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Tutti gli uomini del Presidente

Regia di Alan J. Pakula vedi scheda film

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La recensione su Tutti gli uomini del Presidente

di champagne1
8 stelle

Se l'affare Watergate è così dannatamente importante, allora chi diavolo sono Woodward e Bernstein?

Rivisto per l'ennesima volta, ma stavolta dopo la visione di The Post, in modo che appaiano l'uno il sequel (o il prequel) dell'altro, non ci si può esimere dall'esprimere anche un confronto fra le due opere fortemente collegate dalla scena finale dell'uno e iniziale dell'altro.

La sera del 17 giugno 1972 cinque uomini vengono fermati mentre si trovano all'interno degli uffici del Partito Democratico; quando il giorno dopo Bob Woodward, un giovane cronista del Post, casualmente si trova in tribunale e si rende conto durante l'interrogatorio che uno di quegli arrestati in realtà lavora per la CIA. Grazie alla collaborazione con un altro giovane cronista, Carl Bernstein, e superando la diffidenza di chi al giornale non intravede alcuno scoop né tantomeno si fida della loro scarsa esperienza, i due riescono a tirare le fila che arriverà a causare l'impeachment dell'appena rieletto presidente Nixon.

Sì, siamo nello stesso "Washington Post " di Spielberg, ma Pakula crea un'opera di stile nettamente differente, in cui c'è poco spazio per gli aspetti emozionali e grande risalto ai fatti e ai contenuti. Il film di Pakula è una lezione sul giornalismo di inchiesta, a partire sulla gestione delle fonti (registrate rigorosamente sul taccuino) e su come con esse si può comunicare non soltanto in maniera verbalmente esplicita, tanto che si può presumere di avere ricevuto una notizia in base alla chiusura della cornetta del telefono in un certo momento della conversazione o sulla base degli ammiccamenti dell'interlocutore: in modo da permettere non solo di non rivelare la fonte - a seguito di un'eventuale richiesta delle Autorità - ma anche di non doverla citare nel pezzo scritto.

 

 

E poi ci sono i fatti così come raccolti dai due cronisti, pieni di nomi, congetture e deduzioni sottolineati via via con un leggero filo di colonna sonora, senza mai troppo tempo per i fronzoli o anche per l'approfondimento psicologico vero e proprio, ma portati ad un punto che lo spettatore - se non si è perso prima - ha in mano tutti gli elementi del filo logico.

 

In fondo è solo così che si arriva alla verità: non attraverso rivelazioni decisive o epocali, non con la bacchetta magica, ma col duro (e noioso) lavoro che cerca di inserire un tassello nel puzzle ogni giorno fino ad avere il quadro completo.

Un film fondamentale anche nella storia delle battaglie civili degli anni '70. E' in fondo facile imbastire "oggi" un racconto su 40 anni prima, con il rischio che esso appaia quasi una rievocazione di costume.

Il difficile era farlo allora, pochi anni dopo lo scandalo stesso: quel film all’epoca indignò persino i democratici e comunque tantissimi benpensanti americani, che ritenevano che fosse sbagliato raccontare al mondo la sporcizia dietro il Watergate, perché avrebbe offuscato il già abbastanza offuscato Mito Americano.

Ma per fortuna Redford e Pakula tennero duro.

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