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Il metodo

Regia di Marcelo Piñeyro vedi scheda film

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La recensione su Il metodo

di OGM
8 stelle

Marcelo Piñeyro investiga le dinamiche comportamentali nel sistema capitalistico per mezzo di un tipo immaginario di test attitudinale: è l’inesistente metodo Grönholm, protagonista di un dramma teatrale di Jordi Galceran, che  viene utilizzato per l’assunzione di un nuovo dirigente presso una multinazionale spagnola. Nella trasposizione cinematografica, il numero dei personaggi sale da quattro a sette, e l’accento si sposta dal piano morale a quello sociologico: il bersaglio della polemica non è più l’egoismo di un particolare soggetto, bensì il modo in cui lo spirito della competizione si manifesta nel cosiddetto mondo libero. Le regole del gioco, suddiviso in successive fasi eliminatorie,  prevedono che siano gli stessi candidati a stabilire, al termine di ogni manche, chi  escludere dalla selezione. Un esempio di applicazione del principio del tutti contro uno che, con folgorante crudeltà, mette a nudo il risvolto pusillanime della democrazia: quel perverso meccanismo che fa scaturire, dall’esercizio partecipato ed egalitario della politica, una vera e propria dittatura della maggioranza; e che inoltre, mediante la decisione collettiva, sostituisce, alla responsabilità individuale, una responsabilità universalmente condivisa, dietro cui ognuno può comodamente trincerarsi. La dimensione etica della scelta viene sostituita dalla brutale forza dei numeri, che, portata alle estreme conseguenze, diventa l’unico criterio di distinzione qualitativa.   Nella prova in questione, la salvezza del singolo passa attraverso la costruzione del massimo consenso possibile, che trascini gli altri dalla propria parte, isolando chi esibisce argomenti meno convincenti (non perché sostanzialmente meno validi, ma perché presentati in maniera non sufficientemente incisiva, o, semplicemente, perché non abbastanza popolari). Determinare preliminarmente – sulla base di spunti più o meno casuali -  la vittima designata è un modo per rendere la strategia più efficace, focalizzando i propri sforzi sulla demolizione dell’immagine di quella specifica persona. È così che, nella situazione simulata di un rifugio antiatomico con pochi posti,  la donna giovane ed avvenente, che chiede di essere ammessa in forza della sua disponibilità sessuale, vince sulla sobria quarantenne che, più, ragionevolmente, si offre come cuoca. La dialettica moderna e colta, che parla le lingue straniere e padroneggia il gergo giuridico ed economico, sottende un conflitto che si espleta essenzialmente sul piano degli impulsi primordiali, in cui il confronto civile ed i traguardi di progresso seguono le scie di rivalità ed appetiti di natura alquanto primitiva. L’impiego di raffinati mezzi tecnologici e di un registro linguistico elevato non esclude la miseria del sotterfugio, del tradimento, del tiro mancino, che, alla prima occasione, riescono a farsi strada nelle retrovie del discorso professionale (in questo caso, negli spazi in cui si svolge la pausa pranzo). L’ambientazione asettica di una sala riunioni, in cui la comunicazione con l’esterno è affidata ad un serie di monitor a cristalli liquidi, ospita, in realtà, debolezze e imperfezioni in carne ed ossa; l’apparente obiettività dei documenti, dei dati statistici, dei grafici non può mascherare la vera natura di un cimento degradante, in cui farsi belli e mostrarsi forti è di gran lunga, per tutti, lo scopo più importante.

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