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Oblivium - Film e registi ingiustamente dimenticati (2)
di Antonio_Montefalcone ultimo aggiornamento
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Antonio_Montefalcone

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Oblivium - Film e registi ingiustamente dimenticati (2)

Se oggi parliamo di cinema messicano e di cineasti che lo rappresentano in modo eccelso a livello mondiale, i primi nomi che subito ci vengono in mente sono i registi pluripremiati Alfonso Cuarón, Alejandro González Iñárritu, Guillermo Del Toro, solo per citare alcune tra le tante celebrità (e non soltanto registi, vedi Salma Hayek) che con le loro pellicole si sono conquistati un posto nell’immaginario collettivo contemporaneo.

Ma se andiamo un po’ più indietro nel tempo, tra gli anni ’20 e ’70 del secolo scorso, ci viene in mente qualche nome famoso e qualche cineasta di origini messicane che ha dato lustro al cinema e alla propria patria? Ci viene subito in mente chi ha contribuito a piantare le solide radici di quello che oggi è definito il “Nuovo Cinema Messicano”?

Il regista (anche se in realtà è stato anche sceneggiatore e attore) che vorrei ricordare in questo secondo appuntamento con i cineasti (che, ripeto, non sono per forza sconosciuti o ignoti in sé e per sé, ma) che per svariati motivi mi sembrano ingiustamente poco o nulla ricordati ai nostri giorni, si chiama Emilio Fernández Romo, nato il 26 marzo 1904 a Hondo, Coahuila, e morto il 06 agosto 1986 sempre in Messico.

Come già citato, è stato regista, sceneggiatore e attore cinematografico.

E’ noto soprattutto per alcune opere filmiche da lui dirette [tra le quali “La vergine indiana” (1944) e “La perla” (1947)], ma anche per essere stato sposato con l’attrice messicana Columba Dominguez, e per i suoi ruoli come interprete in celebri film americani di Ford, Huston e Peckinpah.

Inoltre, il suo nome figura tra i registi preferiti di Martin Scorsese, ed è protagonista di un curioso episodio, a metà tra verità storica e leggenda, che lo vede essere stato il modello umano per la statuetta del premio Oscar: nel 1928, infatti, Cedric Gibbons, membro dell’Academy, aveva ricevuto l'incarico di creare una statuetta da utilizzare per la premiazione e grazie alla futura moglie Dolores del Río conobbe Emilio Fernandez, e decise di farlo posare nudo per il disegno del suddetto trofeo.

Fernandez accettò, ma a fatica e dopo una lunga persuasione. Successivamente la statuetta sarà soprannominata "Oscar", ma questa è legata ad un’altra storia…   

Cultori, esperti e amanti del cinema, spesso lo considerano più per la sua carriera di attore piuttosto che per quella come regista, però ad onor del vero, quest’ultima non è meno dignitosa rispetto alla prima, anzi, è tanto di valore da meritare di essere (ri)scoperta tutta (e, per alcuni titoli, anche rivalutata).

 

Se non vi interessano la sua biografia, il contesto storico a lui collegato, e la storia del cinema messicano in breve (che ho tradotto e sintetizzato nei loro tratti più essenziali da Imdb), potete saltare queste parti, e ricollegarvi direttamente alla sua carriera.

 

CENNI BIOGRAFICI  E  CONTESTO STORICO:

 

Emilio Fernandez Romo, soprannominato “El Indio”, per un'epoca ha simboleggiato il cinema messicano ma anche il Messico stesso a causa del suo violento maschilismo, radicato nella Rivoluzione del 1910-17, e per il suo fedele impegno nei confronti del nazionalismo culturale messicano.

Nato da padre messicano (meticcio) e madre nativa americana Kickapoo, da adolescente abbandonò presto gli studi per prestare servizio come ufficiale nella ribellione Huertista, scoppiata il 4/12/1923, guidata dal generale Adolfo de la Huerta. Il 20 luglio di quell'anno Pancho Villa era stato assassinato in un'imboscata; una teoria era che l'omicidio fosse stato commesso da agenti del presidente messicano Álvaro Obregón.

Obregon, quando prestò servizio come generale durante la rivoluzione, aveva sconfitto Villa in quattro battaglie consecutive note collettivamente come la battaglia di Celaya, che fu il più grande scontro militare nella storia latinoamericana prima della guerra delle Falkland del 1982.

Adolfo de la Huerta pensava che il suo servizio e la lealtà a Obregon avrebbero dovuto portargli la presidenza, ma il presidente Obregon, tuttavia, nominò suo erede il ministro degli Interni anticlericale, l'ex generale Calles.

Huerta a questo punto si sollevò in una ribellione che alla fine colpì metà dell'esercito messicano.

Quando la rivolta finì nel marzo 1924, 54 generali e 7.000 soldati erano scomparsi, uccisi in battaglia, giustiziati, esiliati o congedati. Obregon bandì Huerta in esilio negli Stati Uniti (dove ha vissuto a Los Angeles, mantenendosi come insegnante di musica).

Il giovane Emilio Fernandez fu condannato ad una pena detentiva di 20 anni per la sua partecipazione alla ribellione dalla parte dei perdenti guidati da Huerta.

Fuggito dalla prigione e seguendo Huerta in esilio a Los Angeles, Fernandez ha assorbito i rudimenti del cinema come attore secondario lavorando a Hollywood negli anni '20 e all'inizio degli anni '30.

Con l'elezione di Lázaro Cárdenas a presidente nel 1934, ai ribelli Huertista fu concessa un'amnistia. Fernandez tornò in Messico nel 1934 e iniziò a lavorare nell'industria cinematografica messicana come sceneggiatore e attore. Il suo aspetto indiano, che gli ha dato il soprannome di "El Indio", gli ha portato anche il suo primo ruolo da protagonista, interpretando un indiano in “Janitzio” (1935). A causa della sua imponente presenza fisica e del suo aspetto indiano, El Indio è stato scelto come banditi, charros (cowboy) e rivoluzionari. Il governo Cardenas del 1934-40 stabilì il quadro in cui si poteva realizzare "l'età d'oro del cinema messicano". Il sistema politico che dominò il Messico per oltre mezzo secolo si consolidò durante il suo regime. Il governo incorporò sindacati, organizzazioni contadine e professionisti e impiegati della classe media nel Partito della Rivoluzione Messicana al governo (in seguito Partito della Rivoluzione Istituzionale, o PRI). Cardenas supervisionò la ridistribuzione di milioni di acri di terra ai contadini e l'espansione dei diritti di contrattazione collettiva e gli aumenti salariali ai lavoratori; attuò la nazionalizzazione dell'industria petrolifera messicana e infine trascorse gli ultimi anni della sua vita supervisionando progetti di irrigazione e promuovendo l'istruzione e l'assistenza medica gratuita per i poveri. Questo è stato l'uomo che ha dato il tono al Messico moderno nato dalla rivoluzione e dalle guerre civili degli anni '20, spianando il terreno per il boom economico degli anni '40 in cui "l'età d'oro del cinema messicano" raggiunse il suo apogeo.

 

LA STORIA DEL CINEMA MESSICANO IN BREVE:

 

Il cinema messicano classico è stato per lo più ignorato negli Stati Uniti a causa della barriera linguistica e di una mentalità colonialista intrisa di razzismo. Il primo lungometraggio messicano uscì nel 1906, anche se la produzione fu spesso eclissata dalle condizioni politiche ed economiche. Negli anni '10 sono stati realizzati documentari sulla rivoluzione messicana, ma negli anni '20 sono stati realizzati pochissimi film.

Quando il cinema messicano è stato affrontato da quelli a nord del confine, l'attenzione principale è caduta sulla brillante cinematografia di Gabriel Figueroa, che è stato direttore della fotografia nei film di John Ford e John Huston, o sull'ex star di Hollywood Dolores del Rio.

Dolores del Río, attrice e ballerina messicana, interpretò numerosi film a sfondo esotico e di avventura.

Assieme a María Félix e Silvia Pinal ha formato il trio delle attrici messicane più famose nella storia del cinema.

Dolores del Río fu diretta da Emilio Fernández in “Messico insanguinato” con protagonista maschile Pedro Armendáriz e, poco dopo anche in “La vergine indiana”. La collaborazione tra l'attrice e il regista proseguì fruttuosa con altre famose pellicole. «Nei suoi film Emilio Fernández rifletteva il suo amore per la protagonista, bella ma irraggiungibile quindi destinata quasi sempre a non vedere coronato il suo sogno d'amore. L'attrice però ebbe modo di interpretare diversi ruoli, dalla bella aristocratica alla donna di vita dimostrando notevoli capacità drammatiche».

L'altra attrice, María Félix, conosciuta anche con l'appellativo di La Doña, attribuitole dopo il suo ruolo nel film “Doña Bárbara” (del 1943), con il regista Emilio Fernández, completò la trilogia: “Enamorada” (1946), “Río Escondido” (1947) e “Maclovia” (1948).

Silvia Pinal invece, è conosciuta a livello internazionale soprattutto per aver ricoperto il ruolo della protagonista in due celebri pellicole del regista spagnolo Luis Buñuel, “Viridiana” (1961) e “L'angelo sterminatore” (1962). Per Buñuel recitò anche in Intolleranza: Simon del deserto (1964).

Un altro celebre attore messicano fu Pedro Armendáriz. Pedro Armendáriz, prese parte al suo primo film a 22 anni e da allora recitò in dozzine di pellicole, alternando il cinema messicano con quello statunitense. Fu l'attore preferito di Emilio Fernández, con il quale realizzò alcune delle sue migliori pellicole, quali: “Soy puro mexicano” (1941), “Flor Silvestre” (1942), “La vergine indiana” (1944), “Bugambilia” (1945), “Enamorada” (1946) e “La Perla” (1947), in coppia con figure mitiche quali Dolores del Río e María Félix.

La sua perfetta padronanza dell'inglese gli permise di lavorare spesso per produzioni a Hollywood, con registi quali John Ford, John Huston e Michael Curtiz. Tra i suoi più famosi film, da ricordare “In nome di Dio” (1948) e “Il massacro di Fort Apache” (1948), entrambi diretti da Ford. Ebbe modo di lavorare anche in Europa. In Italia venne chiamato da Giuseppe De Santis per interpretare “Uomini e lupi“ (1957) e da Duccio Tessari per “Arrivano i titani“ (1962).

Per quanto riguarda invece la carriera di Emilio Fernandez, la sua reputazione crebbe in poco tempo e divenne così grande che durante la sua vita fu persino apprezzato negli Stati Uniti, ma, la sua notorietà come una sorta di uomo selvaggio dell'industria cinematografica messicana e la sua celebre apparizione come attore in “Il mucchio selvaggio” (1969) di Sam Peckinpah, oscurarono la sua grandezza come attore in altre pellicole e come regista dei suoi film.

Il Messico è stato il set di film di successo come “Viva Villa!”(1934), “Il conquistatore del Messico” (1939), “Viva Zapata!”(1952), “Vera Cruz” (1954), “I professionisti” (1966) e "Il mucchio selvaggio", ma gli attori messicani, ad eccezione di Anthony Quinn, non godevano di altrettanta visibilità e notorietà.

La maggior parte degli storici colloca saldamente “l'età dell'oro del cinema messicano” classico negli anni '40 (quando il cinema messicano riceveva riconoscimenti internazionali; due film di Fernandez vinsero il Grand Prix al Festival di Cannes e altri furono nominati per il Leone d'Oro alle Mostra del Cinema di Venezia) e lo fa terminare a metà degli anni '50, anche per la fine della collaborazione di 25 film di Fernandez con il noto direttore della fotografia Gabriel Figueroa. I film messicani erano tipicamente melodrammi, romanzi, musical, commedie e horror, e affrontavano tutti gli aspetti della società messicana, inclusa la Storia (il dittatore del XIX secolo Porfirio Díaz e la sua corte, La rivoluzione e Villa ed Emiliano Zapata), le ossessioni (sia familiari che erotiche) e la mitologia (cultura indiana e delle grandi città).

 

LA CARRIERA CINEMATOGRAFICA DI FERNANDEZ:

 

Emilio Fernandez ha fatto il suo debutto cinematografico come attore in “El destino di Chano Urueta“ (1928), ma i suoi primi lavori cinematografici sono stati nei western americani sfornati dal regista di Monogram John P. McCarthy. Dopo un ruolo secondario in “La buenaventura” (1934) di Enrico Caruso Jr., fece il suo ritorno al cinema messicano nel 1934, recitando in “Corazón bandolero” (1934) e “Il segno di Robin Hood” (1934) del regista Fernando de Fuentes.

Il primo lungometraggio di Fernandez come regista è stato “La isla de la pasión” (1942), che ha anche scritto e in cui ha recitato una piccola parte. Il film era interpretato da Pedro Armendáriz, che Fernandez avrebbe scelto per molti dei suoi film. Un altro collaboratore preferito era sua moglie Columba Domínguez.

“El Indio” si guadagnò rapidamente la reputazione di miglior regista messicano che realizzava drammi populisti. Il suo “La vergine indiana” (1944) ha portato il cinema messicano all’attenzione planetaria quando vinse il Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes nel 1946. È stato variamente elogiato come «il più alto trionfo delle arti plastiche messicane su celluloide» e come «una promessa titanica per il cinema [messicano] strettamente patriottico». Il critico cinematografico francese Georges Sadoul, nel suo libro del 1954 "Histoire General du Cinema", ha elogiato il film per il suo ritratto "autentico" della vita rurale messicana e per aver affrontato i rapporti razziali.

Il nazionalista Fernandez voleva articolare un'idea di cosa significasse essere messicano che fosse unicamente messicano e non influenzato da Hollywood, i cui film secondo lui stavano americanizzando il pubblico del cinema messicano.

Celebre è stata la sua collaborazione col direttore della fotografia Gabriel Figuero sin dal film “Messico insanguinato” (1943), cui fece seguito “La vergine indiana” (1944), che fu premiato a Cannes.

Nei loro 25 film insieme tra il 1942 e il 1958, Fernandez e Figueroa hanno creato l'idea del cinema "mexicanidad" elevando l'identità mestizaje (razza mista), così come lo status della cultura precolombiana.

Lo stile visivo epico che hanno sviluppato è dovuto all'incompiuto "Que viva Mexico" di Eisenstein.

Il loro stile feticizzava il paesaggio messicano attraverso bellissime riprese lunghe, accuratamente composte e fisse. Per due decenni il cinema d'essai messicano è stato identificato con i film nati dalla collaborazione Fernandez-Figueroa. Le loro pellicole non soltanto hanno influenzato l'identità collettiva del popolo messicano, ma hanno influenzato anche il modo in cui il loro pubblico, sia nazionale che globale, vedeva il Messico e la sua storia.

Nel 1946 Fernandez ha girato un adattamento del romanzo di John Steinbeck "The Pearl", nelle versioni in lingua spagnola e inglese.Interpretato dall'attore preferito di El Indio, Pedro Armendariz, "La perla" ha fatto ottenere a Fernandez premi e nomination al Festival del cinema di Venezia, consolidando ulteriormente la sua notorietà come regista e pubblicizzando l'industria cinematografica messicana.

Il film gli è valso anche l'Ariel d'oro per il miglior film agli Ariel Awards del 1948 (l'equivalente messicano degli Oscar), e Fernandez, Figueroa, Armendariz e Juan García hanno vinto l'Ariel d'argento rispettivamente per la migliore regia, fotografia, attore e attore non protagonista.Figueroa ha vinto un Golden Globe per la migliore fotografia nel 1949 dalla Hollywood Foreign Press Association.

Nel 1948 “Salón México” fu distribuito, scritto e diretto da Fernandez con la fotografia di Figueroa.

L’opera è stata rivoluzionaria in quanto ha contribuito a inaugurare un nuovo genere, il film "cabaretera" (cabaret), più audace e commerciale quanto il genere familiare dei rancheras, che allora stava svanendo in popolarità.Il film ricrea l'atmosfera della famosa sala da ballo di Città del Messico e presenta una sensuale colonna sonora eseguita dal gruppo musicale afro-cubano Son Clave de Oro.

Alla fine degli anni Quaranta Emilio Fernandez era il regista più famoso e prestigioso di tutta l'America Latina.Avrebbe continuato come primo regista del Messico fino alla metà degli anni '50, quando la sua visibilità iniziò a diminuire e l'emigrato spagnolo Luis Buñuel ne prese il posto.

Man mano che i registi più famosi e le più grandi star invecchiavano o morivano, il cinema messicano iniziò a declinare commercialmente e “l'età d'oro del cinema messicano” giunse al suo termine (ironicamente, solo i film messicani di Bunuel si rafforzarono mentre il cinema nazionale andava in declino).

Sebbene Fernandez e Figueroa abbiano lavorato insieme l'ultima volta in “Una cita de amor” (1958), interpretato dal fratellastro di El Indio, Jaime Fernández; la collaborazione si è sostanzialmente conclusa a metà degli anni '50 quando hanno realizzato “La rosa blanca “(1954) e “La Tierra del Fuoco se apaga” (1955). Il loro ultimo grande film insieme è stato “La ribellione degli impiccati” (1954). Al diminuire della sua collaborazione con Fernandez, il rapporto professionale di Figueroa è cresciuto invece con il regista Bunuel.

Fernandez continuò a dirigere film fino al 1979, ma quando la sua collaborazione con Figueroa terminò nel 1958, la sua reputazione ne risentì a causa del declino della qualità artistica delle sue pellicole.

E’ in questo periodo che si accresce la sua fama come attore: la reputazione che aveva fuori dallo schermo di uomo violento lo portò ad interpretare cattivi brutali in molti film messicani e americani.

Fernandez è apparso con suo fratello, il cantante/attore Fernando Fernández, in “La croce di fuoco” (1947) di John Ford, di cui è stato anche produttore associato. Altri film americani in cui è apparso sono “Gli inesorabili”(1960) di John Huston (di cui è stato anche regista della seconda unità) e “La notte dell'iguana” (1964), i film di John Wayne “Carovana di fuoco” (1967) e “Chisum” (1970) (di cui è stato anche regista della seconda unità), “A sud ovest di Sonora” (1966) di Sidney J. Furie, e “Il ritorno dei magnifici sette” (1966) di Burt Kennedy.

Dopo aver interpretato il ruolo del rinnegato generale messicano Mapache nel classico "Il mucchio selvaggio", Fernandez è apparso in altri due film di Peckinpah, come Paco in “Pat Garrett e Billy Kid” (1973) e come El Jefe, che dà l'ordine a “Voglio la testa di Garcia” (1974). Si è ritrovato con John Huston in “Sotto il vulcano” (1984) ed è apparso in “Pirati” (1986) di Roman Polanski.

Gli ultimi suoi due film da sceneggiatore e regista sono stati “México Norte” (1979) e “Erótica” (1979), in cui ha anche recitato.

Complessivamente Emilio Fernandez ha diretto 43 film dal 1942 al 1979.

È stato lo sceneggiatore accreditato di 40 film, a partire da “Cielito lindo” (1936). È stato anche regista della seconda unità, sia accreditato che non accreditato, in film americani girati in Messico come “I magnifici sette” (1960), nel quale, incaricato dal governo messicano, dovette garantire che le raffigurazioni dei messicani non fossero razziste o umilianti.

Come regista ha ottenuto 21 candidature complessive e vinto 15 premi. Oltre alle già citate vittorie a Cannes e a Venezia per alcune sue pellicole, ha ottenuto ben 4 premi Ariel (l’equivalente degli Osar nel cinema messicano) come miglior regista nel ’47 per “Enamorada”, nel ’48 per “La perla”, nel ’49 per “Rio Escondido” e nel ’75 per “La choca”.

Nel 2002 "La Perla" è stato inserito nel National Film Registry del National Film Preservation Board, gestito dalla Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

 

 

Non segnalerò i quasi cento film dove Emilio Fernandez ha recitato come attore, ma soltanto quelli come regista. Qui sotto in ordine cronologico ho riportato tutte le 43 pellicole dirette da Emilio Fernandez, mentre in grassetto (e alcune di queste anche inglobate nella mia Playlist) sono evidenziate soltanto quelle pellicole che storici e critici considerano essere le sue opere migliori, i suoi film più riusciti o premiati, anche se però sono tutti a loro modo molto interessanti e degni di visione.

 

 

La Isla de la pasión" (1942) 

"Soy puro mexicano" (1942)

"Messico insanguinato" (Flor Silvestre) (1943)

"La vergine indiana" (Maria Candelaria) (1944)

"Abbandonata" (Las Abandonadas) (1945)

"Amore maledetto" (Bugambilia) (1945)

"Pepita Jiménez" (1946)

"Enamorada" (1946)

La croce di fuoco” (non citata la sua regia nei titoli originali)

"La perla" (1947)

"The Pearl" - versione inglese (1947)

"Il mostro di Rio Escondido" (Rio Escondido) (1948)

"Feudalismo messicano" (Maclovia) (1948)

"La malquerida, colei che non si deve amare" (La malquerida) (1949)

"Salón México" (1949)

"Dimenticati da Dio" (Pueblerina) (1949)

"Duelo en las montañas" (1950)

"Viva il generale Josè!" (The Torch) (1950)

"Un día de vida" (1950)

"Vittime del peccato" (Víctimas del pecado) (1951)

"Las Islas Marías" (1951)

"La Bienamada" (1951)

"Siempre tuya" (1952)

"Acapulco" (1952)

"El mar y tú" (1952)

"Cuando levanta la niebla" (1952)

"La rete" (1953)

"Reportaje" (1953)

"El rapto"  (1954)

"La rosa blanca" (1954)

"La ribellione degli impiccati" (1954)  (non citata la sua regia nei titoli originali)

“Nosotros dos” (1955)

“La Tierra del Fuego se apaga” (1955)

“Una cita de amor” (1958)

“El impostor” (1960)

“Pueblito” (1962)

"Paloma herida" (1963)

"Mexico amore e sangue per un gringhero" (1967)

"El crepúsculo de un dios" (1969)

"La choca" (1974)

"Zona roja" (1976)

"México Norte" (1979)

"Erótica" (1979)

 

 

Appuntamenti precedenti di questa serie:  //www.filmtv.it/playlist/720461/oblivium-film-e-registi-ingiustamente-dimenticati-1/#rfr:user-134690

Playlist film

Amore maledetto

  • Drammatico
  • Messico
  • durata 105'

Titolo originale Bugambilia

Regia di Emilio Fernández

Con Dolores del Rio, Pedro Armendáriz, Julio Villarreal, Alberto Galán

Amore maledetto

Il film, che ha per protagonisti Dolores del Río e Pedro Armendáriz, è ambientato nella città di Guanajuato, famosa per le miniere di argento; e tutti gli esterni sono stati girati nei luoghi reali.

Rilevanza: 1. Per te? No

La vergine indiana

  • Drammatico
  • Messico
  • durata 76'

Titolo originale María Candelaria

Regia di Emilio Fernández

Con Dolores del Rio, Pedro Armendáriz, Alberto Galán, Margarita Cortés

La vergine indiana

Vincitore del Gran Premo della giuria al Festival del cinema di Cannes nel 1946.

In verità si tratta di una sorta di omaggio amoroso di Emilio Fernandez nei confronti di Dolores del Rio: il regista ammirava da anni l'attrice e volle scusarsi per il comportamento non sempre gentile che aveva avuto con lei durante la lavorazione del primo film. Grazie a questa pellicola Dolores del Rio non fu più vista come simbolo di esotismo latino nei paesi stranieri, ma piuttosto come una sorta di simbolo nazionale per il Messico.

Rilevanza: 2. Per te? No

Enamorada

  • Commedia
  • Messico
  • durata 99'

Titolo originale Enamorada

Regia di Emilio Fernández

Con María Félix, Pedro Armendáriz, Fernando Fernández, José Morcillo

Enamorada

Vincitore nel 1947 del premio Ariel d’oro (l’equivalente dei premi Oscar nel cinema messicano) come miglior film e dell’Ariel d’argento come miglio regia, oltre che apprezzamenti al Festival del cinema di Venezia.

Rilevanza: 2. Per te? No

La perla

  • Avventura
  • Messico, USA
  • durata 85'

Titolo originale La perla

Regia di Emilio Fernández

Con Pedro Armendáriz, María Elena Marqués, Fernando Wagner

La perla

Vincitore del Premio Internazionale alla Mostra d’arte cinematografica di Venezia nel 1947. Il film ha inoltre ottenuto nel 1948 un Ariel d’oro come miglior pellicola e un Ariel d’argento alla miglior regia.

Rilevanza: 2. Per te? No

Il mostro di Rio Escondido

  • Drammatico
  • Messico
  • durata 110'

Titolo originale Rio Escondido

Regia di Emilio Fernández

Con María Félix, Carlos López Moctezuma, Fernando Fernández, Arturo Soto Rangel

Il mostro di Rio Escondido

La pellicola nel 1949 ha vinto 4 premi Ariel: miglior film dell’anno, miglior regia, miglior sceneggiatura originale, e come Film di grande interesse nazionale.

Rilevanza: 1. Per te? No

Dimenticati da Dio

  • Drammatico
  • Messico
  • durata 111'

Titolo originale Pueblerina

Regia di Emilio Fernández

Con Columba Domínguez, Roberto Cañedo, Arturo Soto Rangel

Dimenticati da Dio

E’ stato candidato per il Gran Premio della giuria al Festival del cinema di Cannes del 1949 e ha ottenuto alcune delle maggiori nomination ai premi messicani Ariel.

Rilevanza: 1. Per te? No

Salón México

  • Drammatico
  • Messico
  • durata 95'

Titolo originale Salón México

Regia di Emilio Fernández

Con Marga López, Miguel Inclán, Rodolfo Acosta, Roberto Cañedo

Salón México

Per molti studiosi e critici di cinema è ritenuto uno dei suoi maggiori capolavori.

Rilevanza: 1. Per te? No

La rete

  • Drammatico
  • Messico
  • durata 83'

Titolo originale La red

Regia di Emilio Fernández

Con Rossana Podestà, Armand Silvestre, Crox Alvarado, Giullermo Cramer

La rete

Ha vinto il Premio Internazionale al Festival del cinema di Cannes nel 1953.

Rilevanza: 2. Per te? No
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