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American Pie: Ancora insieme

Regia di Jon Hurwitz, Hayden Schlossberg vedi scheda film

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La recensione su American Pie: Ancora insieme

di LorCio
5 stelle

Raramente (forse soltanto due volte in vita mia) mi è capitato di vedere tanta gente applaudire al cinema. Si potrebbe discutere per ore su che tipo di gente ci fosse al cinema (età media: ventuno anni), sul senso dell’applauso (roba molto da stadio, con schiamazzi e commenti) e sul contesto generale. La verità è che, per l’ennesima volta, la mia generazione sciocca ed ingenua ha consumato un altro rito collettivo, ha celebrato la sua adolescenza orgogliosamente infinita con un film che ha più di un’implicazione imprevedibile. Fermo restando che di fronte a certi film bisogna dimenticarsi dei massimi sistemi, American Pie è comunque un simbolo della mia generazione, perché grazie a questa saga volgare e spudorata la maggior parte di noi altri ha scoperto un mondo, un universo in cui comanda il sesso (in tutte le sue forme).

 

Ad ogni stagione il suo frutto, certo, e non so fino a che punto sia un vanto dire che la nostra educazione sentimentale è stata American Pie. Che poi, tra l’altro, è una saga complessa, perché, compreso quest’ultimo, ci sono quattro capitoli ufficiali ed altrettanti apocrifi che riprendono temi e situazioni (nonché qualche personaggio) del marchio originale. AP è diventato un brand che ha dato vita ad una miriade di filmacci e filettini (in prevalenza direttamente per l’home video) che hanno alimentato pomeriggi e serate adolescenziali d’inizio millennio. È inevitabile che il grande ritorno della compagnia originaria sia salutato con gioia, specialmente perché molti dei fans della serie non hanno mai visto al cinema un AP (l’ultimo risale al 2003, quando il suo pubblico di riferimento era alle medie). Intendiamoci, il film è sempre quello, non è granché: sperma come acqua, peni all’aria, gags scatologiche, feste selvagge, alcool a fiumi, doppi sensi a iosa e così via. Sono elementi immancabili che rispondono alle legittime attese di un pubblico più desideroso di conferme che esigente.

 

Però c’è qualcosa di nuovo (i nove anni che lo separano dal capitolo precedente e i tredici che lo distaccano dal primo si sentono), una specie di inattesa e, penso, involontaria malinconia di fondo derivata soprattutto da un fatto tanto evidente quanto imprevedibile: i ragazzi sono cresciuti, qualcuno ha messo su famiglia (Jim-Jason Biggs, imbolsitissimo, e Kevin-Thomas Ian Nichols, barbuto), qualcun altro ha avuto successo (il telegiornalista e stella dei reality Oz-Chris Klein), qualcun altro ancora gira il mondo (Finch-Eddie Kaye Thomas). L’unico che è rimasto uguale è Stifler (Seann William Scott, anche produttore con Biggs), di gran lunga il personaggio più memorabile, bloccato in un perenne stato di infantile bisogno di cazzeggio. La rimpatriata è malinconica proprio per questo: tutto ciò che negli altri film pareva ovvio nella sua assurda trivialità qui diventa più gravoso se non tosto.

 

Più che gli ultimi fuochi dell’adolescenza, in American Pie – Ancora insieme c’è quasi la maturità messa alla prova di fronte ai giochi d’infanzia. Improvvisamente diventa un rito catartico generazionale in cui le risate sguaiate (tante, almeno nella mia sala) si trasformano in nostalgiche ilarità: sotto lo spasso si nasconde la consapevolezza, per quanto in pochi se ne rendano conto (la lunga durata – specie per essere una commediaccia per un pubblico senza pazienza e senza decenza – non è casuale: impone sottilmente un’attenzione non richiesta precedentemente ed allo stesso tempo mitizza definitivamente una saga che più terrena non si può).

 

Sfilano tutti i personaggi già comparsi negli altri episodi, come ad un anniversario a cui non si può mancare (un nome per tutti: Sherminator), e il film ha, a suo modo, una compattezza ed una linearità abbastanza coerenti, qualche ideuzzola simpatica, una colonna sonora alla moda e soprattutto un fantastico duetto tra Eugene Levy (il mitico padre di Jim, vedovo inconsolabile) e Jennifer Coolidge (l’archetipo della M.I.L.F, discendente bastarda di Mrs. Robinson, ossia la leggendaria mamma di Stifler). Cammei di Neil Patrick Harris e Rebecca De Mornay (sorpresona).

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