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La battaglia di Algeri

Regia di Gillo Pontecorvo vedi scheda film

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La recensione su La battaglia di Algeri

di Antisistema
10 stelle

La vita di un uomo si giudica per alcuni dal giorno della propria morte; Ali La Pointe (Brahim Haggiag) l'8 Ottobre del 1957 si trova in una situazione di merda, intrappolato dietro una parete muraria al cui esterno vi sono decine di uomini del gruppo paracadutisti esperti di attività anti-guerriglia, capitanati dal colonnello Philippe Mathieu (Jean Martin), che gli intimano di arrendersi ma dal muro non perviene risposta e nell'oscurità silente Ali comincia a ricordare il suo passato rivoluzionario, cominciato tre anni addietro nel 1954.

La Battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo (1966), restituisce sullo schermo l'esperienza della lotta del FLN contro l'occupazione francese da oltre 130 anni, i quali gestiscono il paese come metodi coloniali, brutali e oppressivi; certo, hanno portato ospedali, strade e qualche infrastruttura, ma questo è tangibile solo nella parte europea di Algeri, di certo non nel resto del paese e soprattutto non nella Casbah, in cui dimora la gran parte della popolazione araba della città, la macchina da presa del regista mette in evidenza il contrasto tra queste due zone della città, dove la battaglia è in primis culturale, poiché l'occupazione francese ha immesso nella società algerina delle usanze occidentali, che hanno portato alla decadenza morale e materiale della componente araba, con prostituzione dilagante, consumo di carne di maiale, gioco d'azzardo e alcool, tutti elementi distruttivi dell'identità araba e causa del degrado del paese, impossibilitato ad auto-svilupparsi per gestito da una potenza coloniale straniera atta solo a sfruttare il territorio delle sue risorse, per far prosperare la madrepatria.

La prima battaglia del FLN riguarda quella della riappropriazione della propria cultura, imponendo (anche con la forza), l'abbandono dei costumi occidentali in modo da unificare tutto il popolo sotto un'unica bandiera da contrapporre a quella del tricolore francese che si vanta dei suoi valori di libertà, fraternità ed uguaglianza, quando in realtà viola tali principi nelle colonie da lungo tempo, con i loro cittadini che esprimono sentimenti di aperto razzismo verso la componente araba, arrivando a veri e propri linciaggi di gruppo verso qualsiasi malcapitato algerino gli capiti a tiro.

 

 

Pontecorvo risente degli influssi del cinema neorealista con la scelta di attori non professionisti, tranne per Jean Martin nel ruolo di Philippe Mathieu, il quale non era un volto noto al grande pubblico e comunque firmò un manifesto anni addietro contro la guerra d'Algeria, quindi era un francese onesto.

Il cinema di finzione soccombe quasi totalmente allo stile cronachista in presa diretta con largo uso della macchina a mano, riprese sgranate e alcune volte anche fuori fuoco, accetuando il realismo della narrazione (non rinuncando a costruire situazioni di suspance, come nei tre attentati contemporanei) e al tempo stesso l'impossibilità di una presa di posizione netta tra le due fazioni, che diventano sempre più preda della violenza arrivando a degenerare sempre più con attentati dinamitardi terrificanti nei loro effetti, che hanno come prime vittime la popolazione civile di ambo le parti.

La realtà terrificante della guerra civile viene messa in scena in tutta la nuda e cruda verità, con le esplosioni che fanno spavento per il rumore e la loro potenza distruttiva, non c'è alcuna spettacolarità nelle esplosioni riprese in modo secco ed asciutto, con uno stile lontanissimo dai "botti" fracassoni di Hollywood e per questo insostenibili a vedersi, diventando una sorta di rito catartico per lo spettatore il quale resta inorridito dai devastanti effetti delle bombe, arrivando a deprecare l'uso sconsiderato della violenza.

Le simpatie del regista sono indubbiamente (e giustamente) rivolte ai membri del FLN e alla loro causa indipendentista, ma i francesi non sono ritratti come macchiette, grazie  all'intuizione della figura del colonnello Philippe, che guida le azioni anti-guerriglia nella Casbah vicolo per vicolo, contro i membri del FLN grazie a tattiche innovative maturate nel corso della sua esperienza militare; dispiace che un uomo che anni prima lottò contro l'oppressione nazista, pur comprendendo la causa del nemico, non rinunci a combatterlo poiché l'FLN non sta facendo nulla di diverso rispetto a quello che lui come molti francesi, fecero oltre 10 anni prima per liberare la Francia dai tedeschi. 

Un film analitico degno di Stanley Kubrick nel descrivere i fatti, ma al tempo stesso fieramente lontano dallo spirito del regista americano, per il suo spirito politico anti-colonialista, dalle morte dei membri del FLN maturera' la coscienza nazionale del popolo Algerino che di lì a 2 anni, scenderà in strada spontaneamente a chiedere a gran voce l'indipendenza, a quel punto l'esercito e la polizia straniera non può nulla contro il volere di un intero popolo. Capolavoro assoluto del cinema mondiale e film manifesto per tante pellicole successive a tema politico del nostro cinema, vincitore del Leone d'Oro a Venezia (ma non dell'oscar, vergogna!) tra le polemiche, la critica d'oltralpe lo distrusse capitanata da quei cialtroni dei Cahiers di cinema che poi esaltavano ogni filmetto dei loro beniamini a scapito del vero cinema come questo, in Francia lo proibiranno per lungo tempo tanto che si può dire che fino al 2004 non avrà una distribuzione come si deve e solo il tempo ha permesso una consapevolezza da parte dei francesi dei crimini della loro politica coloniale.

 

 

Film aggiunto alla playlist dei capolavori : //www.filmtv.it/playlist/703149/capolavori-di-una-vita-al-cinema-tracce-per-una-cineteca-for/#rfr:user-96297

 

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