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Elle

Regia di Paul Verhoeven vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Elle

di ethan
8 stelle

TFF 34 - FESTA MOBILE

 

Michèle (Isabelle Huppert) è una donna in affari - è titolare e dirige un'azienda che produce videogiochi - molto determinata e, essendo separata dal marito Richard (Charles Berling), anche indipendente, ma ha anche una vita molto turbolenta dal punto di vista degli affetti familiari: il figlio Vincent (Jonas Bloquet) è sottomesso alla sua ragazza, Josie (Alica Isaaz); Irène, la madre (Judith Magre), molto anziana, si sottopone continuamente a dei lifting e frequenta uomini che potrebbero essere suoi nipoti; il padre è in prigione per degli atroci delitti commessi molti anni prima; ha oltretutto una relazione con Robert (Christian Berkel), marito della sua amica e collega in affari Anna (Anne Consigny). La sua vita subisce una svolta quando viene assalita e stuprata nella sua lussuosa e solitaria casa (ci abita con il gatto) da un violentatore incappucciato; invece di denunciare il fatto alle autorità, inizia una sua indagine personale, che darà luogo ad una sorpresa dietro l'altra.

'Elle' segna il ritorno al cinema, a dieci anni di distanza da 'Black Book', dell'olandese Paul Verhoeven, autore, una volta approdato ad Hollywood, di riusciti film di fantascienza appartenenti al filone distopico - 'RoboCop' e 'Atto di forza' - ma anche, tra gli altri, di lavori patinati e controversi come 'Basic Instinct' e 'Showgirls', in cui il tema di fondo che li accomuna è il sesso visto come sopraffazione e dominio. Il cineasta, dirigendo per la prima volta in lingua francese, torna ad alti livelli con quest'opera, tratta dal romanzo di Philippe Djian e scritta per lo schermo da David Birke, che dietro l'apparenza di un thriller dai contorni torbidi, si rivela una spietata, sardonica e graffiante analisi di un microcosmo, dove ogni personaggio ha dei lati oscuri, che pian piano, a seguito dell'evolversi degli eventi, fanno capolino nell'intricata storia, segnata anche dai fantasmi del passato - i crimini commessi dal padre di Michèle, nonché marito di Irène - che rappresentano un'ossessione soprattutto per Michèle, che li vive con un senso di colpa dal quale non riesce ad affrancarsi e forse vive i continui assalti del misterioso aggressore come un modo per espiare il 'peccato originale' della sua famiglia.

Verhoeven costruisce un film la cui trama è innervata di molteplici colpi di scena, affidandosi ad uno stile che è un misto tra la 'sana' cattiveria e il sad(omasoch)ismo di origine buñueliani e le pennellate di humour nero di derivazione hitchcockiana, ed arricchito da grandi interpretazioni: spiccano la madre sempre in cerca di avventure, resa dalla novantenne in gran forma recitativa Judith Magre, l'enigmatico vicino interpretato da Laurent Lafitte, la collega tradita dell'ottima Anne Consigny, il figlio ingenuo e credulone di Jonas Bloquet e, su tutti, ovviamente, la straordinaria Isabelle Huppert, il cui ruolo di donna in carriera, afflitta dalle tare del passato e ora vittima di violenze sessuali plurime, non poteva non essere affidato a lei, memore anche della sua prova ai tempi de 'La pianista'.

'Elle' è il film di Verhoeven più maturo e compiuto da tanti anni a questa parte e presenta come unico neo un'eccessiva durata - oltre le due ore - con dei momenti in cui il lungometraggio ruota attorno a se stesso, che gli impedisce di ottenere un risultato già di per sé notevole ma addirittura migliore.

Voto: 8 (v.o.s.).

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