterna una macchina da presa a mano spasmodica a campi totali fissi con un numero elevato di soggetti menarsi senza alcun riguardo (diventerà una prassi del gangster-movie coreano). 

L’azione pertanto è dinamica e caotica, enfatizzata anche da una colonna sonora rock. Detto questo, prima ancora dello scoppio della rissa, Ryoo Seung-wan aveva creato una certa atmosfera ricorrendo al montaggio alternato (un po’ confusionario) più una serie di soggettive insolite stile Shinya Tsukamoto.

Ricapitolando Rumble è un grande esercizio di stile sperimentale, a tratti molto grezzo, che inizia a delineare una gioventù senza regole e modelli dove l’unico sbocco possibile è il ricorso alla violenza.

scena

Die Bad - Morte dolorosa (2000): scena

Il secondo spezzone del film è intitolato Nightmare.

Sung-bin ha scontato la sua condanna ed è appena uscito dal carcere. Il regista senza perdere tempo inizia subito a delineare la difficile integrazione dell’ex galeotto, innanzitutto suo padre lo reputa un fallito ed un assassino e non lo vuole a casa e a tal proposito la prima cena insieme con tutta la famiglia è davvero drammatica con tutti che si rinfacciano le peggio cose tranne Sug-bin in silenzio con lo sguardo assente.

 

A seguito di questa disgregazione totale del nucleo familiare il giovane con buona volontà ottiene un lavoro presso un’officina meccanica ma appena il datore di lavoro scopre il passato del ragazzo lo licenzia in tronco. 

Contemporaneamente un poliziotto un po’ fascistoide [interpretato da Im Woo-hee che poi rivedremo nuovamente collaborare con Ryoo Seung-wan in Dachimawa Lee del 2008] continua ad infastidirlo, non rendendogli per nulla semplice il suo reintegro sociale.

Infine il ragazzo è tormentato dal rimosso ed il giovane da lui ucciso gli compare in sogno ogni notte. Cinematograficamente parlando il regista ricorre a situazioni oniriche-orrorifiche molto valide al punto da richiamare alcune soluzioni tecnico-visive alla Mario Bava (regista che apprezza molto) tra cui l’immancabile soggetto sopra un carello che avanza lentamente nell’ombra.

scena

Die Bad - Morte dolorosa (2000): scena

Morder Man è invece la terza parte. 

Sicuramente la meno incisiva da un punto di vista strettamente narrativo e dunque poco coesa con il resto della storia tuttavia è caratterizzata da un imprint sperimentale notevole. 

Ryo Seung-wan opta per il falso documentario e propone, alternandone a random, due interviste incentrate su di un poliziotto ed un gangster (persone molto legate a Sung-bin). Dalle interviste emerge un ritratto giovanile decadente e preoccupante dove sogni e speranze sembrano utopio e la criminalità diventa un ancora di “salvezza” dall’apatia esistenziale.

Le due interviste sono poi mixato da cruento combattimento corpo a corpo fra i due soggetti; assistiamo ad un vera e propria lotta di strada, la coreografia è semplice ma realistica e a prevalere è una sorta di senso di rivalsa/sopravvivenza mentre tecnicamente prevale tanta macchina a mano e lunghe inquadrature a piombo suggestive con i due uomini sfiniti che continuano a darsele di santa ragione (il poliziotto è interpretato dallo stesso Ryoo Seung-wan).

scena

Die Bad - Morte dolorosa (2000): scena

Die Bad è infine l’ultimo atto.

Il protagonista è questa volta il fratello del poliziotto visto in precedenza ed interpretato da un giovanissimo Ryoo Seung-bum (fratello del regista).

Questo è il segmento più lungo ed  ripreso con un grezzo ed affascinante bianco e nero; in precedenza si accennava ad una gioventù bruciata ora rappresentata molto bene. 

Il protagonista ed i suoi amici sono bulletti di strada, passano le giornate a bighellonare in sala gioco bevendo birra e mangiando patatine; loro sanno benissimo di non avere futuro e non trovano conforto neppure a scuola dove sono gli stessi professori a vessarli e non solo psicologicamente.

scena

Die Bad - Morte dolorosa (2000): scena

Concludendo siamo di fronte ad un esordio complesso, storicamente importante e ricco di elementi che andranno poi a caratterizzare la poetica futura del regista, da uno sguardo sociale lucido e nichilista ad un certo cinema di genere impostato sulle arti marziali di derivazione hongkonghese. 

Certamente ci sono anche delle imperfezioni evidenti; la sceneggiatura è sfilacciata e poco strutturata inoltre è possibile individuare alcune scelte registiche un po’ abbozzate/acerbe (mi riferisco all’uso eccessivo della panoramica a schiaffi).

 

 

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