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Ma ma

Regia di Julio Medem vedi scheda film

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La recensione su Ma ma

di OGM
6 stelle

Una storia "forte". Da prendere con moderazione.

Un colpo al cuore. Spalmato su un film intero, senza pietà, con qualche regolare concessione al sorriso della poesia. Questa storia è una di quelle che, più che togliere il respiro, lo rallentano, lo dilatano. Ci costringono a frenare le emozioni, per assumerle poco alla volta, come una medicina amara, come un impegno gravoso che richiede i suoi tempi. Il concentrato di tristezza va diluito, versandovi le gocce di quelle piccole gioie che, nonostante tutto, sono così forti da poter convivere con i grandi dolori. Le accompagnano i sogni futili ed innocenti, le aspirazioni che, pur nascendo in seno alla spensieratezza, non cedono di fronte alle paure più terribili, nemmeno a quella della sofferenza, dell’abbandono, della morte. Una donna si ammala, ritrova l’amore e la salute, risorge, per poi subire un nuovo duro attacco da parte del destino. Accade lo stesso all’uomo che Magda, in questa difficile fase della sua esistenza, incontra per caso, sulle gradinate di uno stadio in cui si disputa una partita di calcio tra bambini. Il gioco è lo sfondo tenero di questa favola divisa fra gli ospedali e i luoghi di vacanza, tra lacrime e canzoni, tra brutte verità e meravigliose bugie. Un melodramma dei giorni nostri - verrebbe da dire - ossequioso delle commozioni da fiction e delle crudeltà del reality. Un racconto che invade l’interno del corpo e della stessa anima, rivelando i dettagli anatomici dell’uno, gli strani segreti dell’altra. E che, nel farlo, mostra una tenacia pari a quella della giovane protagonista, una mamma che non si arrende, una Penélope Cruz che impugna il ruolo con tutta l’energia possibile, senza timore di esagerare, di sforare il delicato confine del verosimile. Nonostante tutto, noi le crediamo. Così come ci convince la precipitosa successione degli eventi, quell’affannosa concatenazione di svolte prevedibilmente tragiche, eppure beneficamente filtrate dalla fine psicologia di un personaggio che, attraverso la sua drammaticità tanto intensa quanto naif, si dedica interamente alla speranza, dimentica di se stessa, però schiava delle proprie romantiche utopie. La voglia di vincere è sovrana, nelle cose importanti e in quelle trascurabili, e si fa nucleo portante di una santità senza Dio, che adora solamente la vita in quanto tale. Lo spirito di questa religiosità del sentimento emana una luce bellissima, abbagliante e tuttavia incantevole, che ci rende docili al pianto, anche contro la nostra ragionevolezza. La potenza di narrazione ed interpretazione assomiglia a un faro, che a tratti illumina  l’orizzonte, e sembra guardare lontano,  a tratti si gira verso di noi, e ci viene graziosamente sparato negli occhi. Il meccanismo funziona. Lo spettacolo tiene, con noi che restiamo inchiodati alla sua splendida illusione di profondità morale, che non pretende di ergersi a letteratura, però sa presentarsi come preziosa ed autentica. Il film vola, alto, agile, leggero, e, mentre le sue acrobazie tracciano nel cielo i convenzionali arabeschi del romanzo rosa, la vertigine conserva un sapore sobrio, esente da sdolcinature. Le intenzioni del discorso sembrano molto serie. E noi, in tutta coscienza, non possiamo fare a meno di andargli dietro.  

 

Penélope Cruz

Ma ma (2015): Penélope Cruz

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