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Tutti i colori del buio

Regia di Sergio Martino vedi scheda film

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La recensione su Tutti i colori del buio

di maghella
8 stelle

Un incubo ricorrente: una vecchia sdentata vestita come una bambola che si muove a scatti in una stanza asettica, in cui due donne nude giacciono su lettini ospedalieri.

Una è in avanzato stato di gravidanza con il ventre insanguinato, l'altra aspetta con occhi sbarrati che l'uomo dagli occhi di ghiaccio (Ivan Rassimov) la uccida con il coltello che tiene tra le mani. A fare questo incubo spaventoso è Jane (Edwige Fenech), che dopo l'aborto spontaneo avuto a seguito di un incidente stradale non riesce a metabolizzare l'accaduto. Richard (George Hilton), il marito di Jane, cerca in tutti i modi di stare vicino alla giovane e bella moglie, ma il suo lavoro di rappresentante farmaceutico lo porta troppo spesso lontano da casa. Jane cerca e trova aiuto grazie alla sorella Barbara (Susan Scott) che la conduce dallo psichiatra dove lavora come segretaria. Quando nemmeno il supporto medico sembra portare giovamento, Jane incontra Mary (Marina Malfatti), una vicina di casa, che la introduce in una setta satanica in cui praticano antichi riti orgiastici. Jane non riesce più a distinguere cosa sia vero e cosa sia frutto della sua immaginazione.

Convinta di essere seguita e perseguitata dall'oscura presenza dell'uomo dagli occhi di ghiaccio dei suoi incubi, la giovane donna cerca aiuto disperatamente da chiunque. Gli incubi si dimostrano ben presto fin troppo reali, e gli omicidi hanno il sapore e il colore del sangue. Jane scoprirà a sue spese cosa si nasconde dietro le sue visioni oniriche.

Sergio Martino non arriva impreparato a questo giallo dalle tinte oscure. Dopo il suo esordio nel genere con “Lo strano vizio della signora Wardh”, il giovane regista si concentra su un soggetto tratto da un romanzo della serie Urania firmato Santiago Moncada. Un racconto fantascientifico a tinte noir, con un intreccio ambiguo che gira tutto intorno a 3 bellissime donne. Inutile dire che la protagonista incontrastata è la meravigliosa Edwige Fenech, qui (forse) solo venticinquenne ma già compagna del produttore nonché fratello di Sergio Martino (Luciano Martino appunto). In realtà il film è un carosello che gira su 3 attrici icone dell'epoca, che hanno segnato i film di genere di allora.

La regia di Martino riesce a seguire le difficili vicende della protagonista, con punte di altissima qualità di tipo creativo e stilistico. Ottime e degne dei migliori cineasti dell'epoca (e non solo) alcune sequenze quali l'inseguimento da parte di Ivan Rassimov della povera Fenech nella metropolitana. Il tentato omicidio della Fenech (sempre da parte del cattivissimo Rassimov) all'interno del suo appartamento. L'utilizzo del grandangolo, la sapiente capacità di armonizzare i colori primari (i direttori della fotografia sono l'italiano Giancarlo Ferrando e lo spagnolo Miguel Fernandez Mila), la ripetizione spasmodica di segmenti di sequenza rendono la scena ipnotica ed efficace.

Inutile dire che a ottimizzare tutto influisce anche la colonna sonora del maestro Bruno Nicolai. Martino segue la regola tanto cara ai registi del giallo all'italiana: concentrarsi sulle paure “quotidiane” dello spettatore: il buio, la solitudine di una casa notturna, i cani da guardia che abbaiano ferocemente, gli androni di palazzi con le trombe delle scale che nascondono improbabili assassini tra le ombre delle ringhiere, gli ascensori troppo stretti che assomigliano più a gabbie e trappole. In più in questo film particolare c'è la componente erotica che è forse la chiave vincente per l'epoca ma che anche ora rimane di indiscusso successo.

Non sono certo le scene di sesso ad attirare l'attenzione quanto piuttosto la carica erotica della Fenech che è rimasta immutata nel tempo come per una statua del Canova, o i dialoghi ipnotici tra lei e la Marina Malfatti (una delle mie attrici preferite nei film di Emilio Miraglia), una gara tra le donne di stile, classe e naturale bellezza. Il film è nato per un mercato internazionale, girato in una Londra periferica e nebulosa, vanta una produzione italo spagnola, con un cast di ottima qualità.

Se infatti le protagoniste femminili la fanno da padrona, non sono certo da meno gli attori George Hilton (qui al meglio della sua carriera) e Ivan Rassimov (condannato a fare sempre il cattivissimo per i suoi lineamenti naturalmente duri ma di una bellezza fuori dal tempo). Sergio Martino è un regista che negli anni ha sperimentato più generi, arrivando a raggiungere ottimi risultati come per questo film e soprattutto con il successivo “I corpi presentano tracce di violenza carnale” del 1973 (conosciuto all'estero con il titolo “Torso”), ma anche con bei poliziotteschi, wetern e commedie più o meno apprezzabili, ma rimanendo sempre confinato nei così detti “B-Movie”.

Martino ha dato prova più volte (con i titoli citati qui ma anche con altri) di essere un regista di gran valore, avendo capacità stilistiche da autore, precursore dei tempi per quanto riguarda generi quali gli slasher movie proprio con “Torso”. I fratelli Martino (Sergio come regista e Luciano come produttore) hanno segnato un epoca cinematografica nei film di genere, proprio come i fratelli (forse più conosciuti) Dario e Claudio Argento.

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