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The Dinner

Regia di Oren Moverman vedi scheda film

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La recensione su The Dinner

di LAMPUR
8 stelle

The Dinner può risultare ostico, estraniante, prolisso e, oltretutto, inconcludente.

 

Ma ha un merito. Gioca una partita con pochissime carte in mano, e crea cinema quasi dal nulla, smuove la Storia, la psiche, i flashback ad incastro spazio temporale; crea teatro vivo dove il teatro non potrebbe mai arrivare, perché questa è la penalizzazione del palcoscenico: è lì, può eccitare l’attimo, farti vivere l’esplosione ma non spiegartene le dinamiche che la innescano.

Comprendere cosa la fa deflagrare, invece, come in certo cinema, ostacola la visione, anticipando temi e celandone altri, li mette in vortice per farli incontrare in seguito, o li lascia sospesi finché noi, spettatori, non li agganciamo tra loro.

 

Ci svela le intenzioni, dipana le follie, inchioda le incomprensioni, sparigliando sul tavolo ingredienti e confessioni, tempi di cottura e annose ripicche.

 

Non manca nulla nel menù di The dinner: dalla guerra a youtube, dalle malattie mentali al razzismo, dai rapporti genitori/figli ai valori perduti.

Piatti elaborati e fantastici, serviti (realmente) in nome di una spettacolare nouvelle cousine, dove elementi estremi trovano connubio in pietanze spettacolari, e dai caratteri opposti.

 

Che poi non si veda consumato quasi nessuno dei luculliani piatti presentati, così come non si arriverà mai ad un punto d’incontro tra le ipotesi divergenti, fa parte della stranissima vita di tutti, che non trova punti di comparazione, e non fa nulla per cercarli, ma si adagia piuttosto sull’apparenza delle aspettativa, sulla descrizioni delle cause, sull’elenco dei componenti.

Antipasto, primo, secondo, dessert.

 

Tutti i protagonisti esistono sui loro livelli di accettazione e percezione della realtà: chi si adegua, chi la ama, chi la distorce e chi la soffre oltre misura.

 

Il film sembra non voler sbilanciarsi ma lasciare allo spettatore la descrizione del presente e del pregresso, proprio come si presenta un piatto esaltandone ingredienti ed elaborazione, ma lasciando decidere al fruitore se la combinazione di sapori, può creare, davvero, una portata indimenticabile, oppure farcela andare di traverso.

 

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