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Il traditore

Regia di John Ford vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Il traditore

di giansnow89
8 stelle

Un Ford diverso, più cupo, ma giustamente plurivincitore all'Academy.

E' un John Ford lontano dalla rassicurante bonomia dei suoi happy end, è un John Ford lontano dalle sue assolate praterie e dai suoi cieli tersi senza una nube, e lontano dai suoi protagonisti portatori di radiosa positività e fiducia nel domani, nellle beatitudini insondabili e prospere della Frontiera. In effetti il protagonista-villain-antieroe di The Informer prende anche lui le mosse da un sogno, ma è un sogno con la esse minuscola, di cartapesta e di sangue, deprivato di tutto il respiro favolistico della poetica fordiana. E' un sogno maledetto che porta crimine e morte. Gypo (MacLaglen) è uno sconfitto della società e della vita che ispira anche una gran compassione, enorme nella sua fisicità da caratterista, e piccolo di fronte alla moltitudine un tempo amica che lo scruta e piano piano mette a nudo la sua colpa. Disoccupato, senza un soldo, messo alla porta dai suoi compagni di rivoluzione, e desideroso di mettersi in mostra con la sua compagna giunta persino sul ciglio di prostituirsi, decide nella sua ignara ingenuità di svendere la sua anima, e di denunciare il suo migliore amico ricercato alla polizia. Un'anima in cambio di 20 sterline per andare in America, qualunque cosa sia l'America, tutto purché la sua donna sia felice e non si prostituisca più. E' la volontà di riscatto da un fato unidirezionale che lo muove, il tradimento è solo un mezzo che diventa colpa non appena viene consumato. Intrisa di angosciante patetismo la sequenza nella caserma, Gypo osserva l'orologio a testa bassa quasi desiderando di poter riportare indietro le lancette del tempo. Sarà l'ultima occasione, prima del riequilibratorio finale, in cui vedremo Gypo lucido e cosciente del suo crimine. Poi, sarà solo ubriachezza, e dissolutezza in cui naufragare la propria colpa e nasconderla all'altrui diffidenza. Una parabola lunga una notte in cui Gypo pensa di poter scambiare con il perdono i 30 denari del suo tradimento. Siamo quasi tentati di provare più ribrezzo per gli avidi che durante la nottata lo sfruttano e lo spennano vivo, piuttosto che per lui, criminale inconsapevole (e pentito) mosso da un sogno di cui non conosceva nemmeno il significato e da una generosità incolta ma senza secondi fini. Idem, non possiamo simpatizzare certamente per i suoi sodali partigiani, lesti a lasciarlo in mezzo a una strada per il mastodontico errore di essersi lasciato impietosire e non aver giustiziato una persona. Ford ci traghetta in questo mare di nebbia dall'avere una certa idea su Gypo (Giuda infame e profittatore) all'averne un'idea diametralmente antitetica, di uomo animato da principi retti e vittima, intimamente vittima, ontologicamente vittima. Il perdono della madre del suo amico e la morte sono i migliori doni che riceverà durante la sua sventurata sortita notturna. 

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