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Noi 4

Regia di Francesco Bruni vedi scheda film

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La recensione su Noi 4

di lorenzodg
4 stelle

Noi 4” (2014) è il secondo lungometraggio del regista-sceneggiatore romano Francesco Bruni.
    Dopo ‘Scialla!’ (2011) ecco arrivare un’opera seconda che dovrebbe catalizzare nuove idee per uno ‘scrittore’ di cinema (con un buon novero di ‘opere’ alle spalle) ma le convergenza di forme visive, umane e luoghi non è molto ben riuscita anzi rasenta una certa monotonia e un modo molliccio che non va oltre battute e momenti convenzionali e alquanto lineari senza attimi di vero sbandamento. Un film di basso profilo ma che è solo quello e non supera lo scoglio di schemi abbastanza prevedibili e non compone un vero confronto ‘serrato’ tra i personaggi che rimangono in superficie e la voglia di voler essere ‘sopra’ alla scrittura di base rimane un presupposto (per buona parte) aleatorio e solo pensato. In altri termini non si vede un coinvolgimento sceneggiatura-regia forte e di grande impatto e ciò che vuole essere interazione-lontananza tra i vari volti rimane solo un escursus di montaggio non compatto con aperture-chiusure non sempre dirompenti, sarcastiche e, soprattutto, dotate di quella amarezza che in un film del genere avrebbe lasciato il segno assorbendo tutto lo scorbutico mondo di una città in caos continuo come i componenti la famiglia. E’ questo connubio-contrasto esterno-interno non riesce, rimane una prerogativa che alimenta speranze nello spettatore ma che lascia sospeso un gioco (ora arioso e ora dispettoso) semplicemente poco coinvolgente. Una pellicola alquanto molliccia, salmastra e di avvedutezza prima di un orizzonte (al massimo la ripresa dell’auto con i quattro da lontano che si ostina ad andare ad un bagno refrigerante al lago per non chiudere mai con un viso rigato di lacrime).
    Certo la voglia della coralità e del coinvolgimento di più personaggi ad incastro con situazioni ora minime e ora alquanto definite chiariscono le intenzioni della regia che non spunta mai la lingua ai vari partecipanti con un dramma (se tale è) vissuto fuori dal palcoscenico e da un set in postura continua in una città piena ma alquanto smorta di idee o di altro. I titoli di testa danno una situazione abbastanza gradevole all’approccio narrativo ma ciò che non si dirama è la piega fiacca, docile, pacata e, sicuramente, non dirompente verso un nucleo famigliare spezzato dalle situazioni e tagliato con meticolosa sufficienza. Uno sfascio che aspetti, un retrogusto che cerchi, una partita perdente che aleggia solo nei titoli di una Roma serale e nell’alba che deve arrivare: il freno al motore della ripresa si allunga soavemente e mai fa aprire la pellicola verso ‘misteri’ trituranti del vivere quotidiano odierno (tra un’attesa, un incontro, un saluto e telefonate ad incrocio che oramai fanno le storie ma dicono poco, forse troppo poco).
    In un giorno come altri (giugno del 2013) Emma e Giacomo hanno degli impegni importanti: lei aspirante attrice teatrale e lui alla prova orale dell’esame di terza media. La sveglia, il percorso, i ritardi, gli spostamenti e il contatto continuo (e assillante) con i gentitori, Lara e Ettore, che sono (per il momento) separati. Il padre artista quasi fallito (sculture da rimodellare e da vendere chi sa a chi…), la madre ingegegere che si occupa dei lavori della metropolitana (qualche imprevisto può bloccare i lavori…tipo ritrovamenti archeologici…dì facile lettura). Piazza Venezia, il Milite ignoto, il Colosseo, Piazza della Repubblica e lo sfondo del Cupolone sono lì ad attenderci in ogni momento ma senza fare entrare il mondo ‘romano’ nella crisi famigliare e nel trambusto di qualche rumore o sirena di un’ambulanza. Il piatto non è rialzato ma si lascia trascinare nel sottofondo dei ‘rumori’ quotidiani tra una telefonata ora all’uno ora all’altra. E l’esame per i figli (in un modo o nell’altro) diventato il concentrato di un tema che dura  (quasi) tutto il film ma che non fa assaporare il vero pathos e un dramma solo detto. E il ragazzino Giacomo (chiamato ‘all’inglese’ o ‘piccolino’ per spartire il gusto delle battute…ripetute…) diventa (forzatamente) l’epilogo di un racconto poco incline al melodramma ma anche al dramma. E lo scontro Emma-mamma e in parte Ettore-padre sono piccoli buffetti (per certi versi le due donne che ‘litigano’ con le parole sono…in parte poco credibili per una prova maternità che rasenta…qualcos’altro…) in un finale diluito, incerto e non certo convincente. D’altronde il ‘political-correct’ è anche sfatare qualche luogo comune con la manina tra Giacomo e Giulia (la cinesina della stessa scuola) che vanno a fare una passaggiata… (d’altronde si deve crescere con qualche sogno…).
    Fabrizio Gifuni (Ettore) appare non sempre a proprio agio, Ksenia Rappoport (Lara) più isterica (come scritto) che leggera mentre Lucrezia Guidone (Emma) vuole strafare e Francesco Bracci (Giacomo) rimane a galla facendo il giusto adolescente (ma prendere il gavettone dal solito ‘bullo’ di turno è cosa ordinaria…che non fa minimamente alzare il tono al ragazzo…?!). Da ricordare la partecipazione di Milena Vukotic (Alberta) che si ritaglia il suo ruolo rubando ‘facilmente’ la scena ad ognuno.
    Si vuole anche dire che alcune sequenze sono ‘sovrappiù' e praticamente simili nell’approccio : la prova orale dell’esame una farsa con un ‘parterre’ completo neanche fosse il concorso onorario alla causa eccelsa dell’avvocutara dello Stato, il footing a mezza-via verso il Colosseo sembra quasi irridere ogni buon costume di parvenza pre-cotta, l’incontro Lara-Ettore sottocasa con il portone chiuso appare un gustoso trucco (mal riuscito) per allungare il finale e il bagno nel lago diluisce ogni aspettativa fino all’emersione di Ettore che ‘scherza’ col figlio. Tutto sorride o quasi e il bello che pensi a delle brutture e quindi ‘scialla!’ che alla fine un po’ di sereno arriva. E il tredicenne Giacomo soccorre il film (e il regista) con il suo primo incontro.
   La regia di Francesco Bruni non appare sempre convincente e appagante (sembra quasi ‘soccorrere’ i suoi personaggi con inquadrature di avvicinamento e da angolature facilitanti).
     Voto: 5.

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