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Hors Satan

Regia di Bruno Dumont vedi scheda film

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La recensione su Hors Satan

di bradipo68
10 stelle

In Hadewijch la protagonista all'inizio veniva scacciata dal convento per eccesso di fede e il suo percorso terminava con un abbraccio liberatorio dopo il suo salvataggio dalle acque, una sorta di rinascita.
Hors Satan si inserisce nel solco scavato dall'ultima parte del film precedente trovando il trait d'union anche nello stesso attore David Dewaele , deus ex machina nella pellicola del 2009 e vero artefice di tutto in questo nuovo percorso emozionale targato Dumont.
Pur mancandomi un paio di tasselli della carriera artistica del grande regista francese, il Bresson degli anni Duemila , intravedo un percorso frastagliato di ricerca spirituale e cinematografica che sorprende ad ogni nuovo film.
Hors Satan è il rifiuto della rozza bidimensionalità spirituale che prevede il Cristo e l'Anticristo, il Bene e il Male, Dio e Satana.
E'criptico a partire dal titolo che può essere suscettibile di varie interpretazioni.
Si pone addirittura oltre Satana con questo personaggio enigmatico(Le Gars) che si erge ad angelo sterminatore per far toccare finalmente un pezzetto di felicità alla ragazza (Elle) che con abnegazione lo segue e lo nutre. Un rapporto simbiotico il loro che diventa ancora più stretto quando lui fa fuori il patrigno di lei con un colpo di fucile.
Immersi in un paesaggio che sembra svuotato dalle residue tracce di civiltà con dune sabbiose che si alternano ad acquitrini paludosi e a boschi lussureggianti, i due camminano quasi senza dirsi nulla, come risucchiati nel silenzio di ciò che li circonda.
Le Gars è entità inafferrabile (la polizia lo interroga e lo rilascia e misteriosamente non lo collega all'omicidio del padre di Elle, pur girando spesso con lei) , trascendente e immanente allo stesso tempo: Elle vuole fare l'amore con lui ma viene respinta con gentilezza ma anche con fermezza, ma  lui non esita ad accoppiarsi con una donna conosciuta per strada che non ha meglio da fare che vomitare schiuma mentre fanno sesso.
Una sequenza ad alto tasso di brutalità.
Le Gars è un angelo che esorcizza il Maligno da una ragazzina ( e per come è studiata la scena presumo che faccia lo stesso con la donna conosciuta per strada) ma allo stesso tempo uccide il patrigno di Elle e punisce il guardiano che le fa una corte spietata.
Continuamente in bilico tra Bene e Male. Oltre. Al di fuori.
E' il magnete dal quale vengono attratte le persone più deboli che ha il potere di liberare da Satana e anche di riportare alla vita.
Curioso che durante tutto il film l'unico che abbia un nome sia Hugo, il pastore belga malinois che vedremo assieme a Le Gars ma questo forse rientra nella volontà di Dumont di spersonalizzare la storia che sta narrando, cercando di fatto di renderla universale.
Hors Satan se possibile è ancora più rarefatto dei suoi predecessori, è un film che non ti abbandona dopo la fine dei titoli di coda ma continua ad aleggiare nel pensiero spingendo alla ricerca costante( e frustrante) di una chiave interpretativa convincente di tutto quello che abbiamo appena visto davanti ai nostri occhi.
Il cinema di Dumont è antimaterico, intransigente, cerca la perfezione e la pregnanza dell'immagine sacrificando ove possibile anche l'utilizzo della parola che si rivela strumento inadeguato per descrivere quello che (non) sta accadendo. .
Così come sembrano inadeguati gli occhi come strumenti di semplice visione perchè incapaci di conservare il chiarore trascendente che emana l'inquadratura.
Hors Satan è un ulteriore tappa del percorso artistico di uno dei cineasti più stimolanti di questi ultimi anni. Dumont è alla ricerca di un cinema che prescinda dalla linearità narrativa in favore delle interpretazioni personali di ognuno, filtrate attraverso la propria sensibilità e il proprio background spirituale cinematografico e culturale in genere.
Chi è Le Gars? perchè si inginocchia di fronte al sole ogni mattina come a perpetuare un rituale pagano? che poteri ha? l'incendio che la falsa camminata sulle acque di Elle fa magicamente sparire è vero o è una fantasia suggestionata da lui?
Il linguaggio di Dumont è criptico, le domande restano dubbi irrisolti, l'elemento naturale catturato magnificamente col suono in presa diretta diventa la colonna sonora su cui adagiare l' assoluta mancanza di significato dell'Uno di fronte al Tutto.
L'alternanza dei campi lunghissimi ai primi piani e l'uso più limitato del pianosequenza danno l'esatta proporzione sia del cambiamento che sta avvenendo nel cinema di Dumont, sia di come consideri poco importante quel granello di sabbia nel deserto che è l'uomo.
E' molto più importate ciò che lo circonda e che lo sovrasta.
La multidimensionalità dello sguardo.
(bradipofilms.blogspot.com)

Su Bruno Dumont

la sua regia è oltre

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