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100 gradi sotto zero

Regia di R.D. Braunstein vedi scheda film

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La recensione su 100 gradi sotto zero

di marcopolo30
1 stelle

Altro ignobile tassello del mosaico 'artistico' della casa di produzione The Asylum. Scontatissima la storia, sciattissima la realizzazione sotto tutti i punti di vista. Vien da chiedersi: una persona che accetta di firmare un film del genere considera poi se stesso regista o galoppino?

La casa di produzioni cinematografiche The Asylum vanta -a detta del proprio presidente della compagnia- il primato di essere l'unica casa al mondo i cui film, tutti nessuno eslcuso, hanno sempre chiuso il bilancio in attivo. Chi come me ama ogni tanto sguazzare nel mondo dei B-Movies, sa però che The Asylum di record ne vanta quanto meno un altro: nessuno dei loro film è stato realizzato con quel minimo di cura e/o immaginazione da meritargli se non affetto almeno benevolenza. Tutto nei loro prodotti (tutti rigorosamente straight-to-video) è sciatteria all'n-sima potenza. E il fatto che riescano ogni volta a chiudere in attivo è dovuto solo al risparmio più truce che tiene in considerazione un solo fattore: i soldi. Se pensiamo ai B-Movies artigianali anni '60/'70 dei nostri Fulci, Margheriti, Lenzi e compagnia, un elemento accomuna (quasi) tutti i titoli: l'evidente amore con cui sono stati realizzati. Sono dei capolavori? Certamente no, anzi alcuni sono oggettivamente inguardabili, eppure immaginazione e buona volontà non mancavano mai. Insomma, quegli autori del tempo che fu oggi catalogati come registi di Serie B sono certo che si divertivano a scrivere e girare un film, per povero che era. Gli autori della The Asylum invece, tutti nomi indistinguibili manco fossero rappers (R.D. Braunstein in questo caso), sono solo e soltanto degli impiegati sottopagati che proprio come accade per gli altrettanto malpagati stewards della -esempio- Ryanair lavorano controvoglia, girando in fretta e in furia quattro scene che manco TeleMolise manderebbe in onda tanto sono misere, e dopo averle frullate al computer per dieci minuti il film è bell'e fatto. E così facendo sfido che questi prodotti non generano mai perdite. Davvero inutile entrare invece nel merito tanto della scontatissima storia quanto della realizzazione assolutamente pedestre della stessa. E volendo proprio indicare una scena scult direi che se la giocano quella della Tour Eiffel che ondeggia come fosse l'omino Michelin (tanto sempre Francia è...) e il passaggio dell'immenso elicottero militare sotto l'Arc de Triomphe. Insomma, una visione che è stata troppo anche per un trashofilo come me!

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