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L'Avocat

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La recensione su L'Avocat

di hupp2000
8 stelle

Valido esempio di quello che considero il “nuovo polar”, il film di Cédric Anger, già sceneggiatore dello splendido “Le petit lieutenant”, scorre senza tempi morti in un crescendo di suspense e azione di ottima fattura. Benoît Magimel incarna ancora una volta in modo magistrale un personaggio certamente non ingenuo, ma che va a cacciarsi nel classico vespaio. Il suo antagonista, Gilbert Melki, è altrettanto convincente nell’interpretare la parte di Paul Vanoni, imprenditore e criminale senza scrupoli, fascinoso nei modi ed efferato nelle sue decisioni. Poco conosciuto in Italia (qualcuno lo ricorderà nella trilogia di Lucas Belvaux, in « Confidenze troppo intime » di Patrice Leconte e « I tempi che cambiano » di André Téchiné) , Gilbert Melki è attore da tenere sott’occhio. Non bello, occhio spento e statura piuttosto ordinaria, possiede nondimeno un’incredibile capacità di « bucare lo schermo », come si usa dire. Sa essere ambiguo, scostante, inquietante senza alzare mai la voce. « L’avocat » gioca molto sulla contrapposizione dei due personaggi ed è una scelta vincente. La prima parte del film funziona bene nel genere dramma giudiziario, dalla gavetta di Léo nello studio legale ai suoi primi successi in aula. Dopo di che, si passa al registro del « polar » e l’intera vicenda assume toni ancor più appassionanti.

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