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IL "CASO BALDWIN" E LA QUESTIONE OPERAIA NEL MONDO DEL CINEMA
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IL "CASO BALDWIN" E LA QUESTIONE OPERAIA NEL MONDO DEL CINEMA

 

IL "CASO BALDWIN" E LA QUESTIONE OPERAIA NEL MONDO DEL CINEMA

 

 

"Partì un colpo, dalla canna della pistola, e a stento ci se ne capacitò

Partì un colpo, da quell'arma ostile, e nessuno lì per lì realizzò."

 

"Union members, get the hell outta here

Non-union members, you'll see how great it is to work right here."

 

 

Certo ne avrete sentito parlare: Alec Baldwin, nell'estrarre quella che credeva fosse una pistola a salve, accidentalmente ha "sparato un colpo" (non si capisce ancora come facesse ad essere carica l'arma), uccidendo la direttrice della fotografia Halyna Hutchins sul set del western Rust.

Una tragedia, senza dubbio (anche se non è la prima volta che capita: uno dei casi più famosi [non a caso evocato da qualcuno] è quello di Brandon Lee in The Crow). Si sarebbe potuta evitare, non si sarebbe potuta evitare? Chissà. Quel che è sicuro è che la vicenda induce una serie di riflessioni in merito, udite udite, alle condizioni di lavoro nel mondo della Settima Arte. Eh sì, perché – appena pochissimi giorni fa, prima del “fattaccio” – sette membri della crew iscritti al sindacato sono stati cacciati a male parole (addirittura dietro minaccia di chiamare la polizia) dai produttori del film e prontamente sostituiti con addetti non sindacalizzati.

E cosa avranno mai fatto per meritarsi un simile trattamento? Di nuovo: chissà. Si sa per certo, comunque, che in molti, sul set, si sono lamentati nelle scorse settimane per via delle paghe in arretrato, dei lunghissimi orari di lavoro e del fatto di dover ogni singolo giorno fare la spola da Albuquerque a Santa Fe, visto che la produzione è venuta subito meno alla promessa di pagar loro il soggiorno in un motel del luogo.

Ah, e c’è di più: si sono sollevate diverse proteste in merito alla sicurezza stessa del lavoro, anche a seguito di due scariche accidentali provenienti dalle armi “finte” usate per le riprese (ma guarda te...). La stessa Hutchins, tristemente deceduta, a quanto pare aveva in programma di aderire ad uno sciopero del personale proprio a causa di tutta questa lunga serie di questioni.

Tra l’altro, i membri della troupe cacciati fanno parte proprio di quello IATSE (ovvero, l’International Alliance of Theatrical Stage Employees) i cui componenti ad inizio mese, con una maggioranza schiacciante del 98%, hanno votato a favore del primo sciopero su scala nazionale nei 128 anni di storia dell'organizzazione. Per ora pare esser stato scongiurato, grazie ad un accordo preliminare raggiunto dai rappresentanti del sindacato coi produttori. Ma è sempre possibile che questo incidente intervenga per scompigliare di nuovo le carte, anche in considerazione del fatto che diversi membri del sindacato già non erano sicurissimi di voler accettare le condizioni dell’accordo in discussione. Si vedrà.

In ogni caso, è sicuramente qualcosa di cui si parla poco: di tutte le centinaia/migliaia di persone che lavorano indefessamente dietro le quinte anche delle più grandi produzioni non solo senza ricevere particolari riconoscimenti ma soprattutto spesso e volentieri a ritmi forsennati, fino a 14-15 ore al giorno e per paghe ridotte, mentre all'estremo opposto c'è chi, per dire, può perfino sperare di fare i milioni anche soltanto per qualche "misera" ora di lavoro.

Si decidesse una buona volta di pagare un po' meno attori, registi e soprattutto produttori probabilmente si riuscirebbero a garantire migliori condizioni di vita per tutta la vasta e variegata marea umana di attrezzisti, carpentieri, autisti, arredatori ecc. ecc. che permette ad un film di andare in porto. Ma, si sa, le vie del mercato sono altre, e pazienza se qualcuno viene lasciato indietro. L'individualismo in America la fa da padrone: se sei pagato poco, se sei povero, è colpa tua, dovevi sforzarti di più. Quante le similitudini con tanti altri lavori "più normali"...

Inutile dire che un simile sfruttamento intensivo non sia certo particolarità del solo mondo hollywoodiano. Ma negli USA esiste una giustificazione ideologica per lo stesso, potentissima, che non si trova con lo stesso grado di onnipervasività da altre parti. E, nonostante il volume di denaro che circola per Hollywood e dintorni, visto il costo della vita medio piuttosto alto, molte persone si ritrovano strette appunto tra lavori saltuari e mal pagati, private della pur minima sicurezza. I veri e propri precari "per natura", da sempre, sin dagli albori del cinema (è rimasto celebre, ad es., lo sciopero degli animatori Disney del '41).

Una precarietà ormai interiorizzata. Di norma fatalisticamente accettata: per questo quel che pare si stia muovendo in queste settimane, in questi mesi, risulta così interessante. E non solo nel cinema, ma anche da Amazon, da Starbucks e via discorrendo. Sembrerebbe che, ad oltre un secolo di distanza da quando negli States i sindacati sono stati brutalmente schiacciati, ci si stia infine rendendo conto (si potrebbe dire: perfino lì!) che così non è più possibile andare avanti, che il sistema è marcio ed inceppato (ammesso abbia mai funzionato) e che forse è ormai giunta l'ora di cambiare.

Eccessivo ottimismo da parte mia? Possibile. Ma ricordiamoci sempre che fino a cinque-dieci anni fa negli USA anche il solo pronunciare il termine socialismo era considerato quasi un equivalente di una bestemmia. Chissà... magari alla fine non cambierà nulla. Ma, perlomeno, purtroppo anche a causa di tragedie come quella della Hutchins, in questi giorni si sta finalmente cominciando a parlare di quelli che normalmente rimangono sempre nell'ombra. Degli invisibili. Degli "operai di sottofondo". Dei lavoratori per i quali il cinema non è quasi mai il lavoro dei sogni. Insomma, un primo passo è stato fatto. Si parla addirittura di sindacalizzazione, scioperi, questione sociale...

Chissà...

Playlist film

Sorry We Missed You

  • Drammatico
  • Gran Bretagna, Francia, Belgio
  • durata 100'

Titolo originale Sorry We Missed You

Regia di Ken Loach

Con Kris Hitchen, Debbie Honeywood, Rhys Stone, Katie Proctor, Ross Brewster, Alfie Dobson

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