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Zelig

Regia di Woody Allen vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Zelig

di mm40
10 stelle

E' una metafora applicabile a qualunque campo, età, problematica della vita umana, quella relativa a Leonard Zelig: l'uomo come elemento del gruppo, membro non pensante di qualcosa di più grande di lui, privo della sua naturale capacità di elaborare pensiero. E da molti è stata vista come una parabola sul nazismo, il più massivo e meno individualista dei momenti della storia umana, ma in realtà esso viene sfiorato quale uno fra i vari argomenti del film, come giustamente meritava che si facesse. Allen qui adatta un discorso profondamente esistenziale sul piano della commedia, mantenendo viva la riflessione e non dimenticandosi mai di imporre alla narrazione esagerazioni, macchie, inverosimiglianze iperreali e tutto ciò che può rendere realmente poesia una storia dalle basi radicate nel comico. La forma documentaristica nasce dichiaratamente sullo stimolo di Quarto potere ed in effetti il lavoro di (ri)costruzione della vita e delle opere del personaggio ricorda spesso da vicino quanto Welles riuscì superbamente ad inventare per Charles Kane; il lavoro di ritocco nei filmati è quasi sempre perfetto, comunque un quid in più per una storia già di per sè originale e beffarda. Allen qui è al 100% delle sue potenzialità: il dramma umano sotto veste di commedia.

Sulla trama

New York, 1928. La psicanalista Eudora Fletcher ha in cura un paziente decisamente unico: Leonard Zelig, un uomo capace di assumere non soltanto il carattere e le opinioni di chi gli sta vicino, ma addirittura l'aspetto esteriore. Piano piano fra i due sboccia l'amore e Zelig guarisce.

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