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Il fiume rosso

Regia di Howard Hawks vedi scheda film

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alan smithee

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La recensione su Il fiume rosso

di alan smithee
10 stelle

Un viaggio biblico per suggellare l'affare di una vita divide, apparentemente per sempre, le strade di un padre ed un figlio adottivo, uniti per anni nella conduzione di un grande allevamento di bestiame nell'immediato post guerra civile.Uno dei più grandi e spettacolari western mai girati, un regista unico, due divi top dell'Olimpo hollywoodiano.

Uno dei più noti e riusciti western di sempre per uno dei più grandi, eclettici e geniali registi americani della prima metà del Novecento: alla fine della Guerra di Secessione, un tenace allevatore di bestiame, Thomas Dunson, sventa un attacco indiano in cui perde la vita la sua promessa sposa, decidendo poco primadi ritirarsi dalla carovana per la quale prestava servizio, e proseguire, con un anziano fido collaboratore, alla ricerca di nuovi spazi ove stabilirsi e tirar su un allevamento di manzi.

Raccolto per strada un ragazzo in stato di shock accompagnato dal suo vitello, unici superstiti dell'attacco dei pellerossa responsabili dell'eccidio del resto delal carovana, l'uomo in quindici lunghi anni diventa ricco e alleva il ragazzo come un figlio, mentre il suo anziano collaboratore Groot rimane tra loro, ricoprendo in qualche modo le veci del nonno. In quella famiglia sui generis e di soli uomini, l'armonia comincia a vacillare quando il capo famiglia inizia a manifestare sempre più incontrollate pretese di crescita ed arricchimento, anche inevitabilmente e slealmente a scapito dei concorrenti delle vicinanze, ai quali deliberatamente deruba i manzi che sforano nelle sue vaste proprietà terriere.

Accapparratosi la possibilità di portare 8000 capi fino alla lontana cittadina sperduta di Abilene per darli in vendita, l'uomo sottopone il suo gruppo di uomini assoldati per l'occasione, a fatiche senza precedenti, mostrando sempre più un lato oscuro e controverso di se stesso, un tempo inimmaginabile nell'uomo, ed alterando per sempre i rapporti col figlio adottivo Matt, che finirà per divenire, a furor di popolo in una spontanea elezione sul campo, il nuovo capo spedizione, con la responsabilità di portare a termine un'impresa sempre più ardita, ostacolata dalla incombente sangunosa minaccia indiana sempre in agguato, e con alle calcagna un Dunson allontanato a forza, desideroso di vendetta e di riscatto su tutti coloro che considera dei traditori ed ammutinati. La vicenda avrà ovviamente una soluzione, che rispetta i valori istintivi della famiglia e della ragionevolezza, anticipatori probabilmente di quei valori di famiglia non tradizionale oggi tanto in voga e dibattuti o forieri di discussioni e polemiche asenza fine.

Riprese spettacolari di vallate che appaiono infinite (la ottima copia dvd-blu ray in mio possesso risulta davvero perfetta ed esalta spazi e distanze apparentemente incolmabili), due attori e star da sogno (John Wayne nel massimo della sua forma e celebrità e la new entry glamour e di lusso rappresentata da Montgomery Clift, già star valorizzata in quegli anni a teatro, di gran talento e dalla bellezza mozzafiato che lo rese star già dal primo (o secondo) film: due attori che incarnano alla perfezione un rapporto di odio-amore padre-figlio che li rende complici, poi nemici agguerriti, ma mai a tal punto da potersi fare veramente del male; e poi scene di amicizie virili e duelli giovanili tra ragazzi cowboys che, nello sfidarsi, si scambiano la pistola e restituiscono complimenti e convenevoli sulle rispettive armi e potenzialità delle stesse: una scena notissima quest'ultima, che non può non evocare sentimenti e situazioni decisamente più maliziose e "impossibili" di quello che realmente mostrano, e sulla genesi della quale sono stati scritti interi trattati e volumi.

Sia quel che sia, la vicenda è appassionante in ogni suo più singolare dettaglio: l'epopea del viaggio della speranza, ma anche l'ossessione insaziabile di colmare una sete di onnipotenza che cerca di soddisfare e allontanare la latente mancanza di una persona da amare incondizionatamente, sono raccontate qui con grande rigore e una spettacolarizzazione che rende sublimi e grandiose scene di massa con i bovini senza dubbio e a dir poco impressionanti, specie se si pensa alla mancanza quasi totale di effetti visivi e alla necessità di dover rappresentare realmente certe avvicenti scene madri di attraversamenti di fiumi ed esodi dai contorni e tonalità bibliche.

Hawks, attivo dal 1926 al 1970, ha percorso con estrema disinvoltura quasi tutti i generi cinematografici tra loro più disparati, dimostrandosi abile nella commedia (Susanna!) come il Billy Wilder più ispirato e scatenato, così come il signore del noir (Il grande sonno su tutti) come e più di Robert Aldrich, che pure e soprattutto nel western qui presente (ma non solo) alla pari del migliore John Ford.  

 

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