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La battaglia di Algeri

Regia di Gillo Pontecorvo vedi scheda film

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La recensione su La battaglia di Algeri

di Baliverna
10 stelle

Se non è un capolavoro, lo è quasi. E' un film compatto e serrato, che non conosce momenti di stanca nonostante la sua lunga durata. Lo impreziosiscono anche la felice unione dell'aspetto storico e di massa, con quello di alcuni singoli personaggi che compaiono nella trama. Il formato e lo stile sono quelli della cronaca, ma il risultato non è un cinegiornale, bensì vero cinema. Notevoli ho trovato tutte le scene di massa, sia quelle ambientate nelle viuzze piccole ma affollate della Casbah, che quelle degli scontri tra la popolazione e l'esercito nella parte finale. Molto ben riuscita è in particolare la sequenza del piazzamento delle bombe da parte delle donne (le quali - le donne - mettono un po' i brividi). Gillo Pontecorvo è qui in piena forma e degno del nome che si è fatto, benché non abbia saputo mantenerlo nei suoi film successivi.
Il film  non piacque né al governo algerino, né a quello francese. Tuttavia i motivi di questo non gradimento sono proprio quelli che aumentano di molto il mio. La pellicola, infatti, pur sostenendo le ragioni dell'indipendenza algerina, rappresenta con grande equilibrio pregi e difetti sia dei dominatori francesi che della resistenza locale. Sarebbe stato facile, molto facile, mostrare i francesi come dei crudeli oppressori solo cattivi, e gli algerini come il popolo buono e genuino con il piede straniero sopra il cuore, che si ribella nel migliore di modi. Invece Pontecorvo non ha mancato di far vedere, accanto all'anima buona, anche quella cattiva degli insorti. In essa navigano personaggi rispettabili e con un fondo di nobiltà, e altri che sono solo degli esaltati e dei terroristi senza scrupoli. Funzionari e soldati francesi, dall'altra parte, sono degli esseri umani come gli algerini, con le loro pecche ma anche la loro umanità. L'ingiustizia e il male, insomma, stanno nell'occupazione, la quale ha molte ragioni storiche, e poco nelle forze dell'ordine che si trovano coinvolte nella situazione in quel momento. Forse la figura peggiore la fa la popolazione francese d'Algeria, che è molto incline al razzismo e al pregiudizio.
Ho apprezzato molto anche la rappresentazione del terrorismo e degli omicidi indiscriminati. Oltre all'episodio delle bombe, segnalo a questo proposito anche quello - agghiacciante - dei terroristi che mitragliano la gente dall'ambulanza in corsa. Davanti a queste azioni di morte, le buone ragioni da cui sono ispirate evaporano, e ne vengono a torto screditate. Le bombe e i mitra, infatti, falciano senza criterio persone innocenti che se ne stanno tranquillamente al bar o passeggiano per strada, e che magari non c'entrano niente con la situazione politica. Allo stesso modo, l'omicidio dei poliziotti non è l'uccisione di un anonimo e cattivissimo oppressore francese, ma di un normale giovanotto che ha la fidanzata lontana, o di un padre di famiglia che magari in cuor suo parteggiava per l'indipendenza algerina. Purtroppo si scelse la via violenta all'indipendenza, quando la storia vantava già il grande esempio di Gandhi.
E' un grande film storico e politico che lascia parlare i fatti e fugge da ogni schematismo ideologico e da ogni didascalismo, i cui meriti vanno anche all'ottima sceneggiatura di Franco Solanas. Il cinema italiano successivo, purtroppo, avrebbe perso questo buon senso e questo equilibrio.

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