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Breve incontro

Regia di David Lean vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Breve incontro

di giansnow89
7 stelle

Un diverso punto di vista sul tema del tradimento, non assolutorio, tuttavia ricco di umanità.

Nella sua narrazione tipica, il tradimento ha sempre avuto una connotazione sensuale ed erotica, dove concetti come colpa e peccato difficilmente trovano spazio. Solo due anni prima era uscito Ossessione, di Luchino Visconti: lì la passione bruciante tra Girotti e la Calamai conosceva risvolti violenti, e diabolici, e neri come la pece. Ci voleva un regista british per portare la fenomenologia del tradire su un piano più misurato, ma non per questo meno intenso. Ed in effetti, se si sfronda il tradimento di tutto il suo portato esteriore fatto di lussurie, ciò che rimane è dramma intimo. Con un triplo salto carpiato all'indietro, mi verrebbe da paragonare la vicenda dei due protagonisti, Laura e Alec, all'episodio dantesco di Paolo e Francesca. In quel frangente l'Alighieri si sorprendeva di come un amore così puro, e candido, potesse aver portato tanta sofferenza e dannazione sulle due anime. L'unica nozione che abbiamo dell'amore di Paolo e Francesca, l'unico segno tangibile è quel primo casto bacio che si scambiano durante la lettura della storia di Lancillotto. Quel primo bacio è già peccato. Il pensiero di tradire e di infrangere un sacro patto è peccato. Laura e Alec, che fino a quel bacio erano vissuti in una felice bolla tutta loro, solo allora si rendono conto di avere oltrepassato un limite. Quale limite? La loro morale personale? La reputazione? La stabilità del loro ménage familiare? Il loro equilibrio psicologico? Quale che sia il confine valicato, quel bacio è il turning point del loro rapporto, che diventa conflitto attrazione-repulsione, desiderio-dovere, piacere-colpa: di fronte a loro si spalanca un bivio, o dividersi per sempre, o avere il coraggio di inseguire questo sentimento sincero ma pericoloso. La simbologia del bivio è molto concreta nel film di Lean: il treno, con la sua velocità furente, divide i destini e si porta via in un attimo desideri, sogni, futuro, lasciando dietro di sé solo rimpianti o tutt'al più nuove consapevolezze. 

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