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Psyco

Regia di Alfred Hitchcock vedi scheda film

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La recensione su Psyco

di undying
9 stelle

Norman Bates, ovvero il prototipo di serial killer cinematografico sessualmente incerto, dall'aspetto mite e gentile ma dall'animo tormentato, contrastato, inquieto. Dal genio di Robert Bloch la personalità di Ed Gain, opportunamente falsata, passa al talento visionario di Hitchcock per poi finire imprigionata nello sguardo allucinato di Perkins.

 

Locandina

Psyco (1960): Locandina

 

Titolo emblematico ed apripista, che scruta nell'orrore interiore, insito nella personalità dissociata di taluni serial killers dall'incerta definizione gender. Hitchcock porta sullo schermo un racconto di Robert Bloch, ispirato alle gesta dell'assassino seriale Ed Gein, ma a differenza di quello che farà Hooper 14 anni dopo in Non aprite quella porta, spaventa il pubblico con artefatti atti a celare ogni esplicita rappresentazione dell'orrore. In "Psycho" la scena della doccia è parca di sangue, ma montata con stile frenetico e delirante, risultando paurosa tanto quanto lo sguardo del timido, introverso e -apparentemente- mite Norman Bates.

 

Janet Leigh

Psyco (1960): Janet Leigh

 

Alla fonte dell'incubo

Le origini del personaggio cinematografico noto come Norman Bates poggiano su fondamenta ancorate al piano della realtà. Pochi lo ricordano, ma la problematica personalità, interpretata (con impressionante immedesimazione) da Anthony Perkins, è derivata da un racconto di Robert Bloch ispirato alle gesta del killer seriale Ed Gein: lo stesso (tristemente famoso) assassino (macchiatosi di pochi, ma ferocissimi delitti) che è all'origine del Leatherface portato sugli schermi da Hooper 14 anni dopo (Non aprite quella porta) e più avanti da Demme ne Il silenzio degli Innocenti. Ed Gein vestiva con abiti femminili (come Norman Bates, e Buffalo Bill) ed indossava maschere di pelle facciale, scarnificata dai volti delle vittime (Leatherface).

 

articolo92

 

Edward Hopper e la casa di Norman

Un celebre dipinto di Hopper (autore poi omaggiato anche da Dario Argento in Profondo Rosso, con messa in scena di un bar pressoché uguale all'opera Nighthawks), noto come House by the railroad, fu fonte di ispirazione per Hitchcock: la casa di Norman presenta infatti una struttura pressoché identica al quadro di Hopper (cifrare la foto sopra).

 

 

Integralità di un film: parola di Hitchcock 
"Come giustifica la violenza della scena della doccia in Psyco?" - un critico chiese una volta a Sir Alfred Hitchcock. 
"E lei come giustifica la scena iniziale di Hiroshima mon amour? - si ritiene che Hitchcock abbia risposto. 
In quella scena, che fu certo scandalosa per la coscienza morale dell'America del 1959, si vedono Emmanuele Riva e Eliji Okada nudi, l'uno tra le braccia dell'altro. 
"La scena iniziale era necessaria all'integrità del film - il critico rispose. 
"Lo stesso vale per la scena della doccia in Psyco - replicò Hitchcock." (Fonte: Stephen KingDanza macabra: anatomia della paura, 1985)

 

Janet Leigh, John Gavin

Psyco (1960): Janet Leigh, John Gavin

 

Robert Bloch: una penna ispirata dietro a film famosi 
La sceneggiatura di Psycho è stata liberamente tratta da un romanzo di Robert Bloch (1917-1994), uno dei più popolari scrittori di thriller ed horror americani, specializzato in racconti brevi, spesso destinati ad una conclusione spiazzante e dai risvolti grotteschi. A detta dello scrittore, i suoi racconti sono stati spesso sviluppati partendo proprio dal finale. Una predilezione "narrativa" di Bloch è quella del serial killer, infatti due dei suoi più celebri scritti sono a monte di Yours truly Jack the Ripper (1943) e Psycho (1959). L'autore è stato molto attivo anche come sceneggiatore di pellicole ad episodi, ad esempio Il giardino delle torture (1966), La casa che grondava sangue (1970) e Asylum (1972). A lui è ispirato -solo nel nome, poiché l'aspetto è quello di Robert Morley- l'omonimo personaggio di Scotland Yard, collaboratore del celebre indagatore dell'incubo Dylan Dog.

 

Anthony Perkins

Psyco (1960): Anthony Perkins

 

La doppia identità di Norman Bates 

Nato il 4 aprile del 1932, Perkins debutta giovanissimo (21enne) in una pellicola di registro comico-drammatico, datata 1953 (L'attrice). Da quell'anno la sua carriera si va a comporre di circa 69 titoli (fonte: imdb). 
Per una lunga fase iniziale l'attore si presta a recitare in pellicole spensierate o lievemente drammatiche, sino al fatidico anno (1960) in cui Hitchcock, ispirato da un racconto di Robert Bloch, trasporta sullo schermo una storia ispirata alle (poche ma) efferate gesta dello squallidissimo Ed Gein (in nuce il personaggio partorirà anche il "faccia di pelle" di Texas chainsaw massacre): nasce così Norman Bates, alter ego -quasi- maledetto di Perkins. Maledetto perchè, cronaca favoleggia, Anthony pare avere assorbito realmente il carattere del fittizio Norman: una sorta di metamorfosi che, dallo schermo, si promulga verso la (distorta) realtà. L'attore rivestirà i panni del personaggio in varii seguiti, sino a dirigere (se stesso) nel terzo -interessante- capitolo. La dedizione al genere horror si manifesta, irreversibile, sul finire della carriera quando presta il suo volto pacato (ma turbato) in pellicole di poco conto tipo il metacinematografico e carcerario Destroyer (L'occhio della morte, 1989, Robert Kirk) nel quale riveste i panni di un regista; quella diretta dal pornografo (in via di redenzione) Gérard Kikoïne (Dr. Jekyll e Mr. Hyde: sull'orlo della follia - 1989) e alcuni blandi film TV (tra i quali anche il pessimo Psycho 4). La cronaca lo ha caratterizzato come personaggio con tendenze "omo", e non è ben chiaro se la morte, sopravvenuta il 12 settembre 1992, sia dovuta a questa inclinazione sessuale, pur essendo stata attribuita alla contrazione dell' AIDS. L'attore vinse diversi Oscar (mai di genere horror) per la rara capacità d'immedesimazione nei personaggi interpretati. Comunque, il suo volto, rimane impresso per quella commistione di tristezza e malinconia che sprigiona dallo sguardo, apparentemente mite e misterioso: uno sguardo che cela, forse, un'altra identità...

 

Anthony Perkins

Psyco (1960): Anthony Perkins

 

 

Recensione di Psyco, pubblicata anche su Il davinotti.

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