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The King Maker

Regia di Lek Kitaparaporn vedi scheda film

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Maciknight

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La recensione su The King Maker

di Maciknight
3 stelle

Visionare questo film riporta alla mente Sandokan e le grandi fiction d’avventura della Rai anni 70, solo che a quei tempi, pur con i limiti tecnologici, culturali, storico scientifici, ecc., dell’epoca, si sforzavano di essere seri e coerenti, mentre in questo film tailandese la coerenza è un optional e tutto scorre a livelli di puerilità spaventosa, come fosse destinato ad un pubblico prepuberale, mentre probabilmente è quello che richiede abitualmente o di cui si accontenta la popolazione dell’area. Sono altre culture, altre esigenze, occorre proprio imporsi di vederli questi film, perché non hanno alcuna professionalità e credibilità, che si cerca (non sempre si ottiene) di applicare nei film occidentali (ma anche di HK e Corea del Sud ed altri paesi asiatici). Si vede che la Tailandia si distingue dagli altri e dispone di canoni di riferimento decisamente inferiori, tutto sembrerebbe appena abbozzato, accennato, riduttivo, semplicistico, ma per loro andrà bene così. L’unico motivo che potrebbe giustificarne la visione sono i contenuti scenografici, simili a quelli cinesi, ricchi di colori e sfarzo nei costumi, ma anche con parecchie esagerazioni (in alcune battaglie nello schieramento del reame protagonista della storia si noteranno una ventina di uniformi diverse, comprese quelle di parecchi paesi stranieri e molti reparti ne sono del tutto privi) senza alcun criterio e giustificazione, almeno nella trama, un coacervo di guerrieri di varia provenienza con il solo scopo dell’effetto scenico. Nessuna parvenza di coordinamento tattico in battaglia, si fa solo massa scenica. Non parliamo poi di strategia, l’unica pianificazione di riferimento è puntare sul nemico e scontrarsi. Inoltre fin dall’inizio del film si nota subito che tra le numerose incongruenze c’è il numero delle comparse, che vengono mandate allo sbaraglio secondo tempi tecnici scenici e non certo in base a criteri di realismo e coerenza o della dinamica (verosimile) delle azioni (tutti criteri inesistenti in quest’opera tailandese). Il protagonista più ne abbatte di nemici (comparse)e più se ne trova a doverne abbattere, come se spuntassero da terra o avessero aperto le gabbie dietro l’angolo, e così avanti per tutto il film, con le comparse, che siano nemici o guardie del re, che spuntano fuori all’improvviso per far numero ed effetto scenico, oppure scompaiono dove dovrebbero esserci.

La stessa trama è abbozzata, di una semplicità da risultare fin troppo semplicistica, come fosse un elemento minore, ciò che conta è mettere insieme qualche scena da telenovelas (soprattutto i due attori protagonisti sembrano fatti apposta per le soap opera brasiliane, Gary Stretch deve essere della scuola di recitazione di Chuck Norris, con il carisma di un armadio in svendita, lei poi -Cindy Burbridge­- recita in una maniera penosa, con due sole posture in viso, sorriso ebete da autocompiacimento e smorfia da contrattura per sofferenza amorosa). A parte la super dotazione di comparse, le scene belliche sono poco curate ed alcune scene d’azione avvengono con improvvise deroghe alle leggi di gravità e della fisica generale, per cui le tartarughe minchia (anche queste leggermente fuori contesto geografico) svolazzano in aria, roteando oppure seguono traiettorie il linea retta come se la propulsione provenisse da silenziose e potenti flatulenze … Il problema è che, se è vero che nei film cinesi queste scene avvengono, c’è però della poetica, estro, arte, ecc., c’è un senso, un filo conduttore narrativo che te le fa accettare, in questo filmetto no, c’è solo un abbozzo della settima arte, un pastrocchio. I dialoghi sono ridotti al lumicino e non lasciano alcuna traccia, nessuna idea o ironia, humour o invenzione, nulla, il vuoto, come se l’intelligenza fosse solo sfiorata. La stessa storia interna alla famiglia reale, il tradimento ordito dalla regina per prendere lei il potere elevando al rango di re il suo ridicolo amante, non ha alcuna credibilità nel modo in cui è concepito e realizzato, a meno di dover accettare che tutta la corte ed il suo entourage sia composta da dementi neurovegetativi sotto ipnosi. Diciamo che ad essere generosi gli si può attribuire come voto un 3,5

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