Espandi menu

cerca
Beyond Sleep

Regia di Boudewijn Koole vedi scheda film

Recensioni

L'autore

maurizio73

maurizio73

Iscritto dal 25 giugno 2013 Vai al suo profilo
  • Seguaci 75
  • Post 4
  • Recensioni 588
  • Playlist 1
Mandagli un messaggio
Messaggio inviato!
Messaggio inviato!
chiudi
Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Beyond Sleep

di maurizio73
8 stelle

Se le dinamiche psicologiche e la mise en scène assolvono alla funzione di un minimalismo introspettivo di sorprendente delicatezza espressiva,è nella descrizione del paesaggio esteriore che ritrova la sua fondamentale unità sintattica; una ricerca sui massimi sistemi in cui riecheggia il senso del tempo insieme a quello dell'esistenza del singolo.

Ossessionato dalla figura paterna, insigne geologo morto quando aveva 7 anni, e afflitto da un complesso di inferiorità che lo rende insicuro e compulsivo, il giovane Alfred deve affrontare una lunga e faticosa trasferta nell'altopiano glaciale norvegese per validare una personale teoria sull'origine meteorica dei molti crateri presenti in quella regione. Accompagnato dal più sicuro ed esperto Arne e da altri due geologi norvegesi dai modi spicci, il suo viaggio sarà funestato dalle numerose insidie di un terreno accidentato e da una progressiva maturazione sul significato da attribuire alla propria esistenza.

 

locandina

Beyond Sleep (2016): locandina

 

Le variazioni sul tema del viaggio di scoperta e del racconto di formazione (o Bildungsroman 'al contrario' come è stato definito quello del giovane Alfred) sono declinati, in questo film del produttore e documentarista olandese Boudewijn Koole, quali aspetti complementari di un processo di consapevolezza interiore che si dispiega tanto sul piano narrativo di una ricerca scientifica che assurge ad indagine sul mistero del mondo, quanto su quello di un ininterrotto flusso di coscienza che fa leva sulle ossessioni e sui rituali compulsivi di una personalità fragile alla ricerca di una difficile identità nel confronto con i suoi condiscendenti compagni di viaggio. Traducendo con una mirabile sintesi degli elementi della messa in scena (inquadrature, fotografia ma soprattutto il suono quasi incessante dei moscerini che affliggono il protagonista in un supplizio che diventa contraltare del suo disagio interiore) si assiste alla difficile riduzione delle pagine di Hermans da cui è tratto il film, nel processo regressivo di una personalità alle prese con i fantasmi di genitori sovrastanti (il padre severo, la madre protettiva ma con i quali non ci si puo' confrontare: il primo perchè morto, la seconda perchè non ammette appelli) obbligato a sviluppare, in un processo a tappe forzate, prima consapevolezza di sè, quindi a confrontarla con la propria immagine speculare e solo alla fine a definirla nel confronto con gli altri e con un mondo selvaggio che gli riflette di sè un'immagine via via più cupa e senza speranze.
Se le sottili dinamiche psicologiche ed una tecnica cinematografica che fa sovente uso dei primi piani, di intermezzi onirici e di un sonoro che sembra isolare il protagonista nel frastuono del suo mondo interiore, assolvono bene alla funzione di un minimalismo introspettivo di sorprendente delicatezza espressiva, è nella potenza descrittiva del paesaggio esteriore che ritrova la sua fondamentale unità sintattica; una ricerca sui massimi sistemi in cui riecheggia il senso del tempo insieme a quello dell'esistenza del singolo: le migliaia di generazioni celtiche che non videro mai la Stonhenge che stavano costruendo, le migliaia di sudditi aztechi sacrificati sull'altare di un sanguinario culto del Sole, le migliaia di meteoriti che avrebbero bersagliato il nostro pianeta occultate dalla plasticità geologica della crosta terrestre, perfino gli innumerevoli moscerini che avrebbero dato un senso al geologo insicuro che costituisce il loro succoso pasto. Un film angoscioso e commovente, che precipita quasi insensibilmente negli eventi che riannodano i fili di un percorso di conoscenza sofferto e accidentato, funestato dalla morte di chi avrebbe dovuto cavarsela meglio di noi, attraversato dal bolide fragoroso che conferma le nostre teorie scientifiche e chiuso magistralmente con la postuma confessione di un diario redatto in norvegese che ci restituisce l'orgoglio e la sicurezza proprio da colui che non sospettavamo minimamente credesse in noi. Il mondo è un posto terribile e meraviglioso insieme, sfiorato da un sasso cosmico che potrebbe spazzare via l'umanità intera e dal sorriso dolce e lieve di Inge Marie che sembra aver già capito tutto di noi.
Tre Vitelli d'Oro al domestico Nederlands Film Festival 2016 (regia, suono e musica) e colpevole assenza dalla distribuzione internazionale che grida (al mondo la sua giusta) vendetta.


Cambia i volti non cambia niente
lo sperma vecchio dei padri
ho urlato forte la mia rabbia
ma agonizzo anch'io anch'io

Ti è stata utile questa recensione? Utile per Per te?

Commenta

Avatar utente

Per poter commentare occorre aver fatto login.
Se non sei ancora iscritto Registrati