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Diaz

Regia di Daniele Vicari vedi scheda film

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La recensione su Diaz

di SatanettoReDelCinema
2 stelle

Film basato sui fatti del 21luglio 2001. Non basta essere un film doveroso dal punto di vista umano, il film si perde sia sul piano cinematografico sia sullo stesso piano morale, con ricostruzioni faziose e didascaliche.

Genova, 21 luglio 2001. Tra le 22 e la mezzanotte avviene un assalto nella scuola Diaz, dove vi erano 93 persone di nazionalità differenti, tra i quali manifestanti contro il G8, ma per lo più gente innocente finita lì quasi per caso. Questo evento ai suoi tempi ebbe una risonanza mica da ridere, ma con il tempo il tutto si è sempre di più avvicinato nel baratro del dimenticatoio. O almeno fino a quando lo sconosciuto regista in erba Daniele Vicari non ci ha realizzato un film sopra. E visto che oggi, 21 luglio del 2016, ricorre il quindicesimo anniversario di quei fattacci ho pensato di recensirlo per l’occasione.

Ma non sarà una recensione entusiastica, assolutamente no. Con questo non voglio offendere nessuno, ne mancare di rispetto alle vittime di quello spaventoso blitz. Voglio solo constatare come il film si sia rovinato con le sue stesse mani.

L’intento di Vicari era di tutto rispetto e ne sarebbe potuto uscire un prodotto ancor più di tutto rispetto, se l’insieme non fosse scaduto nella faziosità.

Premettendo che è di per se’ un mediocre prodotto cinematografico (ma sull’aspetto puramente tecnico tornerò dopo), il film manca invece dal punto di vista umano di una cosa che si chiama “contestualizzazione”.

Cosa voglio dire? Beh, i fatti della Diaz, per quanto punto focale del film, sono una parte di ciò che avvenne in quei giorni. Genova era praticamente stata messa in ginocchio dalle continue manifestazioni, che poi puntualmente sfociavano in guerriglie con le forze dell’ordine. Inoltre nella “vita reale” vi era anche un contorno politico, quale la concessione da parte di Scajola di far usare alla pula le armi da fuoco anche all’infuori della legittima difesa. Fattore non da sottovalutare, dato che inciderà pesantemente negli scontri successivi, ma bellamente ignorato dal film, come vari altri contorni politici. Nella Genova del film la situazione sembra di calma piatta, come se non fosse accaduto niente nei giorni precedenti, quando basta vedere i servizi televisivi dell’epoca per capire che si respirava un clima pesante. Per non parlare poii della totale parzialità del regista. Ok, i poliziotti saranno stati delle bestie, ma non è che i manifestanti fossero dei santoni “oppressi dal sistema”. Erano pur sempre dei violenti che incendiavano le auto e lanciavano sassi e molotov come se piovessero. Niente, qui passano per delle povere pecorelle in perenne balia del famelico lupo che è la politica con ideologia di destra (e ve lo dice uno che è risaputamente di sinistra….oddio, non della nuova sinistra, ma sempre di sinistra).

E meno male che questo film è fatto “per non dimenticare” quando sembra sia il regista stesso a dimenticarsi meccanismi fondamentali, allo scopo di supportare una precisa ideologia dinnanzi ad un pubblico di caproni come quello medio italiano.

Mentre per quanto riguarda l’aspetto tecnico posso dire che il film ha dei grossi limiti nella narrazione, poco lineare e a tratti confusionaria nello sviluppo, a causa delle troppe voci in capitolo. Voci in capitolo inoltre pressoché inesistenti dal punto di vista della caratterizzazione. I personaggi infatti, per quanto recitati in maniera più che decente, sono il nulla. Per non parlare poi della figura di Michelangelo Fournier, tratteggiato come il “poliziotto buono” con dubbi amletici.

La regia è approssimativa: quando non inquadra le forze dell’ordine che rifilano manganellate a destra e manca sembra di vedere una fiction di Canale 5.

Montaggio abbastanza frettoloso (ma d’altronde con una sceneggiatura così parabolica è difficile rattoppare bene le sequenze).

E la parte finale è parecchio soporifera.

Non tutto è malfatto, le scene di violenza hanno il loro impatto, il comparto sonoro le accompagna degnamente e la colonna sonora è ok.

Non basta tuttavia un paio di pregi a salvare un film sbagliato sia tecnicamente che moralmente.

Ma forse il suo vero problema è, come già detto, la faziosità di fondo.

Vicari è uno astuto, e ha ben pensato di abbindolarsi il pubblico di oggi con un film pesantemente didascalico e che non spiega in maniera completa il contorno della vicenda, limitandosi ad essere una macchina di sangue che può impressionare e fare senso a chi non sa l’andamento vero del tutto, o anche a chi non se lo ricorda.

Chiaro che se questo film lo mostri nei cineforum scolastici a ragazzi classe ‘97-’98-’99, essendo loro stati troppo piccoli ai tempi per ricordare il vero flusso dei fatti, lo troveranno un film notevole, shockante e, veritiero. Ma quelli come me, che avevo 13 anni durante i fattacci e che quindi avevo visto con un occhio meno infantile e più oggettivo i reportage delle vicende, possono affermare benissimo il contrario. Peccato che di oggettivi come me siamo rimasti in pochi…

 

Voto: 2/10.

 

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