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Frankenstein

Regia di Bernard Rose vedi scheda film

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La recensione su Frankenstein

di alan smithee
7 stelle

Un mostro insolito questo Frankenstein: tutt'altro che orrendo, fragile e sottoposto ad una serie di travagli fisici che lo costringono ad un calvario messianico che pare una moderna blasfema via crucis. Originale ennesimo adattamento del noto romanzo horror,attraverso un B-movie affascinante e teso, forte di tre ottimi interpreti e personaggi.

Non era una scommessa facile tornare sull'argomento, dopo tutte  le versioni e le varianti che si sono occupate di adattare, personalizzare, stravolgere, il più noto e celebrato romanzo horror gotico di Mary Shelley.

Bernard Rose dal canto suo, londinese classe 1960, è un regista decisamente atipico, versatile, volitivo, amante delle atmosfere orrorifiche come pure della musica classica, e già a volte impegnato in horror a loro modo divenuti epocali (Candyman su tutti, un bel pezzo di cinema che avrebbe avuto le carte in regola per sfondare e che invece è rimasto sempre troppo misconosciuto e forse sfortunato rispetto al suo potenziale effettivo, ma che avrebbe meritato un posto tra gli horror-cult anni '90), così come in biopic su figure legate al mondo musicale, magari anomali, ma interessanti ed inerenti grandi musicisti del passato (penso all'altrettanto poco noto Amata Immortale).

Sul primo versante, questo Frankestein si inserisce bene per arricchire di interesse la carriera di questo singolare e poco appariscente cineasta, e sin dalle prime scene ci appare come una interessante singolare riproposizione in chiave moderna, quasi minimalista, della creazione del mostro; ma anche delle crisi di coscienza della coppia di suoi genitori-creatori, della incapacità della creatura di adattarsi e comprendere le cattiverie insite nella natura umana, nei confronti della quale il "mostro" finisce per divenire un vero e proprio martire, o vittima sacrificale di tanto sadismo gratuito.

Questo adattamento piace, e si fa amare anche a tratti, perché ha l'aria apparentemente raffazzonata e al risparmio del B-movie costruito con cura pur senza molti soldi a disposizione, con attori famosi certo, ma non proprio di grido, tutto costruito e girato in luoghi stretti ed angusti, anche per ragioni di budget. 

E ci fornisce finalmente una figura della "cosa" decisamente diversa dai mostri che hanno reso protagoniste le mille versioni ed adattamenti precedenti: un "bimbo" già fisicamente adulto, o incastrato in un corpo già perfettamente formato; tutt'altro che mostro, anzi al contrario bellissimo, perfetto come un modello, seppur afflitto poco per volta da problemi e complicazioni che rendono questo suo artificioso percorso terreno dapprima un calvario dettato dalla necessità di reagire a rigetti e a "intossicazioni" inevitabili percepite a contatto con la realta, e poi l'ancor più drammatico percorso sacrificale che affronterà confrontandosi col mondo e con biechi personaggi con cui avrà la sventura di condividere parte del suo percorso: una vera e propria "passione" apocrifa e inevitabilmente eretica che il film riesce, almeno in via generale, a tracciare con una certa efficacia; salvo svilirsi nella descrizione dei personaggi di contorno, deboli cliché e figurine troppo pre-impostate per reggere al confronto con i tre validi protagonisti: genitori-dei e figlio-messia in provetta.

Straordinario nella parte di una vittima infantile e sin tenera, l'australiano bello e bravissimo Xavier Samuel si era già fatto notare, anche in esilaranti parti comiche (Tre uomini e una pecora  del regista di Priscilla, Stephan Elliott, su tutti, risultava molto divertente anche grazie a lui) e qui disegna una figura di "anti-mostro" che suscita tenerezza con i suoi atteggiamenti maldestramente materni di un bambino che non è mai potuto esistere come tale.

Carrie Ann Moss ha il volto luminoso della maternità solo apparentemente impossibile, ma che invece rende raggianti e Danny Houston  e  il sempre inquietante Tony Todd-Candyman sono ormai da tempo gli attori feticcio, e dunque inevitabili, di questo interessante, un pò schivo e sin troppo trascurato regista inglese di indubbia classe e capacità.

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