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Il labirinto del silenzio

Regia di Giulio Ricciarelli vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Il labirinto del silenzio

di laulilla
8 stelle

Trasmesso questa sera su RAI Storia - bella e lodevole iniziativa - questo importante film che, utile a rinfrescare la memoria di tutti, è quasi indispensabile per i giovanissimi che si spera lo abbiano visto o che possano ricuperarlo e commentarlo, nella scuola finalmente ritrovata, con i loro insegnanti.

 


Il regista, Giulio Ricciarelli, milanese di nascita, ma tedesco per ascendenza materna, per cittadinanza, nonché per cultura ed educazione, dirige con serio impegno ed elevata coscienza civile questo bel film, che ricostruisce le vicende giudiziarie preliminari del Processo di Francoforte nella Germania della fine degli anni ’50, pochi anni dopo la conclusione della seconda guerra mondiale.

Allora, dopo ricerche faticosissime e ostacolate in ogni modo possibile, uno scarno gruppo di procuratori del tribunale di Francoforte  aveva celebrato un processo, che nessuno avrebbe voluto, contro alcuni sadici aguzzini e spietati assassini che erano stati attivi criminali nel campo di sterminio di Auschwitz e che ora erano tornati alle loro occupazioni quotidiane come se niente fosse successo.

 

Come ci racconta il film, questo fu un processo importantissimo, che costrinse finalmente i tedeschi a fare i conti con una storia scomoda che tutti avrebbero volentieri dimenticato in fretta: sconfitto il nazismo, morto Hitler, ora si cercava di pensare al futuro, lasciandosi alle spalle il peso insostenibile della vergogna nazista. 

Chi era stato complice cercava di mimetizzarsi e di farsi ignorare, spesso ottenendo dalla pubblica amministrazione posti e privilegi; chi era stato costretto a collaborare senza troppo conoscere (soprattutto i più giovani) voleva chiudere una pagina imbarazzante della propria esistenza; chi era troppo piccolo per aver condiviso anche solo una minima parte di colpa preferiva ignorare le responsabilità dei propri familiari; chi aveva subìto ed era sopravvissuto ai massacri e alle camere a gas - davvero pochissimi rispetto all’agghiacciante numero degli uccisi - cercava di non ripensare alle umiliazioni terribili, alle torture inenarrabili, alla fame.

Tutti, dunque, per le ragioni più diverse, avrebbero preferito che venissero cancellate per sempre quelle pagine poco gloriose della storia tedesca, così come gli stessi americani di stanza in Germania, troppo impegnati contro il nuovo nemico, la Russia sovietica, per preoccuparsi dei crimini di Auschwitz, che già avevano trovato, secondo loro, una risposta al processo di Norimberga.

La sete di verità era però anche sete di giustizia, perciò stava diventando un’esigenza ineludibile accertare responsabilità e colpe per voltare pagina davvero.


Il regista riunisce nel solo personaggio del giovane giudice Johann Radmann(Alexander Fehling) compiti e vicende che all’epoca, in realtà, erano distribuiti fra tre giudici, accentuando in tal modo la solitudine amara di chi si trovava quasi a combattere contro i mulini a vento, alla ricerca di prove che incastrassero almeno i colpevoli dei reati più infami.

Dalla sua parte, all’inizio, era solo il giornalista Thomas Gnielka (Andre´Szymanski); successivamente, però, il giudice procuratore-capo lo avrebbe sostenuto e guidato nel difficile compito, anche affiancandogli un collega, dapprima riluttante.

Si sarebbe arrivati al processo nel 1963, poco tempo dopo che lo stato di Israele aveva iniziato il processo ad Adolf Eichmann - scovato dal giudice Radmann insieme a Mengele che, però era riuscito a fuggire. 

Il processo contro i nazisti a Francoforte e quello contro Eichmann scossero davvero le coscienze in tutto il mondo.

 

Il film, ottima opera prima, si fa seguire con molto interesse e, ricordando a tutti che dal sonno della ragione sempre si producono orribili mostri, invita a non rimuovere dalle nostre coscienze l’esperienza di quel passato terribile, non ancora definitivamente lontano da noi. E’ molto importante e significativo che questo film sia stato scelto per rappresentare la Germania alla corsa degli Oscar del febbraio 2016.

 

 

 

 


Recensione del 18 gennaio  2016, aggiornata per questo sito, dopo aver rivisto il film.

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