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L'ultimo terrestre

Regia di Gianni Pacinotti (Gipi) vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su L'ultimo terrestre

di laulilla
6 stelle

Il film è l’opera prima di Gianni Pacinotti, ottimo creatore di validi fumetti che ha voluto cimentarsi col cinema, ispirandosi – molto liberamente – a un romanzo a fumetti di Giacomo Monti.

 

Si tratta di un lavoro ambizioso e girato con cura, che racconta l’umanità solitaria delle nostre città, di uomini e donne che credono al miglioramento futuro della propria condizione grazie al prossimo annunciato sbarco di alieni, in una località italiana: ciascuno immagina, sogna o teme l’evento, che sorprendentemente si rivelerà decisivo nel risolvere molti dei loro problemi.

 

Il protagonista è Luca (Gabriele Spinelli), uomo solo e complessato, che ha ridotto al minimo i rapporti sociali e che, pur essendo innamorato di una giovane che abita vicino a lui, si accontenta di rapporti mercenari e squallidi con l’altro sesso, perché la sua timidezza lo induce a un comportamento remissivo e rinunciatario in amore, nel lavoro e nella vita.

Gli alieni – sarebbe meglio dire le aliene – faranno capolino nella sua vita, cominciando a ingentilire l’esistenza di suo padre (Roberto Herlitzka) vedovo e un po’ orso, che abita in una malandata casa di campagna e che ogni tanto ama alzare il gomito con gli amici al bar.
Successivamente, le strane creature porteranno un po’ di giustizia e di ordine fra i suoi amici violenti e volgari, incapaci di comprensione e di vera amicizia.

Alcuni furbacchioni – non mancano mai – cercheranno di irretire le persone più ingenue e credulone, fingendo di possedere poteri astrali, per carpire loro sesso e denaro, ma le graziose aliene indicheranno a tutti la vera via della luce, fatta di sincerità, di amore e di solidarietà.

 

Strano film - favoletta allegorica che rappresenta la nostra realtà e indica nella semplicità e nell’autenticità della vita il modo per uscire dalle nostre contraddizioni e dalle nostre angosce - che, purtroppo, lascia l’impressione di un’opera intellettualistica e fredda.

Ci si chiede se ci fosse bisogno dell’allegoria, per dire che viviamo in una solitudine profonda e che non sappiamo riconoscere i valori veri che ci dovrebbero legare solidalmente al nostro prossimo; ci si chiede anche se siano le donne gli alieni temuti di cui i maschi non sanno riconoscere l’umanità profonda, ciò che spiegherebbe la generale e diffusa infelicità.


Mi sembra che il regista abbia introdotto molti temi lasciando infine l’impressione di un'opera non compiutamente risolta, nella quale i personaggi hanno rigidi e ripetitivi comportamenti, spesso prevedibili.

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