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Viridiana

Regia di Luis Buñuel vedi scheda film

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La recensione su Viridiana

di Antisistema
10 stelle

Reazionario, anti-clericale, iper-progressista o laico? Di sicuro Viridiana (1961), che avrebbe dovuto riconciliare Louis Bunuel con la sua terra natale lasciate anni prima per via della vittoria nella guerra civile della falange di Francisco Franco, in realtà ne segna la definitiva rottura e l'inconciliabilità tra il conservatorismo del regime, che evidentemente voleva sfruttare la situazione per riaccogliere in patria il suo più grande regista di lingua spagnola e l'intransigenza anarcoide di un Bunuel qui all'apice del suo nichilismo antropologico, il risultato non potè che essere la censura in Spagna di un film alla fine riuscì ad uscire solo nel 1977 dopo la morte del dittatore, a fronte di numerose polemiche nel mondo, tra cui quelle dello stesso Vaticano stizzito dallo spirito anti-cristiano dell'opera, ma in realtà forse non capace di sopportare le proprie contraddizioni messe così provocatoriamente a nudo dal regista, che nonostante tutto fu capace di conquistare la Palma d'oro a Cannes nella più laica ma tollerante Francia. 
Assistere alla visione di Viridiana, lascia lo spettatore nel più totale sconforto umano, come se ogni residuo di flebile bontà presente negli uomini fosse scomparso, nonostante vadano contro la società gretta ed individualista in cui vivono, scegliendo di dedicarsi al prossimo, mettendo l'altro prima di sè stessi; però per il regista il tutto non fa altro che ricondursi ad un'azione caritatevole fatta per un secondo fine, risultando totalmente inutile ad ogni livello della scala sociale, visto che i legami tra le persone non sono altro che basati sulla falsità, ipocrisia, doppiezza e sfruttamento altrui, in sostanza anche il gesto di compassione più disinteressato a favore del prossimo, secondo Bunuel nasconde alla base un tornaconto personale, che sia materiale (i poveri) o meramente ricondotto alla coscienza (Viridiana e Jorge). 
Non stupisce la censura del regime franchista contro l'opera, Bunuel mette in scena il ritratto di una Spagna chiusa in sè stessa, dove Viridiana (Silvia Pinal), si appresta a prendere i voti in convento per il suo disprezzo nei confronti di un mondo esterno che vede come corrotto e privo di senso, più che per vera fede interiore, tanto da andare a trovare lo zio Don Jaime (Fernando Rey), solo dietro spinta della madre superiora, ma l'incontro con l'uomo che le ha si finanziato gli studi e permesso la dote necessaria per poter diventare suora, confermerà i timori della donna, poichè l'uomo è un mero egoista chiuso nella sua villa isolata dalla modernità, prigioniero dei ricordi della defunta moglie somigliante a Viridiana, verso la quale nutre dei sentimenti morbosi che sfociano nell'incesto. 
Le musiche sacrali o delle composizioni solenni di Don Jaime, sono ben lontane da qualsiasi sensibilità religiosa, poichè in tale villa essa risulta essere del tutto assente, con un'atmosfera da cappa oppressiva, con quei bianchi soffocati da un nero lugubre, ritratto di una Spagna fossilizzata da anni in una dittatura che ha vinto anche grazie all'appoggio della cattolicissima chiesa, ma in realtà nasconde pulsioni torbide e malsane, molto lontane dal rigore cristiano tanto professato. 

 

scena

Viridiana (1961): scena


Ai piani alti il ritratto di Bunuel è impietoso, confermando ciò come il ritratto di Jorge, figlio di Don Jaime, che solo in apparenza sembra più rispettabile e caritatevole, ma in realtà razionalizza solo meglio esteriormente la propria indole morbosa quanto predatoria, con atteggiamenti più affabili, tipo l'acquistare un cane sofferente, pensando che con tale gesto di lavarsi la coscienza, ma ironicamente passerà di lì a poco un altro un altro cane nella medesima condizione che verrà lasciato alla sua condizione, sintomo di una carità selezionata ed esibita a mero scopo di potere, mentre quella di Viridiana corrosa dal senso di colpa per il suicidio dello zio cagionato dal rifiuto delle sue avances, di certo è rivolta universalmente ed incondizionatamente a tutte le persone bisognose, decidendo di espiare la propria penitenza, mettendosi al servizio dei poveri del paese, ospitandoli nella stalla, dando loro da mangiare, un tetto sulla testa e dei lavori da eseguire; Bunuel sarà con Viridiana ancor più impietoso, la sua missione caritatevole propria dello spirito cristiano più autentico e puro, naufragherà amaramente innanzi alla sperimentazione sociologica di essa. 
I poveri di Bunuel sono lontani dai clicchè cinematografici, essi non sono differenti dai ricchi, solo che le loro pulsioni sono più materiali e quindi superficialmente immediatamente sgradevoli, della carità di Viridiana non sanno che farsene, perchè presto o tardi, sfruttano la missione auto-impostasi dalla donna solo come mezzo per approfittarsi di lei ed ottenere sempre più lottando come bestie tra loro per emarginare alcuni tra loro, non comprendendo in alcun modo lo spirito di solidarietà cristiano, pronunciando sempre meccanicamente dei ringraziamenti in nome di Dio, entità per la verità totalmente assente in quel luogo, arido come la terra che non produce nulla. 
Viridiana conduce un'esistenza nel segno dell'espiazione e della mortificazione corporea dormendo per terra o adoperando quella corona di spine come un novello Cristo, ma la sua sofferenza per la salvezza del prossimo è sorda, simbolo di un oscurantismo da medioevo come il luogo in cui si ritrova, nonostante a 50 metri dalla villa vi sia l'elettricità (la modernità); la sua carità percepita dai poveri come ingenuità, porterà costoro ad occupare la villa in sua assenza, sfociando presto in un'orgia di sesso, cibo ed irriverenza con il noto fermo immagine dell'ultima cena di Leonardo da Vinci, di cui i poveri per niente belli ed in verità volgari, cafoni ed irriconoscenti, quindi in verità molto vicini alla realtà, non sono comunque meritevoli di aiuto in quanto essi stessi umili come insegnataci da Gesù?
Il pessimismo di Bunuel non lascia scampo a nessuno e viste le reazioni ultra-negative e di condanna del Vaticano, forse le sfere istituzionali della chiesa sono state così lontane dai poveri, da schifarne solo la vista e non riuscire a perpetrare la missione caritatevole tramite il perdono, così come non riesce a fare Viridiana, condannandosi all'annichilimento di una modernità che avanza, portatrice di ulteriori nuove negatività, senza alcuna speraza di via d'uscita; vince il corpo, ogni altra entità metafisica ne esce sconfitta. 

 

scena

Viridiana (1961): scena


Film aggiunto alla playlist dei capolavori : //www.filmtv.it/playlist/703149/capolavori-di-una-vita-al-cinema-tracce-per-una-cineteca-for/#rfr:user-96297

 

 

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