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Final Portrait - L'arte di essere amici

Regia di Stanley Tucci vedi scheda film

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alan smithee

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La recensione su Final Portrait - L'arte di essere amici

di alan smithee
5 stelle

locandina

Final Portrait - L'arte di essere amici (2017): locandina

TFF 35 - FESTA MOBILE 

Nel 1964 il critico d'arte James Lord, uomo fine e di nell'aspetto, incontra, durante un suo breve soggiorno parigino, l'artista svizzero di origine italiana Alberto Giacometti, di stanza nella capitale francese con il fratello e la moglie.

Come cortesia il secondo chiede al primo di posare per un ritratto e, lusingato, il critico accetta, rassicurato dal fatto che la circostanza dovrebbe richiedere solo un paio d'ora di posa.

Lord finirà costretto a rimandare il soggiorno parigino oltre 20 giorni, affascinato e insieme contraddetto dalla tecnica autodistruttiva del celebre e caratteriale artista.

Armie Hammer, Geoffrey Rush

Final Portrait - L'arte di essere amici (2017): Armie Hammer, Geoffrey Rush

Clémence Poésy, Geoffrey Rush

Final Portrait - L'arte di essere amici (2017): Clémence Poésy, Geoffrey Rush

Final portrait, quinto film da regista del bravo attore di origine italiana Stanley Tucci, celebra, contempla affascinato e descrive, il mito della creazione: un processo artistico tutto umano e per nulla divino che richiede compromessi, umiltà, ripensamenti e coraggio di esplorare ogni volta i relativi propri limiti creativi, circostanza che, per un artista affermato e osannato, compreso già in vita come il Giacomenti, richiede grandi sacrifici e colpi bassi alla propria ondivaga autostima.

Ma Final portrait è anche i soprattutto un film sull'amicizia, che celebra un legame che si spinge oltre le possibilità e le circostanze, ogni volta che il rispetto è la curiosità lasciano spazio ad un sentimento di affetto sincero che diviene amicizia disinteressata e complice.

Geoffrey Rush

Final Portrait - L'arte di essere amici (2017): Geoffrey Rush

Sylvie Testud, Geoffrey Rush

Final Portrait - L'arte di essere amici (2017): Sylvie Testud, Geoffrey Rush

Ottimi gli interpreti, Geoffrey Rush su tutti. Il film medio, ma gradevole, lento ed un po' troppo vittima dei propri episodi, soffre un po' di soffoco da ambientazione che, probabilmente anche per ragioni di budget, costringe l'azione a relegarsi molto, troppo nei locali fatiscenti del maestro, salvo registrare sin troppe ripetute passeggiate amichevoli sempre e solo tra le tombe di un cimitero parigino adiacente alla casa e officina creativa di Giacometti.

Ma l'ansia creativa, il panico da prestazione, l'incapacità di piacersi sono resi con cura e manifestati coerentemente grazie alla verve del grande attore, piuttosto somigliante al vero Giacometti.

Arnie Hammer presta i propri regali ed affascinanti tratti distintivi allo sguardo storpiato e geniale di un artista che ne demolisce i tratti e ne rigenera le caratteristiche, sottoponendole ai ripensamenti ed ai dubbi da insicurezza che affliggono l'artista, conducendolo ogni vomta a pochi passi dalla follia o dalla perfezione.

Brave le due attrici che si occupano di definire il lato sentimentale ed erotico della vita dell'artista: la tenerezza e l'affetto contro la passione e l'erotismo, ben rese, rispettivamente, dalle poliedriche attrici Sylvie Testud e Clémence Poésy.

 

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