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Jesse Stone. Operazione Mosca

Regia di Dick Lowry vedi scheda film

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La recensione su Jesse Stone. Operazione Mosca

di fixer
6 stelle

L'ex-poliziotto Jesse Stone (Tom Selleck) vive un momento assai difficile. Ha perso il lavoro (è già la seconda volta. Prima era alla squadra omicidi di Los Angeles, dopo era stato commissario della locale stazioncina di polizia di una cittadina(fittizia) del Massachussetts, Paradise), è divorziato, vive solo in una casetta modesta sulla costa. La sua unica compagnia è Reggie, un golden retriever che ha preso con sè dopo che l'aveva trovato accanto al corpo del suo padrone, Un cane che non vuole più coccole. Le permetteva solo al suo padrone che ormai non c'è più. Anche Stone non ama le coccole. Sta andando a fondo. Non ha più un quattrino. Mendica l'uso della macchina a un suo amico venditore di automobili, beve whisky più di quanto dovrebbe, si accompagna a volte con qualche compagnia femminile senza implicazioni sentimentali. Galleggia a fatica. Una sua giovane amica viene trovata morta e una sua ex-collega glielo comunica. Non aveva risposto a una sua estrema richiesta di aiuto e di questo si sente colpevole. Comincia a svolgere indagini, pur senza averne diritto, tacendo la sua nuova condizione di ex-poliziotto e, quando serve, usando il distintivo che un ex-collega gli presta.
A differenza degli altri film-tv della serie di Stone tratti dai romanzi di Robert B.Parker (e diretti da Robert Harmon), questo è stato scritto da una squadra di sceneggiatori tra cui lo stesso Selleck (prima di recarsi a New York ad interpretare il ruolo del commissario Frank Reagan per la serie di telefilm Blue Bloods).
La cosa più rilevante di questo film (e, in parte, dei precedenti) è lo stile. Lontanissimo dai telefilm polizieschi che siamo abituati a vedere e altrettanto lontano da quella specie di super-tecnologiche serie come CIS New York, o Miami eccetera, ci troviamo di fronte a un mondo dove il brulichio di gente, la concitazione, lo stress da traffico sono sconosciuti. La cittadina è tranquilla come può esserla una qualsiasi cittadina di provincia. La regia segue lo stesso passo. Non c'è quasi azione in questi film. La trama si dipana lentamente, lenta come l'andatura di Stone. La sua indagine procede, intervallata da qualche escursione sentimentale, da qualche timido approccio, da illuminanti scene di solitudine, in compagnia di Reggie, nella poltrona di casa o nelle passeggiate lungo la costa. Non gli importa più niente di se stesso, ma vorrebbe riscattare quella che ritiene una colpa e cioè non aver badato con la dovuta attenzione ad una persona amica in difficoltà. Nonostante tutto, in effetti, Selleck ha un codice morale e per questo motivo trova ancora solidarietà tra i suoi ex-colleghi, amici e perfino persone non molto raccomandabili. A suggerircelo è una scena famosa tratta da MISTER SMITH VA A WASHINGTON di Frank Capra, che sta guardando alla tv di casa sua, quando Jimmy Stewart ricorda che i valori sono i pilastri su cui si regge il sistema americano. Selleck, malgrado la sua vita sia ormai ridotta a una solitudine bagnata dall'alcol, crede ancora nei valori e questo è l'unico motivo per cui egli non si lascia andare fino in fondo. Annaspa, galleggia a fatica, ma non va a fondo.
E' una figura non così frequente nel cinema poliziesco americano. Un pò ricorda Frank Sinatra di INCHIESTA PERICOLOSA (e un pò Toni Servillo di LA RAGAZZA DEL LAGO).
I difetti risiedono soprattutto in una sceneggiatura abbastanza scontata e in una regia forse un pò sciatta. Il ritmo è quello che è ed è sconsigliabile a chi ama il poliziesco alla Miami Vice o Starsky e Hutch. Consigliabile non bere camomilla. Tutto sommato, vale la pena vederlo per le atmosfere insolite e per il cameo di William Devane.

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