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Yellowstone

3 stagioni - 28 episodi vedi scheda serie

Recensione

Stagione 3

  • 2020-2020
  • 7 episodi

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mck

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di mck
9 stelle

Western, oggi. (E sempre: essere più cattivi del male, smettere di colpire e iniziare a pestare.)

 

 

La ricompensa del gestire un ranch.
Il più bel paesaggio.

A la compagne de voyage
Dont les yeux, charmant paysage
Font paraître court le chemin
Antoine Pol [Georges Brassens (Fabrizio De André)]

- God don't like me enough to give me you in the morning and a peaceful afternoon in the same day.
- Me in the morning… or peace in the afternoon.

 

(Kelly Reilly: a LandScape.)

 

Ho assistito alla terza stagione di “WestWorld” e alla terza stagione di “YellowStone” con, pressapoco, lo stesso identico metodo di fruizione: circa un episodio a settimana, giorno più giorno meno, seguendo il ritmo dal passo “lento” e cadenzato (old style, direbbero gli esegeti e fondamentalisti del binge watching) del flusso delle uscite HBO. Ebbene, dopo 7 giorni non ricordavo quasi nulla delle gesta e delle intenzioni, dei sottotesti e delle elucubrazioni che motivano i personaggi della serie di J.Nolan & L.Joy, ma ho scoperto di ricordare i tic di un personaggio, la trama del disegno dei calzini di un altro, il colore del rossetto e dello smalto di un altr’ancora che affollano e costellano il parco caratteri di “YellowStone”.

- Chi sfamerà questo mondo quando noi non ci saremo più?
- Nessuno. Questo mondo andrà incontro alla fame.
(Lloyd Pierce e John Dutton.)

Il mondo in cui vivete si sta lentamente rimpicciolendo. C’è un piccolo gruppo di uomini che lo sta comprando, lo sta denudando e vi vende ciò che ne ricava. Stanno violentando il vostro mondo e vi vendono quello di cui si impossessano. Vi vendono l’acqua che bevete, l’aria che respirate, e vi mettete in fila per comprarle, come delle pecore.
[…]
Adesso, il modo in cui abbiamo vissuto per milioni di anni è quasi un evento. Qualcosa che facciamo nei fine settimana o nelle vacanze.
(Monica Long Dutton alla sua classe.)

Non c’è niente che non va. È la vita. Sempre in cambiamento. L’unica cosa che non vuole che succeda.
(Beth Dutton a Rip Wheeler, riferendosi a suo padre, John Dutton.)

 


Con questa terza annata la serie creata da Taylor Sheridan & John Linson supera sé stessa, ed è molto raro che accada: se opere come “Mad Men”, “the Sopranos”, “Fargo”, “the Wire” e “Better Call Saul” convincono sempre, anno dopo anno, confermandosi ad incliti livelli rimarchevoli, per lavori che si collocano nella fascia immediatamente inferiore (ma di questo passo il gap verrà presto colmato) è raro accada questo incremento di potenziale cercato, sviluppato ed espresso: e quel che avviene qui è qualcosa di veramente potente.

"Vorrei tornare indietro nel tempo e dire alla nostra gente di vendere ogni arma. Ogni cavallo. Poi di prendere quei soldi e andare a New York e assumere il più grande studio legale della città. Se potessi farlo, non saremmo qui. Saremmo alle porte dello Yellowstone e lo chiameremmo ancora casa. […] Non esiste una cosa come la moralità. C’è il possedere la terra e c’è il perdere la terra. Questo è tutto ciò da cui sarai giudicato. Non come lo fai. I vincitori non vengono mai giudicati in base al “come”. Quello lo risparmiano per i perdenti. […] Le loro regole sono fatte per essere infrante. Gli Stati uniti hanno infranto ogni regola che hanno stabilito. Dal primo trattato con la Francia a tutti quelli con noi, fino al loro ultimo trattato con l’Iran. Solo gli altri devono sottostare alle loro regole. Fanno la guerra quando e dove vogliono, prendono quello che vogliono, poi creano regole che ti impediscono di riprendertelo. Fanno regole per gli schiavi, e fanno regole per i padroni. Tu stai seguendo le regole degli schiavi. Ma se segui le regole dei padroni, li ucciderai e ci restituirai la nostra terra. Viaggi con un uomo di un clan di guerrieri, ma non gli permetti di fare la guerra. Tu stesso lo rendi uno schiavo."          
[Angela Blue Thunder (Q'orianka Kilcher, la Pocahontas di Terrence Malick in “the New World”, recentemente vista in “Colour Out of Space” e una delle new entry di stagione assieme a Josh “il Sawyer di Lost” Holloway, Boots Southerland e un Will Patton che sembra un Peter Mullan al meglio del suo peggio) a Thomas Rainwater.]

 


Interessante rilevare la disposizione delle mansioni in continuo mutamento lungo le tre stagioni: nella prima annata Taylor Sheridan dirige e scrive da sé tutti gli episodi (tranne i primi due che vedono la co-firma del co-produttore John Linson per quanto riguarda il solo soggetto), nella seconda non ne dirige alcuno, ma li sceneggia tutti (solo due in solitaria, gli altri 8 con 4 colleghi) e in questa terza vi è un ulteriore cambio: non dirige (le regìe sono di Stephen Kay per i i primi e gli ultimi due episodi, poi vengono, con una doppietta a testa, John Dahl, Christina Voros e Guy Ferland), ma torna a sceneggiarli tutti da sé (e la cosa si percepisce assai); ed inoltre, collateralmente, risolve in una manciata di minuti diegetici (il tempo di scavare 4 fosse profonde il giusto) il problema regresso legato a “Sons of Anarchy”. Ma/ed infatti i problemi gravi e seri verranno di lì a poco…

Non smettere di amarmi per andare a uccidere qualcosa.
(Monica Long Dutton a Kayce Dutton.)

Ho preso due decisioni nella mia vita basate sulla paura. E mi sono costate tutto.
(Beth Dutton a Rip Wheeler.)

Quando consideri il dolore che causi a una persona colpa della persona, questo è essere malvagi.
(Beth Dutton a Jamie Dutton.)

- Ci sono mostri ovunque in questo mondo. Devi solo ucciderli quando li trovi.
- Ma non riesci a trovali. Diamine, non abbiamo nemmeno abbastanza poliziotti per cercare le vittime.
(Kayce Dutton e Monica Long Dutton.)

Ciò che sta affrontando questo posto non è un nemico. È una prospettiva. È uno spostamento dei valori.
(Beth Dutton a John Dutton.)

 


YellowStone” è da sempre stata “i Soprano del West” (semplicemente perché la Frontiera è stata da sempre terra di Mafia e una questione di picciotti, da ben prima che il Sud Italia e l’Irlanda contro-colonizzassero da par loro la costa Est per poi organizzare una nuova corsa all’Ovest: cowboy e mandriani, gangster e pistoleri, poliziotti e banditi, piedipiatti e fuorilegge, giudici e soldati, proprietari terrieri e hobo, capitalisti e hippie, colletti bianchi e blu e colli rossi… E, a latere, da una parte gl’indiani e dall’altra gli astronauti...), ma in quest’occasione, con questa terza cavalcata, l’esplicitazione è quasi parossistica, e al contempo... iperrealista.

“Non è poi così male, vero? Avresti dovuto scoparmi mentre avevo ancora una faccia, ma va bene, ci lavoreremo su...”, dice Teeter a Colby, mentre Walker, l’uomo-che-doveva-essere-morto, suona e canta l’ultimo bis della serata (Ryan Bingham - “Snake Eyes”).

Kill the King.

Smettere di colpire, e iniziare a pestare.

Sapendo che l’azione è reciproca.

Essere più cattivi del male, e sapersi godere ancora l’alba.

Pensando che non c’è medicina migliore di un tetto di stelle.

 

 

Stag. 1 (9 ep., 2018)

Stag. 2 (10 ep., 2019)

Stag. 3 (10 ep., 2020)

 

Western. Oggi.

  
* * * * ¼ (½)   

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