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Il sorpasso

Regia di Dino Risi vedi scheda film

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La recensione su Il sorpasso

di stefanocapasso
10 stelle

Nel giorno di ferragosto, per le strade di una Roma deserta e chiusa per ferie, il quarantenne Bruno, cerca di organizzarsi la giornata di vacanza a bordo della sua Lancia Aurelia Sport. Casualmente incontra Bruno, giovane studente universitario dal carattere timido e riservato: l’esatto opposto di Bruno. Coinvolto suo malgrado ad uscire per un pranzo fuori porta Roberto non perde occasione per progettare il rientro a Roma, ma puntualmente finisce per adeguarsi alle volontà di Bruno. Quella che doveva essere una gita per un pranzo si trasforma in un viaggio che li porterà in Versilia, alternando momenti di vicinanza e di allontanamento. Il giorno dopo, ancora in viaggio, la coppia sembra finalmente affiatata, ma un incidente interromperà tragicamente la storia.

Dino Risi firma quello che secondo me è il miglior film italiano raccontando con lucidità e con soluzioni cinematografiche avanzate il conflitto generazionale dei due protagonisti che è esemplificativo del conflitto generazionale dell’epoca. Risi mette in campo, con la voice over di Roberto che ci mette al corrente dei suoi dubbi, un personaggio che comincia a riflettere su stesso, e che è il paradigma degli anni 60 che vedranno il cinema moderno portare agli estremi questo dispositivo. Bruno e Roberto rappresentano uno, l’Italia che è passata attraverso la guerra, il boom, e che ha affinato diverse tecniche di sopravvivenza; l’altro, Roberto, è un giovane che vive appieno il periodo successivo al primo boom economico, un periodo in cui le promesse di un futuro radioso per tutti cominciano a sfuggire dalla portata. Prevale un sentimento di malinconia per l’infanzia, per un periodo di grandi promesse e speranze perdute; è il simbolo del paese, ancora giovane, che ha cominciato a svilupparsi all’indomani della seconda guerra mondiale che ha perso quell’entusiasmo iniziale, e con esso quella garanza di buona vita per tutti. Un film straordinario che mette in campo con tagliente lucidità una condizione sociale in via di definizione, ancora ricca di stereotipi e convenzioni sociali, senza mai dimenticare l’ironia tagliente della commedia all’italiana. La parabola di Bruno sembra dirci che è necessario rimanere nel proprio percorso di crescita senza lasciarsi trasportare dalle tentazioni di scorciatoie che fanno parte del percorso di altre esperienze di vita.

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